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FOTO DI REPERTORIO

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Quattro pazienti in Rianimazione riprendono a respirare da soli: per loro si intravede la luce in fondo al tunnel

Tra i soggetti affetti da Covid 19 ricoverati in Rianimazione presso l’ospedale “Infermi” di Rimini (ad oggi 35 in tutto) si registrano i primi quattro casi di pazienti “estubati”

Tra i soggetti affetti da Covid 19 ricoverati in Rianimazione presso l’ospedale “Infermi” di Rimini (ad oggi 35 in tutto) si registrano i primi quattro casi di pazienti “estubati”, pazienti cioè che erano in ventilazione meccanica e che hanno ripreso a respirare senza l’ausilio della macchina. Per loro si sta valutando il trasferimento in reparto al di fuori della Terapia intensiva, ovviamente sempre in area isolata. I pazienti affetti da coronavirus le cui condizioni si aggravano in maniera importante e che richiedono di essere collocati in ventilazione meccanica, solitamente restano in tale condizioni per periodi prolungati; i quattro pazienti dell’”Infermi” sono rimasti in respirazione assistita per un periodo compreso tra i 12 e i 15 giorni, dunque relativamente breve, in virtù anche della loro età non particolarmente avanzata. Si tratta di tre pazienti di sesso maschile e di una donna, tutti di età compresa tra i 60 e i 70 anni.

“Il miglioramento clinico di questi quattro pazienti rappresenta per noi un elemento molto importante, sia dal punto di vista clinico sia dal punto di vista psicologico – racconta il dottor Giuseppe Nardi, direttore della Anestesia Rianimazione riminese -. E’ intanto un elemento importante sul fronte scientifico, e ci dice che vi sono possibilità di ripresa anche nei casi più gravi, in questa malattia ancora assai poco conosciuta. E poi è servito a darci coraggio. La nostra equipe lavora con grande entusiasmo ed abnegazione, nonostante la fatica di questi giorni, e ora lavorerà anche con più gioia. Questi quattro casi rappresentano una speranza importante anche per gli altri pazienti e soprattutto per i loro famigliari che finalmente hanno una notizia positiva dopo giorni di buio in cui non hanno potuto vedere i loro cari, e che finalmente hanno una notizia positiva”.

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