Dig Festival, selezionati i finalisti alla kermesse sul giornalismo d'inchiesta

Una rosa di concorrenti in arrivo da tutto il mondo. Presidente di giuria è Naomi Klein

Entrano nel vivo i DIG Awards, premi internazionali dedicati al giornalismo d’inchiesta video che saranno assegnati a Riccione durante il prossimo DIG Festival, in programma dal 30 maggio al 2 giugno. Tra le oltre 250 candidature inviate da ogni parte del mondo, la giuria presieduta da Naomi Klein ha selezionato i finalisti delle diverse sezioni: inchieste, reportage e progetti in fase di sviluppo. Anche quest’anno si conferma la vocazione internazionale del concorso promosso da DIG, che ha raccolto candidature da oltre venti Paesi, dagli Usa alla Russia, dalla Colombia al Bangladesh, dalla Siria allo Zambia. Tra i temi più approfonditi – oltre a guerre, casi di corruzione e fenomeni migratori – si segnala un’attenzione crescente per i problemi climatici e lo sfruttamento delle risorse naturali, i drammi dei minori e le ingiustizie socio-economiche.

Documentari. Inchieste. Giornalismi. Questi i macro temi contenuti in DIG, associazione che sostiene i reporter di tutto il mondo e valorizza il lavoro dei freelance, offrendo loro contatti con i broadcaster internazionali e, attraverso DIG Awards, la possibilità per i vincitori – proclamati da grandi nomi del giornalismo mondiale – di produrre inchieste di valore globale. Il tema centrale dell’edizione 2019, di cui discuteranno esponenti di spicco del giornalismo internazionale, è “Personal Matters”: in una società sempre più polarizzata, in cui la censura e gli attacchi politici mettono a dura prova il lavoro dei reporter, la missione del giornalismo si svincola dal “mito” del racconto oggettivo dei fatti, aprendosi ai giornalisti che difendono pubblicamente – e con il loro coraggioso lavoro – la forza delle proprie idee nel processo di ricerca della verità.

I finalisti

Sezioni dedicata alle inchieste

Investigative Long (inchieste video lunghe fino a 90 minuti)
Al Jazeera presenta Generation Hate, un’inchiesta condotta sotto copertura per un anno intero tra le frange più violente dell’estrema destra francese, legate al partito di Marine Le Pen.
Evan Williams, reporter australiano, firma Myanmar’s Killing Fields, viaggio nella Birmania sconvolta dalle persecuzioni alla minoranza rohingy realizzato con materiali video esclusivi utilizzati anche dalla commissione d’inchiesta dell’Onu.
Isabelle Ducret, giornalista svizzera, presenta Online Crooks, Stealing Hearts (and Wallets), un’inchiesta sulla rete internazionale delle truffe “sentimentali” ai danni di uomini e donne in cerca di compagnia. Lavoro interessante anche perché sposta il punto di vista dalle indagini sul campo a quelle condotte su internet.

Investigative Medium (inchieste lunghe fino a 27 minuti)
Emmanuel Morimont della tv pubblica belga RTBF nel suo Artificial Pitch, Damned Turf? analizza i rischi per la salute e per l’ambiente delle fibre usate nei campi sintetici 
Paul Lewis del Guardian in How Steve Bannon’s Far-Right “Movement” Stalled in Europe, studia la rete europea e italiana di Steve Bannon.
Roman Anin di Novaya Gazeta e OCCRP, già nel team d’inchiesta dei Panama Papers, in President’s Bodyguards Wealth indaga sulle incredibili ricchezze delle guardie del corpo di Putin.


Sezione dedicata ai reportage

Reportage Long (reportage fino a 90 minuti)
Francesca Mannocchi e Alessio Romenzi, freelance, con il documentario Isis, Tomorrow, sui ragazzi cresciuti nelle terre dell’Isis.
Marjolaine Grappe con All Dictator’s Men, viaggio negli ambienti che hanno finanziato l’atomica nordcoreana trasmesso da ARTE.
Annie Kelly reporter del Guardian che ha firmato The Trap, lavoro che denuncia lo sfruttamento della prostituzione nelle carceri femminili statunitensi.

