Riccione, una barriera in pilastri di cemento per proteggere l'ambiente marino

L'area di posa al largo di Riccione ha una superficie complessiva di 80.000 metri quadrati ed è localizzata in prossimità di allevamenti di mitili del tipo long-line

Procedono senza intoppi le attività di posa dei manufatti previsti nell’ambito del progetto di valorizzazione del sistema di barriere sommerse presente nello specchio di mare antistante il comune di Riccione, a circa 4,5 km al largo della costa. L’intervento, del costo complessivo di 302.500 euro, è promosso dalla Regione Emilia Romagna con risorse del  Fondo Europeo per la Pesca (FEP) – Misure intese a preservare e sviluppare la fauna e la flora acquatiche ed è coordinato dal Servizio Sviluppo dell’Economia Ittica e delle Produzioni Animali della Regione.

Nei giorni scorsi sono già stati posati 7 elementi del tipo a telaio, 2 elementi del tipo pozzettone e 14 elementi del tipo pilastro. Questi elementi artificiali assumono un forte effetto di richiamo per le specie ittiche (triglie, sogliole, mormore, ma anche, palamiti, saraghi, orate, ombrine, corvine) che qui trovano condizioni ottimali per l’alimentazione e, talvolta, per la riproduzione, favorendo un’azione di naturale ripopolamento del mare. Negli anni la presenza delle strutture esistenti ha costituito un notevole ostacolo nei confronti della pesca a strascico illegale all’interno delle tre miglia e, conseguentemente, la protezione delle risorse alieutiche.

Il connubio tra le strutture flottanti, rappresentate dai filari di mitili, e dalle barriere artificiali, localizzate invece sul fondo, ha determinato nel tempo ambienti idonei ad accogliere popolazioni ittiche caratteristiche sia di ambiente pelagico, sia necto-bentonico, e favorito l’instaurarsi di importanti relazioni trofiche tra le varie componenti. Dopo la pausa della settimana di Pasqua, verranno completate le operazioni con la posa di ulteriori 7 pozzettoni e dei restanti 4 telai che porteranno il sistema di barriere artificiali ad una configurazione ottimale, che per dimensione e diversità degli elementi, assumerà una notevole importanza per la conservazione delle risorse del nostro mare.

L’obiettivo dell’intervento è quello di incrementare le opportunità di riproduzione e alimentazione per le diverse specie ittiche, contribuendo, insieme alle necessarie misure gestionali, ad attenuare i problemi, sempre più gravi concernenti l’eccessivo sfruttamento delle risorse alieutiche del mare Adriatico. La posa di barriere artificiali sommerse è finalizzata a garantire la presenza di substrati solidi laddove questi sono naturalmente assenti e prevalgono i fondali sabbiosi o fangosi (è il caso del nostro mare Adriatico). In questo modo si fornisce un valido appiglio alle forme sessili dello zooplancton e del fitoplancton che rapidamente colonizzano i manufatti, creando una ricca quantità di biomassa, che va a formare il primo anello della catena alimentare marina.

Non appena colonizzati, questi elementi artificiali assumono un forte effetto di richiamo per le specie ittiche (triglie, sogliole, mormore, ma anche, palamiti, saraghi, orate, ombrine, corvine) che qui trovano condizioni ottimali per l’alimentazione e, talvolta, per la riproduzione, favorendo un’azione di naturale ripopolamento del mare. L’area di posa al largo di Riccione ha una superficie complessiva di 80.000 metri quadrati ed è localizzata in prossimità di allevamenti di mitili del tipo long-line. Qui è interdetta la pesca e sono già presenti diverse strutture piramidali posate dal Centro Ricerche Marine di Cesenatico nel 2008 oltre ad altri piccoli elementi sistemati dalla coop. M.A.R.E. di Cattolica, che, sulla base del monitoraggio, sono risultati particolarmente ricchi in specie e biomassa.

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