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Rapina stile 'Arancia meccanica', inchiodati dalle impronte

Assicurati alla giustizia i responsabili della violenta rapina commessa la mattina del 5 novembre scorso nell’abitazione di una signora di 72 anni

Assicurati alla giustizia i responsabili della violenta rapina commessa la mattina del 5 novembre scorso  nell’abitazione di una signora di 72 anni alla quale rubarono preziosi in oro per un valore di 18mila euro, 1880 euro in contanti nonché un revolver “Smith & Wesson calibro 38 ed una pistola semiautomatica Galesi cal. 6,35, legittimamente in possesso del figlio della donna. Si tratta di due ventenni, entrambi già noti alle forze dell'ordine per precedenti specifici.

I DUE ARRESTATI - Le manette sono scattate per Giuseppe Donnarumma, di Castellammare di Stabia, con vicende penali a carico per uso di atto falso, porto abusivo di arma clandestina e tentata rapina aggravata, già sottoposto al regime degli arresti domiciliari , e Domenico Schettino, di Vico Equense, residente a Castellammare di Stabia, ma domiciliato a Ancona, con vicende penali a carico per furto aggravato e tentata rapina aggravata, già sottoposto al regime degli arresti domiciliari.

LE ACCUSE - I due sono stati arrestati mercoledì mattina dai Carabinieri del Nucleo Investigativo del Reparto Operativo di Rimini, coadiuvati dai colleghi di Ancona e Castellamnare di Stabia, in ottemperanza ad un’ordinanza di custodia cautelare firmata lunedì dal giudice per le indagini preliminari Sonia Pasini, su richiesta del pm Gemma Gualdi. Le accuse sono di rapina aggravata, lesioni personali gravi, sequestro di persona e porto ingiustificato di armi.

LA RAPINA - I malviventi entrarono in azione non appena il marito della vittima uscì di casa. La signora aveva aperto la porta della tavernetta per andare nel giardinetto di casa per stendere al sole alcuni vestiti. Tuttavia avendone dimenticato alcuni, era risalita al primo piano della sua villetta. Entrata in bagno venne improvvisamente aggredita da dietro da tre giovani. Dopo averla afferrata per un braccio, le avevano impedito di gridare premendole con violenza l’altra mano sulla bocca.

NASTRO ADESIVO - L'individuo, unico ad agire senza guanti, l'aveva imbavagliata con del nastro adesivo, avvolgendolo più volte intorno al capo e alla bocca. Poi, dopo averle portato con forza le braccia sulla schiena, le aveva legato mani e piedi sempre con lo stesso nastro. Mentre il bandito la minacciava puntandole un grosso coltello alla gola, i due complici, di cui uno armato di pistola e sicuramente con le mani protette da guanti in lattice, le avevano intimato con fare minaccioso dove fosse posizionata la cassaforte.

LA TAVERNETTA - Quando ebbero l'informazione, si sono spostati nella tavernetta. La donna venne quindi afferrata e malamente trascinata lungo la tromba delle scale interne sino alla tavernetta dal malvivente che la tratteneva con forza. I malviventi hanno poi provveduto all’apertura della cassaforte, trovando denaro, gioielli e due pistole. Prima di dileguarsi aveva infierito sulla 72enne con pesanti minacce, avvertendola che se fosse rientrato in casa anche il marito avrebbero potuto ammazzare anche lui. L'incubo è durato una quarantina di minuti. A dare l'allarme è stato il marito.

MALORE - L'uomo aveva trovato la coniuge distesa sul pavimento. Immediatamente l'ha liberata dai legacci. Sul posto era poi intervenuto personale sanitario del “118” che aveva provveduto alle prime cure del caso. La donna, che aveva riportato contusioni ed escoriazioni in viarie parti del corpo, a causa del forte stress emotivo subito, è stata ricoverata all’ospedale di Rimini per l’aggravarsi delle sue condizioni fisiche. Dopo alcuni giorni di ricovero è stata dimessa.

LE INDAGINI - I Carabinieri del Nucleo Investigativo di questo Comando Provinciale, coadiuvati dai colleghi della stazione di Viserba, hanno avviato una complessa attività d'indagine con servizi di pedinamento ed osservazione ed attivava anche diverse intercettazioni. L'attività ha avuto il culmine il 21 novembre scorso, con il fermo di Michele Martone, Donarumma e Schettino per la rapina alla Gioielleria “Linea Oro” di Rimini.

IMPRONTE - Il lavoro degli inquirenti hanno permesso di appurare che Donnarumma era il capobanda. Ad immobilizzare ed imbavagliare la donna era stato invece B.S., 28enne di Castellamare di Stabia, denunciato in stato di libertà con le stesse accuse contestate agli due banditi. Sul suo conto sono in corso ulteriori accertamenti. Le impronte trovate su uno spezzone di nastro adesivo era invece di Schettino. Le successive perquisizioni domiciliari hanno consentito di trovare e sequestrare due pistole giocattolo. I due arrestati si trovano in carcere ad Ancona e Napoli-Poggioreale a disposizione della magistratura

"SOGGETTI PERICOLOSI" - Gli arrestati, spiegano i Carabinieri, “sono soggetti di allarmante e specifica pericolosità sociale specializzati professionalmente ad azioni predatorie organizzate e particolarmente efferate commesse agendo come pendolari del crimine”. L'Arma “approfondirà a livello nazionale ulteriori verifiche non escludendo che la banda possa aver agito in altre località”.

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