Reportage Medium (massimo 27 minuti). 
Rodrigo Hernández, regista messicano presente con il suo After War: Afghanistan, lavoro che riflette sulle conseguenze a lungo termine della guerra.
Diogo Cardoso e Sofia da Palma Rodrigues, giornalisti portoghesi, con Elalab - Zé Wants to Know Why, dove in primo piano sono i danni provocati dal cambiamento climatico lungo le coste africane.
Alex Gohari e Léo Mattei formano il team francese che con Mexico: Looking for Lost Migrants ha indagato sulla famigerata “Bestia”, i treni della morte su cui viaggiano molti dei profughi in fuga verso gli Usa.


Sezione Short

Lavori video giornalistici brevi della durata massima di 12 minuti

Il team di BBC Africa Eye firma Anatomy of a Killing, indagine capace di individuare i colpevoli e il luogo esatto di un delitto commesso in un luogo imprecisato dell’Africa centrale: diventato celebre per un video divulgato online, il crimine è stato ricostruito a migliaia di chilometri di distanza usando tecnologie sofisticate, tutte open source.
Ibrahim Alshamaly adotta invece i metodi classici dell’inchiesta sul campo per il suo Under the Ground, video che mostra la terribile situazione medica di Hama e Idlib: nelle due città controllate dall’opposizione siriana, il regime di Assad e l’esercito russo hanno bombardato di proposito anche gli ospedali, oggi rimpiazzati da strutture sotterranee di fortuna.
Almudena Toral, regista spagnola, firma Nightmares and Selective Amnesia, documentario che presenta tutti i tratti del reportage per raccontare il trauma di Adayanci Pérez, una bambina guatemalteca strappata ai genitori dalle politiche anti-migranti del governo Trump.
Sezione Masters
Documentari di taglio cinematografico

La sezione Masters raccoglie invece tre film-inchiesta che si stanno mettendo in mostra nei più importanti festival cinematografici: Bellingcat di Hans Pool, The Cleaners di Hans Block e Moritz Riesewieck, e The Panama Papers di Alex Winter. Al centro dei tre film, rispettivamente, le esperienze più avanzate del citizen journalism, il lavoro oscuro di moderazione dei contenuti sui social network e la più imponente inchiesta internazionale mai realizzata sulle frodi fiscali.

Sezione DIG Pitch

Categoria nella quale si sfidano otto progetti d’inchiesta 
per un contributo allo sviluppo di 15.000 euro

Arrivano alla fase finale: Lorenzo Giroffi e Alfredo Bosco con El Maestro; Chiara Avesani e Matteo Delbò con Erasmus in Gaza; Brando Baranzelli con Hooligan's Life; Sara Manisera, Francesca Tosarelli e Arianna Pagani con Iraq Without Rivers; Marc Serena con Juanto: A Writer from a Country Without Bookstores; Chiara Caprio con Macelli; Hibai Arbide Aza e Rodrigo Hernández Tejero con Share The City, Destroy Life; Brishkay Ahmed con We Are Not Our Mothers.

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La giuria

La selezione di finalisti e vincitori è affidata a una giuria presieduta dalla celebre giornalista e scrittrice canadese Naomi Klein. Insieme a lei, i documentaristi Awi Lewis e Kim Longinotto e un gruppo di giornalisti e professionisti della comunicazione di otto Paesi: Claudine Blais (Société Radio-Canada), Alexandre Brachet (Upian), Jean-Philippe Ceppi (Radio Télévision Suisse), Riccardo Chiattelli (laeffe), Nils Hanson (Sveriges Television), Marco Nassivera (ARTE), Alberto Nerazzini (Dersu), Charlie Phillips (The Guardian), Juliana Ruhfus (Al Jazeera), Jeremy Scahill (The Intercept), Andrea Scrosati (Freemantle).
Durante il DIG Festival saranno presentate tutte le opere finaliste in presenza degli autori. Per quattro giorni la manifestazione proporrà inoltre incontri, proiezioni, spettacoli e i workshop della DIG Academy, tutti a ingresso libero.
 

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