Battaglia alle cene abusive, anche Carlo Cracco firma la petizione

La Fipe lancia “Per non mangiarsi il futuro”. Il presidente Callà: "Ci sono troppe irregolarità, tra finti ristoranti e cene in circoli privati"

La Federazione dei Pubblici Esercizi – FIPE – ha lanciato a livello nazionale “Per non mangiarsi il futuro”, un’importante iniziativa di contrasto alle sempre più diffuse e dannose forme di abusivismo: circoli privati, cene in campagna, finti agriturismi, home restaurant, solo per citarne alcuni. Il manifesto è stato trasmesso ai vice premier Salvini e Di Maio e al Ministro delle Politiche agricole e del Turismo, Centinaio.
Per sostenere tale appello, la Federazione ha organizzato una raccolta firme attraverso il form on line al link: https://forms.gle/7bKTBVQyCdttszxQ7.

Tra i primi firmatari anche 80 chef stellati: Sandler, Cracco, Giordano e tanti altri, a testimonianza dell’importanza e dell’urgenza di tale istanza.

Callà - firma Per non mangiarsi il futuro-2

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“Numerose sono le battaglie che abbiamo combattuto e stiamo combattendo tuttora, anche sul nostro territorio. Battaglie a favore ella legalità e del rispetto delle regole – spiega Gaetano Callà, presidente di FIPE – Confcommercio della provincia di Rimini -, che portiamo avanti con forza da tanti anni e su più fronti. Nel settore della ristorazione stiamo assistendo ad una totale deregulation, con iniziative e forme di somministrazione di alimenti e bevande in cui non vengono rispettate le più elementari regole, dalle norme igienico-sanitarie e di sicurezza, fino a quelle fiscali, a quelle relative alla somministrazione. Ci riferiamo a sagre non autentiche, artigiani che somministrano, ristoranti mascherati da circoli privati, feste di partito, ristorazione in mezzo ai campi. Perché se non ti chiami “pubblico esercizio”, non importano i servizi igienici, la presenza di spazi per il personale, gli ambienti di lavorazione corretti, la maggiorazione sulla Tari e il rispetto delle normative di pubblica sicurezza. E’ il momento di mettere mano a questa disparità, che vede dall’altra parte, dalla parte delle regole, ristoratori che devono sottostare ad una moltitudine di adempimenti, molti dei quali atti proprio alla tutela dei consumatori, e che offrono un contributo all’economia del Paese e alla qualità che fa della ristorazione italiana un’eccellenza mondiale.
Ribadiamo ancora una volta che questa non è una lotta corporativa: non siamo assolutamente contro alle nuove forme e possibilità che apre il nostro mestiere anzi, ne siamo tra i principali promotori. Innovazione è vita, è evoluzione, è tendenza, ma quando il settore è lo stesso, devono essere uguali anche le regole a cui sottostare. Continuando così, il rischio è un impoverimento del Food in Italy: la disparità di condizioni non genera soltanto concorrenza sleale, ma nel momento in cui le attività di ristorazione chiudono, (magari per reinventarsi in esercizi più semplici dove tagliare i costi) si avranno nel prossimo futuro effetti immaginabili sulla qualità del prodotto, sui rischi alimentari dei consumatori, sull’occupazione del settore e sull’attrattività delle nostre città. Per questo chiediamo a tutti di sostenere l’iniziativa sottoscrivendo la petizione”.
 

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