Cronaca

Sgominata banda di narcotrafficanti da 50 milioni di euro all'anno

Conclusa l'operazione 100% della Guardia di Finanza di Rimini che ha eseguito 18 arresti all'alba

Tre anni di indagini, sequestrati 10 chili di cocaina, 90 di eroina, 4,5 chili di hashish e 2 tonnellate di marijuana, 28 indagati di cui, 16, finiti agli arresti e sequestrati beni per 5 milioni di euro. Questi i numeri dell'operazione "100%" della Guardia di Finanza di Rimini che, all'alba di martedì, ha fatto scattare una mazi operazione che ha visto coinvolte anche le città di Como, Milano, Mantova, Bologna, Forlì, Bari e Teramo. Tutto era iniziato nel 2013 quando i militari delle Fiamme Gialle avevano scoperto una raffineria di cocaina nelle campagne forlivesi. In quella occasione, le indagini avevano scoperto una banda di albanesi residenti a Rimini che avevano affittato un casale a Roncofreddo dove installare i laboratori per lavorare lo stupefacente. Il casale, di proprietà di un 55enne italiano già condannato in via definitva, è stato sequestrato dalla Finanza.

Era emerso un grosso giro di spaccio, che aveva a Rimini la sua centrale, da parte degli albanesi i quali lavoravano su un organizzazione a più livelli. Il primo si occupava di reperire le sostanze da taglio e le attrezzature, il secondo di far arrivare la cocaina pura dal nord Europa che, transitando da Milano, arrivava poi nella raffineria romagnola e, il terzo, che si occupava della vendita all'ingrosso delle partite tagliate. Da quel filone di indagini si è potuto scoprire che la banda di albanesi trafficava anche in marijuana e, nel febbraio del 2014, le Fiamme Gialle riminesi erano riuscite ad intercettare uno sbarco di stupefacenti sulle coste pugliesi. Il bilancio aveva visto altre 4 persone finire in manette e il sequestro di 2 tonnellate di "maria" che, secondo quanto emerso, sarebbe stata smistata per i mercati di Roma e Rimini.

IL VIDEO DELL'OPERAZIONE

Con gli arresti di oggi l'intera banda, capeggiata da un albanese 50enne clandestino e residente a Rimini, è stata scardinata dalla Guardia di Finanza che ha faticato non poco prima di riuscire ad ammanettarli. A rendere più difficili le indagini, oltre ai continui spostamenti dei malviventi su auto sempre diverse, un codice segreto ideato dai suoi componenti che comunicavano attraverso degli sms in cui comparivano solo dei numeri. A far crollare l'impero, che secondo gli inquirenti era in grado di importare in Italia droga per oltre 50 milioni di euro all'anno, sono state le indagini patrimoniali per i suoi componenti che, come evidenziato dalle Fiamme Gialle, pur non avendo un lavoro potevano godere di un alto tenore di vita.

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