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Bagnini di salvataggio (foto d'archivio)

Bagnini di salvataggio (foto d'archivio)

Spiagge, il sindacato: "Stop al lavoro irregolare nel servizio di salvataggio"

Pollice alzato al prolungamento a settembre. E adeguamento dei canoni demaniali

Stop al lavoro irregolare nel servizio di salvataggio sulle spiagge della Romagna. Pollice alzato al prolungamento a settembre. E adeguamento dei canoni demaniali. La Cgil della provincia di Rimini ragiona a 360 gradi sul comparto turistico e chiede in primo luogo che nell'ordinanza regionale sia maggiormente dettagliato lo specifico capitolo sul salvamento, "sollecitando attività ispettiva sul lavoro negli stabilimenti balneari ed orientando con più precisione i contributi pubblici alle imprese". Infatti, rimarcano la segretaria generale Isabella Pavolucci e il segretario Filcams-Cgil Mirco Botteghi, "non è più possibile accettare che contributi pubblici vadano ad imprese balneari che impiegano lavoro irregolare o sottopagato". Più nel dettaglio, proseguono i due sindacalisti, l'ordinanza regionale prevede che il servizio pubblico essenziale di salvataggio venga svolto da lavoratori, una torretta ogni 150 metri di costa, con contratto collettivo di lavoro sottoscritto dalle Organizzazioni sindacali. Vengono assunti dalle imprese balneari con contratto di lavoro stagionale e il reddito complessivo annuale "non copre nemmeno sette mesi". Il sindacato mette inoltre in luce che si sta diffondendo il dumping contrattuale, con l'assunzione di "personale non qualificato o retribuito tramite contratti collettivi non rappresentativi". Una concorrenza "sleale" che "va tempestivamente stroncata". La Regione, continuano Pavolucci e Botteghi, "con propria ordinanza, da anni cede l'onere della scelta di estendere il servizio, ai singoli territori", per "valorizzare le peculiarita' territoriali". Tuttavia tale scelta si scontra con una "certa parzialità delle amministrazioni pubbliche locali dato l'evidente condizionamento esercitato dall'imprenditoria balneare". 

Così "l'opportunità di migliorare l'offerta non viene mai colta, anche se le spiagge sono frequentate per tutto il mese di settembre". Pollice alzato dunque da parte della Cgil al proolungamento del servizio e "ancora meglio sarebbe riformare completamente il sistema del salvamento, sganciandolo definitivamente dalle imprese balneari". Le risorse, suggeriscono, potrebbero essere reperite da un adeguamento dei canoni demaniali e poi destinate a specifici Enti di natura pubblica che, tramite l'assunzione diretta, potrebbero garantire la sicurezza della balneazione senza condizionamenti da parte dei concessionari demaniali. La Cgil di Rimini vede il "grimaldello" nell'applicazione della direttiva Bolkestein, che "può e deve diventare l'occasione, attraverso la scelta di raccordare le normative europee con l'esigenza di abbattere il peso della rendita di posizione, di togliere il freno alla necessità di investimenti nel settore ed alla riqualificazione della qualità dell'offerta turistica". I canoni demaniali nel 2021 diminuiranno dell'1,85% dopo lo 0,75% del 2020. L'introito per lo Stato si aggira sui 100 milioni di euro per 21.400 stabilimenti con una media di 4.800 euro a concessione. E il decreto di agosto dello scorso anno ha fissato il canone minimo a 2.500 euro. Nel riminese i costi medi delle concessioni balneari si attestavano attorno a 4.000 euro per Riccione, 129 stabilimenti, e 8.000 per Rimini, 234. Senza dimenticare il "discreto fermento nei passaggi di proprietà", con assegni "fino a 600.000 euro per 30-40 metri lineari di fronte mare". Sul tema, conclude il sindacato, il Protocollo sui cambi di gestione nel settore ricettivo dovrebbe "garantire che la criminalità organizzata non metta le mani sulle concessioni demaniali". (Agenzia Dire)

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