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Sabato, 22 Gennaio 2022
Cronaca

L'addio a Franco Leoni Lautizi, il testimone della strage di Marzabotto che perdonò i nazisti

Tante persone al Cimitero di Rimini per la tumulazione delle ceneri dell'ex dipendente comunale, alla sua storia è dedicato anche il cd “La vita in un cammino” prodotto dall’Associazione Nazionale Vittime Civili di Guerra

Studenti, insegnanti, istituzioni e associazioni ma, soprattutto, tanti cittadini riminesi, hanno voluto partecipare questa mattina, al Cimitero monumentale e civico di Rimini, alla cerimonia di tumulazione delle ceneri di Franco Leoni Lautizi, testimone della strage di Marzabotto. Una cerimonia toccante e commovente, iniziata con i saluti delle autorità civili e religiose. Erano presenti la Vice Sindaca di Rimini, Chiara Bellini, il Prefetto di Rimini Giuseppe Forlenza, il Vescovo di Rimini Monsignor Francesco Lambiasi, il Vice Presidente Nazionale Michele Corcio e il Segretario Generale Roberto Serio dell’Associazione Nazionale Vittime Civili di Guerra (ANVCG), il Dirigente Scolastico dell’ IC Alighieri di Rimini Emanuele Pirrottina, in rappresentanza del mondo della scuola. Proprio dagli alunni e dagli insegnanti sono arrivate alcuni ricordi di grande impatto emotivo, a testimonianza della grande importanza della testimonianza che Franco ha fortemente voluto portare ai giovani studenti, convinto che solo a questo passaggio si possa sperare in un futuro dove il perdono riesca a superare l'odio, e la guerra. I famigliari di Franco lo hanno voluto salutare un'ultima volta con la lettura, da parte di uno dei suoi figli, della poesia che Lautizi ha dedicato alla madre che, con il suo sacrificio, è riuscita a salvarlo dalla furia assassina dei nazisti.

L'addio a Franco Leoni Lautizi

“Come può, una persona che ha sofferto così tanto – si è chiesta Chiara Bellini nel suo saluto iniziale - trovare la forza non solo di perdonare, ma di diventare testimone prezioso ed instancabile dell’assurda brutalità della guerra? dove si trovano le parole per parlare ai ragazzi delle scuole, dove la forza per reggere gli sguardi, dove la voglia di sconfiggere con la bellezza della parola e dell’incontro, la violenza inaudita che il mondo ti ha messo davanti? Per anni Franco è stato dipendente del Comune di Rimini, un impiego che ha sempre onorato, con grande dedizione mettendosi al servizio degli altri. È anche grazie a questo passaggio che costruisce la sua famiglia e, soprattutto, trova la forza di compiere il passo più difficile e meno dovuto: quello di raccontare. Dal perdono e dalla scelta di volersi raccontare, a testimonianza e servizio per i più giovani, credo nasca quella dolcezza e quella serenità, che sapeva trasmettere anche negli innumerevoli incontri realizzati grazie all’Associazione nazionale vittime civili di guerra – che saluto e ringrazio - con gli studenti delle scuole di Rimini, giovani con cui Franco amava dialogare nella consapevolezza lucida che è solo tramandando la memoria che possiamo impedire che la storia si ripeta. In chiusura  vorrei sottolineare il grande attaccamento di Franco a sua madre, che lo salvò con il suo sacrificio, e a cui ha dedicato una poesia di struggente potenza. Da donna, da madre, mi ha commosso enormemente...quando Franco ricorda che ”anche in quei momenti, aveva una carezza per me...un incubo che mi perseguita per la vita, ma rivedo il sorriso dolce di mia madre”...e a quel sorriso Franco si è attaccato per sempre, trovando la forza per andare avanti.

La storia di Franco Leoni Lautizi, ripercorsa dall' all’Associazione nazionale vittime civili di guerra. All’età di sei anni riuscì, grazie al sacrificio di sua madre Sassi Martina, a salvarsi dalla strage di Monte Sole, il più feroce eccidio di civili in Italia ad opera delle SS comandate dall’ufficiale tedesco W. Reder, che dal 29 settembre al 5 ottobre 1944 massacrarono per rappresaglia 775 civili innocenti, dei quali 216 erano bambini, la cui storia personale è narrata nel film “L’uomo che verrà” (Italia 2009). Franco Leoni Lautizi ha scritto “Mia Madre”, poesia in memoria della propria mamma Sassi Mari Martina, la quale in procinto di partorire lo ha protetto col proprio corpo dalle mitragliate tedesche, lasciandolo ferito e motivo di orgoglio per lui, perché posta dal comune di Marzabotto all’inizio del sentiero di Cà Dorino, che porta al rifugio di Monte Sole. Alla sua storia è dedicato anche il cd “La vita in un cammino” prodotto dall’Associazione Nazionale Vittime Civili di Guerra e registrato presso il SERMIG-Arsenale della Pace. Franco Leoni ha partecipato con grande senso di responsabilità a diverse iniziative: è stato testimone di pace in varie edizioni della giornata nazionale delle vittime civili della guerra e dei conflitti nel mondo, promossa dall’ Associazione Nazionale Vittime Civili di Guerra, è stato ospite alla sesta giornata mondiale dei giovani della pace-SERMIG nel 2018, ha partecipato al convegno “vittime e conflitti. la dignità negata “ nel 2018.

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