Rimini città non più appetibile: calano residenti e immigrati a causa della crisi

Fotografia della popolazione in occasione del report demografico. In città siamo in 335.033 con una età media di 44,5 anni. Per la prima volta, dal 1994, il tasso di crescita è negativo

Luci e ombre della popolazione riminese in occasione del 15esimo report annuale dell'osservatorio demografico che ha tracciato una fotografia di quanti risiedono nella città. Secondo i dati, al primo gennaio del 2014 i residenti sono 335.033 con una età media di 44,5 anni. La maggioranza sono donne, 51,7%, con un'età media di 45,8 anni. Rispetto al 2012, si registra un calo della popolazione (-0,1%) che ha portato 320 unità in meno; questo aspetto è dato da tre cause principali: un saldo naturale negativo (differenza tra nati e morti di -172), un saldo migratorio positivo (+1454 nuovi arrivati) e una revisione dei dati del censimento. In pratica si è visto un rallentamento dell'immigrazione sia da parte di italiani che di stranieri, una natalità in declino e un forte aumento del tasso di disoccupazione che vede il 9,8% della popolazione in cerca di lavoro. Il riminese è, per la maggior parte (58,7%) presente sul territorio dalla nascita. Le nascite nel 2013 ammontano a 2.864 (2.970 nel 2012) mentre i decessi a 3.036 (3.178 nel 2012) con un saldo naturale negativo pari a -172 unità per una media giornaliera di 7,8 nascite e 8,3 decessi. Nel corso del 2013, ogni 100 bambini nati a Rimini, 17,8 arrivano da coppie straniere. Sul fronte del saldo migratorio, oltre ad assistere a un calo dei nuovi arrivati viene evidenziato un aumento di quelli che emigrano dalla città. Per quanto riguarda i cittadini stranieri, sono 36.521 i residenti di cui, nel corso del 2013, sono stati 2939 i nuovi arrivati che, per il 56,2%, sono di sesso femminile. La nazionalità più rappresentata è quella albanese (22,4%) seguita dai romeni (16%) e ucraini (13,1%).

Il principale elemento che emerge da questo rapporto demografico - ha spiegato l'assessore Fabio Galli - è come sia di fatto il primo in cui si legge come la crisi economica stia aggredendo i comportamenti sociali strutturali della nostra provincia. I dati che confermano questo sono il saldo naturale negativo (più morti che nati nel 2013), principalmente dovuto a minori nascite (si può dire che stiamo assistendo a uno 'sboom' della natalità); gli immigrati continuano a venire ma in misura minore e se ne vanno in misura maggiore; in generale se ne va più gente, italiani compresi. Questo è da mettere in relazione con la crisi e con le difficoltà occupazionali: il lavoro lo si cerca altrove (sia gli stranieri, alle prese con fenomeni di 'emigrazione di ritorno', che gli italiani) ma soprattutto le difficoltà occupazionali e economiche rendono più difficile pensare di mettere su famiglia (nascono meno bambini). Questo porta a uno scenario nel 2030 di 'minima', vale a dire un incremento potenziale di 27mila persone a seguito del trend attuale. L'ipotesi massima è di 83 mila persone ma oggi questa appare improbabile. Significa che nel 2030 la provincia di Rimini arriverà a circa 360 mila abitanti con trend crescenti di popolazione oltre i 65 anni (già oggi 72 mila persone, i centenari si sono sestuplicati dal 1991 al 2013)".

"La politica e le amministrazioni - conclude Galli - devono guardare a questo rapporto con estrema attenzione perché indica bene e meglio di qualsiasi piano strategico la situazione attuale e i problemi su cui lavorare nel medio/lungo periodo. E' chiaro che al netto di tutte le dinamiche nazionali, che comunque incidono sensibilmente sui comportamenti individuali e di gruppo sui territori, stiamo vivendo un periodo di incertezza dovuto a difficoltà lavorative che confluisce in una sfiducia di mettere su famiglia o di intravedere possibilità di restare su questo territorio. Il fenomeno è ancora limitato ma è su questo che si deve intervenire: il lavoro è alla base di ogni progetto di vita personale, familiare, di comunità. Gli scenari futuri indicano una crescita contenuta del territorio riminese e dunque, in controluce, si può leggere una conferma del fatto che non servano nuove edificazioni, ma piuttosto il miglior utilizzo di quello che già c'è (ipoteticamente il numero di appartamenti sfitti potrebbe già oggi assorbire i 27 mila residenti in più al 2030). Semmai bisognerebbe lavorare sulla calmierazione degli affitti, agevolando le giovani coppie.

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