Preoccupati per gli animali di casa? Il veterinario Ausl: "Nessuna prova che il virus sia patogeno per loro"

Chi ha animali domestici in questo periodo non si preoccupa solo per i propri cari e per sè stesso, ma anche per l'amico a quattro zampe

Preoccupati per gli animali di casa? Il veterinario Ausl: "Nessuna prova che il virus sia patogeno per loro"
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Chi ha animali domestici in questo periodo non si preoccupa solo per i propri cari e per sè stesso, ma anche per l'amico a quattro zampe, sia per le difficoltà a farlo sgambare, sia perché cova pur sempre il dubbio che anche l'animale di casa possa in qualche modo essere interessato al contagio. Queste le rassicurazioni del servizio veterinario dell'Ausl
Dottor Rodingo Usberti, veterinario direttore del servizio di Sanità Animale e Igiene degli allevamenti dell’Asl a Forlì, come si fa a conciliare le esigenze di alcuni animali domestici con le restrizioni imposte dal COVID-19?
“Intanto occorre evidenziare che ci sono animali domestici che non fanno le loro deiezioni in casa e se non vengono portati fuori hanno dei problemi. Ovviamente la questione non si pone per chi ha un giardino. Dunque, fuori si possono portare ma bisogna cercare di rimanere nelle immediate vicinanze dell’abitazione, e soprattutto, se ci sono zone verdi pubbliche, bisogna evitare quegli assembramenti che si vedono ancora, dove i proprietari discutono amorevolmente, ma troppo ravvicinati tra loro, delle problematiche dei loro animali”. 
Già, gli animali sono spesso un tramite di socializzazione anche fra umani.
“In questo momento la socializzazione può essere molto dannosa per l’uomo, che è un essere sociale ma, finché dura questa emergenza, deve diventare un essere solitario. Ovviamente i proprietari di animali non sono esentati dal civismo, quindi dal rimuovere le loro deiezioni. Dove comincia la libertà del proprietario non deve finire la libertà del cittadino che va a fare una passeggiata”.
A parte il decoro e l’igiene che problemi possono innescare le deiezioni abbandonate?
“Problemi sanitari, i cani possono avere nelle feci dei vermi in grado diventare dannosi, sia per l’uomo che per gli altri animali. Del resto il cane usa il naso come principale organo del senso e nelle deiezioni ci sono dei ferormoni che identificano chi l’ha fatta. Per loro è come trovare una lettera scritta”.

Quante possibilità ci sono che gli animali domestici possano contrarre il virus da umani portatori di malattia conclamata?
“Ci andrei cauto a sostenere che il Covid-19 possa esser patogeno per gli animali. E’ sicuramente un virus di  origine animale, ma non avendo notizie del paziente zero cinese non sapremo mai come ha preso questa malattia e con quali animali si è rapportato”.
E la possibilità che l’abbia contratta da un pipistrello?
"Un’ipotesi, mai confermata. I virus sono stati posti dalla natura alla base della vita, quando uno di essi entra in una popolazione che non ne ha memoria immunitaria, perché non c’ha mai avuto a che fare, fa una strage. E come se una volpe entrasse in un pollaio di allevamento dove i polli non ne hanno mai vista una. Se le può mangiare tutte. In un allevamento in campagna l’allerta delle galline si farebbe sentire immediatamente poiché, in qualche modo, hanno una sorta di memoria immunitaria nei confronti della volpe. La natura è grande”. 
E come commentare la notizia venuta da Hong Kong a proposito del volpino di Pomerania contagiato dal virus?
“Beh, in quel caso si è parlato di una debole reazione al virus. Potrebbe trattarsi di una reattività crociata, solo una curiosità scientifica. Nel cane, peraltro, ci sono dei virus che danno gastroenterite, tant’è che vengono vaccinati contro questo virus, ma è un’affezione che non interessa l’uomo”.

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