Diritto allo studio e disabilità, la storia di Anita: una ragazzina quasi cieca e la sua lotta per imparare

Grazie alla tecnologia, ai genitori e all'aiuto del Comune la giovane continua a studiare. Morolli: "E' una delle storie che si nascondono dietro ai servizi di diritto allo studio"

Burocraticamente vengono chiamati “ausili didattici per l’integrazione scolastica”, ma dietro ad essi si nascondono storie uniche e speciali, come quella di Anita. Anche per lei, il Comune di Rimini ha approvato l’iscrizione per il 2020 al Servizio informatico del Libro digitale della Biblioteca Italiana per i Ciechi "Regina Margherita" Onlus, il punto di riferimento nazionale per il libro digitale. Anita (nome di fantasia) studia alle medie e, come tutte le sue amiche, attraversa questi mesi di distanziamento e di distacco scolastico con un misto di preoccupazione e speranza. Un sentimento comune dietro al quale si nasconde però una storia unica. Anita è gravemente ipovedente, quasi cieca. È in quella fase in cui il discrimine tra vedere poco o non poterlo fare per nulla diventa sottile, come quel piccolo fascio di luce che, grazie anche a speciali ausili, gli permette di leggere e studiare come gli altri suoi compagni. Ausili non facili da trovare, perché quella di Anita è una disabilità rara, nel già esiguo numero di ipovedenti che, nella loro complessità, non superano il 6% dei circa 400 disabili che frequentano le scuole riminesi pubbliche e private. Si tratta di ausili tecnici, informatici, tattili, di non facile individuazione e che, per essere personalizzati, richiedono tempistiche lunghe.

Grazie alla tenacia dei suoi genitori, alla collaborazione di insegnanti e del personale scolastico e comunale, Anita è riuscita però ad ottenere ogni anno un piccolo grande miglioramento, legato anche ad ausili sempre più precisi, efficaci e veloci. Se qualche anno fa passava molto tempo fa prima di poter leggere i libri come i suoi compagni (su supporti cartacei speciali stampati con caratteri molto più grandi, costosi ma sopratutto con tempistiche di realizzazione decisamente lunghi), oggi grazie alle innovazioni tecnologiche parte, meglio e in contemporanea, insieme ai suoi compagni. In passato infatti oltre alle difficoltà legate alla vista, si sommavano quelle didattiche, non riuscendo Anita a leggere e studiare con le tempistiche degli altri. Differenze che oggi vanno via via diminuendo, grazie a nuovi formati informatici che abbattono i tempi di attesa e permettono una visibilità decisamente migliore. Anita - grazie all’iscrizione alla biblioteca nazionale per ciechi - avrà dunque i suoi libri – speciali – insieme ai suoi compagni e, con l’aiuto di una didattica speciale, riuscirà a mantenere viva la sua luce e la voglia di crescere insieme agli amici.

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“Quella di Anita – spiega Mattia Morolli, assessore ai servizi educativi del Comune di Rimini – rappresenta le tante storie che si nascondono dietro ai servizi di diritto allo studio. Servizi spesso nascosti dietro nomi e numeri dal sapore burocratico, che non rendono giustizia alla grande sensibilità, professionalità e impegno che si nascondono dietro. Genitori, insegnanti, sanitari e funzionari che si incontrano anno dopo anno per trovare le soluzioni migliori. Qui la differenza non lo fa il grande investimento ma lo studio specialistico, l’analisi del singolo caso e la passione di chi conosce le diverse storie. Il diritto allo studio passa anche da questi volti, da queste piccole e grandi storie dietro cui si nasconde la difficile quotidianità di tante famiglie che, anche grazie a questi aiuti, facciamo sentire meno sole e più integrate”.

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