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Carcere di Rimini, servono interventi urgenti

La Polizia penitenziaria risulta essere sotto organico di circa 50 unità. Mediamente, gli ospiti risultano avere condanne a carico con pene di lieve entità.

Accompagnata dalla Direttrice e da personale della Polizia Penitenziaria, Desi Bruno, Garante della Regione per i diritti delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale, ha visitato il primo agosto la Casa circondariale di Rimini; si tratta della seconda visita in queste veste, dopo quella del 19 febbraio scorso. Nell’istituto sono recluse 207 persone, di cui 113 stranieri.

I condannati in via definitiva sono 89, (più altri 12 con posizione giuridica mista, con almeno una condanna definitiva), 79 i tossicodipendenti (alcol dipendenti). Alle dipendenze dell’Amministrazione penitenziaria lavorano 27 detenuti. Sono 5 gli educatori dell’area trattamentale. La Polizia penitenziaria risulta essere sotto organico di circa 50 unità. Mediamente, gli ospiti risultano avere condanne a carico con pene di lieve entità.

In questo periodo, nel carcere si svolgono tre corsi scolastici - alfabetizzazione, elementari, medie – e le aule appaiono adeguate. È altresì attivo un servizio di mediazione culturale a cura della Caritas. Sono apparsi adeguati gli ambienti dell’area sanitaria; delle scuola; della biblioteca; dei laboratori; la cucina del carcere è in ottime condizioni anche per il riadeguamento effettuato due anni fa.

Il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria (DAP) ha stanziato 600mila euro per ristrutturare e mettere a norma due sezioni (I e II) della struttura carceraria; il bando di gara dovrebbe partire a settembre, l’esecuzione dei lavori svilupparsi nel corso di un anno; nel frattempo, i detenuti di queste due sezioni (di cui una è già chiusa) verranno spostati in altre strutture penitenziarie.

La Garante segnala "che si tratta di un intervento necessario quanto tardivo, in quanto la situazione di quelle sezioni era da tempo drammatica., per sovraffollamento e condizioni igieniche complessive. Il problema del sovraffollamento permane: in alcune celle – seppure bene illuminate e con un bagno con doccia - sono rinchiuse fino a 9 persone in 16mq, con letti a castello a 3 piani. La gravità della situazione viene temperata da una certa ampiezza dell’orario di apertura delle celle, per consentire di passare ore all’aria aperta e momenti di socializzazione fra i detenuti".

"Il sovraffollamento - continua Bruno - non consente di adibire un reparto esclusivamente dedicato ai condannati in via definitiva: i detenuti risultano essere allocati nelle celle senza alcuna considerazione della posizione giuridica. Nella Casa circondariale di Rimini c’è una piccola sezione riservata ai transessuali (al momento 3 presenze): in questo caso le celle, quando l’esiguità dei numeri lo consente, restano aperte dalle 9 alle ore 19.00".

La Garante sottolinea "il grande valore trattamentale derivante dall’esperienza del progetto Andromeda: in un locale ad hoc, staccato dalle ordinarie sezioni detentive, convivono in una dimensione comunitaria 13 detenuti (il reparto può ospitarne fino a 16), selezionati accuratamente dalla Direzione del carcere e dal SerT dell’Ausl. Si tratta di tossicodipendenti o alcoldipendenti che, dopo aver sottoscritto un patto formativo con la Direzione, beneficiano di questa forma di custodia attenuata, in previsione dell’accesso a misure alternative alla detenzione in carcere (affidamento terapeutico presso comunità oppure affidamento terapeutico sul territorio)".

Viene segnalata l’assenza di gesti autosoppressivi, con sporadici episodi di autolesionismo. La Garante ha poi incontrato, alla presenza della Vicesindaco con delega alle Politiche sociali, Gloria Lisi, rappresentanti delle associazioni di volontariato, Caritas, Papillon, dell’informazione e avvocati del Foro di Rimini, oltre a funzionari dell’ente locale: si registra il permanere di una buona collaborazione tra associazionismo e istituzioni

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