Coronavirus, L'azienda riminese che smaltisce rifiuti sanitari in tutto il mondo, dalla Cina all'Africa

"Siamo presenti in 43 Paesi con 600 macchinari e in questi mesi stiamo lavorando senza sosta per rispondere alle richieste"

Sono mesi che l'azienda riminese Newster System sta lavorando senza sosta per rispondere alle richieste che arrivano da tantissimi Paesi del mondo, a partire dalla Cina. L'azienda, con base a Cerasolo, è una delle cinque in tutto il mondo e l'unica in Italia, specializzata nello smaltimento ecosostenibile di rifiuti sanitari ad alto rischio infettivo, solidi e liquidi. E, con l’intensificarsi dell’emergenza da Covid-19, si sta registrando un considerevole aumento della produzione di rifiuti sanitari pericolosi. Indossare una maschera e guanti per proteggersi dal coronavirus è diventata una parte essenziale della vita di tutti i giorni, ma questi oggetti monouso hanno il potenziale per diventare un disastro ecologico, nonché incentivare la diffusione del virus stesso, attraverso una gestione non corretta. Questa azienda, fondata nel 1997, detiene il brevetto per una tecnologia in grado di sterilizzare completamente i rifiuti sanitari con un macchinario che può essere installato direttamente in ogni singolo ospedale.
"Ci basiamo su una tecnologia tutta italiana e brevettata – spiegano Andrea Bascucci, amministratore unico Newster e l'ingenere Marco Pericoli, direttore tecnico - per la sterilizzazione completa dei rifiuti solidi, basata su calore generato per frizione. Durante il processo il rifiuto viene finemente triturato e l’attrito generato rilascia calore fin a raggiungere una temperatura di 150°C. In questo modo viene eliminato completamente il rischio biologico. Al termine dello smaltimento resta un prodotto disidratato, completamente irriconoscibile, senza cattivi odori, ridotto dell’80% in volume e del 15% in peso".

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Come sottolinea Gianluca Magrini, responsabile ricerca e sviluppo, "l’attuale normativa già prevede la possibilità per le strutture ospedaliere di installare sterilizzatori in loco. Questo permetterebbe di trasformare immediatamente un rifiuto infetto e pericoloso, in un rifiuto assimilabile all’urbano. Inoltre negli ultimi due anni abbiamo  fatto specifici studi per verificare che il rifiuto rimanga sterile anche fino a 28 giorni dal processo. Questo permetterebbe, in una situazione emergenziale come questa, la drastica riduzione di tutti gli spostamenti quotidiani per ritirare i rifiuti infetti e portarli all’incenerimento e metterebbe anche in sicurezza tutti gli operatori della filiera".
C'è anche un risparmio economico?
"L’installazione di questi macchinari rispetta a pieno quando indicato con gli ultimi decreti e permette di ridurre i costi di gestione dei rifiuti ospedalieri liberando, di conseguenza, risorse economiche preziose. Per non parlare poi dei rifiuti prodotti dalle persone malate a casa o in quarantena: non devono essere differenziati, ma messi in un doppio sacco resistente ed inseriti nel bidone dell’indifferenziata. Oggi con il meccanismo del “porta-a-porta” l’indifferenziata viene raccolta in media una volta a settimana".
State lavorando anche con la Cina?
"All'inizio dell'epidemia avevamo spedito in Cina un macchinario e circa due settimane fa ne abbiamo spediti altri due. L'emergenza sanitaria ha messo in luce le inadeguate capacità di trattamento dei rifiuti sanitari e il Governo cinese ha subito affrontato il problema con una legge specifica che incentiva la sterilizzazione in loco".
Con quali altri Paesi lavorate?
"Abbiamo appena installato 5 macchinari in Bosnia, tempo fa numerosi nei Balcani, in NordAfrica. In Egitto l'ospedale ha già i nostri dispositivi, in Kuwait abbiamo appena inviato un macchinario per lo smaltimento dei rifiuti liquidi e abbiamo aperto un nuovo mercato in India. Ma il nostro lavoro non è solo legato all'emergenza. Siamo presenti in più di 43 Paesi con 600 macchine. E adesso siamo anche stati scelti da un’importate compagnia di crociere".
La produzione è italiana.
"Assolutamente sì, a Cerasolo".
Lavorate soprattutto all'estero. E in Italia?
"La gestione dei rifiuti nel nostro Paese è gestita diversamente. Noi ci siamo e siamo pronti per trovare una soluzione per la nostra Italia. Come azienda ci siamo subito divisi in due gruppi distinti per garantire la continuità produttiva. Noi siamo qui. L’auspicio è che questa drammatica situazione possa diventare una vera occasione per un cambio radicale di mentalità anche qui in Italia, per un green new deal nel settore dei rifiuti ospedalieri".  

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