Bancarotta fraudolenta, nei guai gli storici patron di Italia in Miniatura

In una società di San Mauro Pascoli sarebbero stati distratti oltre 800 mila euro prima di vendere il parco agli attuali proprietari del Gruppo Costa, estraneo alla vicenda

> AGGIORNAMENTO: STORICI PATRON ASSOLTI IN TRIBUNALE

La Guardia di Finanza di Forlì ha concluso indagini delegate dalla Procura della Repubblica sul fallimento di una nota azienda di San Mauro Pascoli, famosa anche a livello internazionale per il know how acquisito nel particolare settore della progettazione, realizzazione, commercializzazione e manutenzione di impianti ed attrezzature per parchi divertimenti. La società fallita operava all’interno di un gruppo imprenditoriale composto da tre società riconducibili, in via maggioritaria, ad una famiglia riminese, storici patron del parco "Italia in Miniatura". Delle predette società, una deteneva il marchio e la gestione del parco divertimenti, l’altra era proprietaria dei terreni e dei fabbricati su cui la prima esercitava la propria attività imprenditoriale, mentre la terza società (la fallita) svolgeva la sua prioritaria attività attraverso la manutenzione di impianti nonché la produzione di strutture, miniature e sculture.

Dalle indagini sarebbe emerso che l’intero gruppo societario, a seguito di ingenti esposizioni debitorie, aveva avanzato proposte di concordato ai competenti Tribunali di Forlì e Rimini, al fine di cedere le società al Gruppo Costa, che gestisce parchi di divertimento sia sulla riviera romagnola che su quella ligure, il quale si era impegnato ad acquisire l’intero asset imprenditoriale anche mediante la creazione di società costituite ad hoc.

L’attività investigativa, iniziata a seguito della dichiarazione di fallimento della società da parte del Tribunale di Forlì in data 15 aprile 2015, avrebbe consentito di accertare e segnalare all'autorità giudiziaria procedente una serie di distrazioni patrimoniali per oltre 800 mila euro, commesse dagli amministratori della società fallita, tali da configurare i reati di bancarotta semplice e fraudolenta. In pratica la società, che aveva accumulato un passivo di oltre 1 milione e mezzo di euro (di cui verso l’Erario per oltre 1 milione di euro di imposte non versate e nei confronti di vari istituti di credito per circa 500 mila euro), da una parte, aveva posto in essere una serie di operazioni commerciali giudicate dalla Guardia di Finanza come imprudenti, consistenti nell’affitto dell’azienda ad altra società facente parte del imprenditoriale ligure, risultato estraneo al fallimento, e nella cessione di beni e attrezzature senza ottenere i relativi pagamenti per oltre 300 mila euro, integrando l’ipotesi di bancarotta semplice.

Dall’altra parte, gli amministratori, mediante il trasferimento di risorse finanziarie di circa 500 mila  euro per un finanziamento alla società del gruppo che si occupa della gestione del parco, avrebbero svuotato le casse sociali a danno dei creditori, configurando l’ipotesi delittuosa di bancarotta fraudolenta. Le indagini sono state dirette dai Sostituti Procuratori della Repubblica di Forlì, Michela Guidi e Federica Messina le quali hanno richiesto il rinvio a giudizio di cinque dei sei amministratori (Renzo Donati di anni 64, Maurizio Frisoni di anni 62, Ivana Rambaldi di anni 42 e Paolo Rambaldi di anni 64 residenti a Rimini nonché Silvia Rambaldi di anni 57 residente a Bologna) della società fallita per i reati di bancarotta semplice e fraudolenta per i quali sono previste pene detentive fino a 10 anni di reclusione. 

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