Quarto Savona 15, folla di studenti per vedere l'auto della scorta di Falcone

Nell'occasione è stato organizzato un incontro nell'aula magna dell'istituto, moderato dal giornalista e sceneggiatore Andrea Purgatori

Quarto Savona 15 è la sigla radio della vettura della questura di Palermo che il 23 maggio 1992, a Capaci, sull’autostrada che collega Palermo a Mazara Del Vallo, saltò in aria con a bordo il capo scorta, Antonio Montinaro e i due agenti, Vito Schifani e Rocco Dicillo. Scortava la Croma bianca sulla quale morirono il Giudice Giovanni Falcone e la moglie Francesca Morvillo. In occasione del venticinquesimo anniversario della strage di Capaci, i resti di quell'auto, ora conservati in una teca-monumento itinerante presso la Scuola allievi agenti di Polizia di Peschiera del Garda, stanno compiendo una marcia di sensibilizzazione che toccherà alcune città italiane, fino ad arrivare a Palermo il 23 maggio, data della ricorrenza dell'attentato, nel giardino che porta il nome della vettura, dove si terrà una cerimonia di commemorazione.

Nella giornata di sabato, la Quarto Savona 15 è arrivata al liceo Liceo Volta - Fellini dove, una folla di studenti e massime autorità cittadine, hanno potuto vederla. Nell'occasione è stato organizzato un incontro nell'aula magna dell'istituto, moderato dal giornalista e sceneggiatore Andrea Purgatori, durante il quale è stato presentato il libro Nome in codice: Quarto Savona 15. Km 10287 e oltre. Dopo il saluto del Questore di Rimini, Maurizio Improta, sono intervenuti la signora Montinaro, moglie di uno dei poliziotti della scorta che ha perso la vita e Presidente dell'Associazione Quarto Savona Quindici, il professor Chiolo, autore del libro, il dottor Accordino (allora funzionario della sezione omicidi della Squadra Mobile di Palermo), l’ispettore Capo Dario Falvo, già componente della scorta di Falcone e attualmente in servizio ala Digos di Rimini, il procuratore Nazionale Antimafia, il procuratore della Repubblica di Bologna e il procuratore di Rimini.

Dopo il saluto del Questore di Rimini, che ha sottolineato "l’impegno e l’attenzioni di tutte le Istituzioni al fenomeno mafioso anche nella provincia Riminese", ha preso la parola Chiolo, il quale ha sottolineato "come dal 23 maggio 992 si sia passati da una Palermo che avvertiva il fastidio delle sirene a una Palermo che lotta la mafia insieme e uniti alla mafia dal 23 si sta insieme". Accordino si è definito “ultimo superstite della Squadra Mobile di Palermo, quella del dottor Cassarà, del dottr Montana e tanti altri“. Il Funzionario di Polizia, nel ricordo commosso dei vari funzionari uccisi dai mafiosi, ha specificato che quella Squadra Mobile era considerata un avamposto di uomini perduti: quella Squadra Mobile ha adottato gli uomini della scorta speciale di Falcone, quelli della Quarto Savona 15. Nel suo intervento ha precisato come 2per sconfiggere la mafia sia necessario un esercito di professori".

"L’impegno nella lotta a quella mafia non è andato perso con quell’attentato - ha affermato Falvo -, ma considerato l’impegno dei vari colleghi nei vari uffici delle Questure del territorio d’Italia si può dire che “C’è un po’ di Qs15 dappertutto”. Il procuratore Giovagnoli, nel considerare il particolare momento storico in cui è accaduta quella strage, ha definito Falcone e Borsellino "eroi, come coloro cioè che hanno fatto  continuano a fare il proprio dovere sempre e comunque". Il Procuratore distrettuale di Bologna, Amato, riprendendo quanto ricordato dal Questore di Rimini, ha ricordato il processo Emilia, attualmente in corso dinanzi al Tribunale di Reggio Emilia e l’importanza di "un tessuto sociale sano in grado respingere qualsiasi tentativo di infiltrazione da parte di un “fenomeno” che in maniera sempre più subdola cerca di insinuarsi, di inserirsi, contaminandoli, all’interno dei circuiti economici e finanziari sani del Paese".

Anche il Comandante provinciale dell’Arma dei Carabinieri, il colonnello Mario Conio, ha fornito la propria testimonianza sulla lotta alla mafia e sull’importanza della famiglia di coloro i quali ogni giorno sono impegnati nelle attività di indagine: l’assassinio Basile, capitano dei Carabinieri ucciso dalla mafia nel 1980 e che con il suo corpo ha fatto da scudo alla figlia di 3 anni. Il procuratore Nazionale Antimafia, dopo aver valorizzato il particolare contributo che il giudice Falcone ha fornito nell’evoluzione normativa per il contrasto alla mafia, ha ricordato un episodio personale con il Giudice Falcone: quando insieme si recarono in Germania per individuare alcuni mafiosi responsabili di alcuni delitti avvenuti in Sicilia.In quell’occasione il Giudice Falcone aveva già intuito la necessità dell’istituzione di una Procura Nazionale Antimafia che svolgesse la funzione di interlocutore unico in merito al fenomeno mafioso.

Il Procuratore Nazionale antimafia ha inoltre sottolineato il concetto di legalità, che significa "conformità della legge alla costituzione, che significa non far mancare gli strumenti per il contrasto alla mafia e al crimine, non fare accordi elettorali, non fare affari con coloro che fanno parte di associazioni criminali, ma soprattutto non voltarsi dall’altro lato  e che le istituzioni debbano meritare la fiducia dei cittadini. La lotta alla criminalità e alla mafia è necessaria per lo sviluppo democratico ed economico del Paese". Montinaro in occasione ha spiegato: "Quell’auto per me e per i miei figli rappresenta la tomba di Antonio dove sono racchiusi i suoi ultimi pensieri e il suo sangue” “e continuare a farla camminare è il simbolo che la mafia ha perso perché dopo 25 anni noi siamo qui a ricordare gli uomini dello Stato mentre i mafiosi non sono nessuno e non meritano neanche di essere nominati". Sabato pomeriggio a teca-monumento è stata allestita a Rimini in Piazza Cavour, dove sono stati numerose le persone che si sono avvicinate per poter vedere i resti della Croma blindata saltata in aria nella strage di Capaci.

continua nella pagina successiva ===> IL COMMENTO DI RENATA TOSI

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