Coronavirus, Burioni: "Abbiamo solo due armi, l'isolamento e la diagnosi precoce"

L'immunologo riminese ospite da Fazio ha dao indicazioni su come comportarsi: "E' stato corretto chiudere le scuole, io mia figlia non l'avrei mandata"

Una puntata tutta dedicata all'allarme Coronavirus, fatta eccezione per l'intervista a Moratti, all'esibizione in studio dei Pinguini Tattitici Nucleari e alla chiacchierata con Elettra Lamborghini. Domenica sera la puntata del programma Che tempo che fa, in onda su Rai2, condotto da Fabio Fazio, è stata "surreale", come ha ribadito più volte il padrone di casa. Nessun ospite in studio, a parte l'immunologo riminese Roberto Burioni che ha dato indicazioni sulla situazione sanitaria, ricordando le buone prassi e plaudendo alla decisione del Governo di chiudere asili, scuole e sospendere attività di aggregazione.

Ad aprire la puntata l'intervento in diretta del premier Giuseppe Conte, che ha ricordato le "misure virtuose applicate subito dall'Italia. "Siamo stati i primi a chiudere i voli da e per la Cina. Avevamo dei piani pronti in vista di una possibile escalation di contagio". Conte ha inoltre ricordato che non c'è una "carestia alimentare", e quindi nonserve assaltare i supermercati. "Ci sarà sempre l'approvvigionamento alimentare".

Coronavirus, tutto quello che c'è da sapere e cosa fare

Salutato il presidente del Consiglio la parola è passata subito a Burioni: "La chiusura delle scuole è sacrosanta - ha esordito il dottore del San Raffaele di Milano - E' vero che i bimbi si ammalano in maniera più lieve, ma sono promiscui, stanno insieme e rischiano di contagiare". Alla domanda su cosa si possa fare Burioni è andato dritto al punto: "Abbiamo solo due armi per difenderci, l'isolamento e la diagnosi precoce. Adesso la Cina siamo noi e dobbiamo ostacolare il contagio. Alcuni provvedimenti possono apparire eccessivi, ma non lo sono. Dobbiamo fermare l'escalation".

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Il medico ha anche spiegato la differenza tra un'influenza normale e il Coronavirus e soprattutto ha risposto anche a medici che hanno detto che prima o poi la prenderemmo tutti. "Va fermata, se la prendessimo tutti sarebbe una tragedia. Dobbiamo impegnarci per non diffonderla. Rispetto a un'influenza normale, che ogni anno varia ma di cui in parte conserviamo gli anticorpi, questa non la conosciamo e non abbiamo medicine né vaccini. Inoltre va a colpire più in profondità l'area polmonare causando più rischi e pericoli per la salute. Va fermata".

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