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L'immunologo riminese Gorini al lavoro sul vaccino: "In autunno potrebbe essere pronto"

Già allievo di Burioni, l'immunologo è nel team impegnato a Oxford sulla ricerca del vaccino contro il coronavirus

E' una corsa mondiale contro il tempo per salvare vite umane e fermare il coronavirus. La ricerca del vaccino sta impegnando ricercatori e medici più importanti e fra loro c'è anche il ricercatore riminese Giacomo Gorini. Allievo di Roberto Burioni, Gorini è nel team dello Jenner Institute, prestigioso dipartimento dell'Università di Oxford che sta partendo con la sperimentazione di un vaccino per il coronavirus su 500 volontari. Alla guida di questo team e della ricerca c'è una donna, la professoressa Sarah Gilbert. "Nella migliore delle ipotesi, se non ci saranno intoppi, il vaccino potrebbe essere pronto in autunno - spiega l'immunologo - A fine aprile inizieremo a somministrare le dosi. I pazienti hanno tra i 18 e i 55 anni, sono tutti in buona salute e non hanno contratto il virus".
Il vaccino è stato creato con messo l'azienda italiana Advent (del gruppo Irbm) ed è tra quelli allo stadio più avanzato su cui si sta lavorando a livello globale. "Se il vaccino funzionerà, produrre non i milioni, ma i miliardi di dosi necessarie per vaccinare tutti richiederà un enorme sforzo organizzativo oltre che scientifico", evidenzia Gorini.
Quali sono gli step?
"In questa prima fase dobbiamo avere conferma che il vaccino sia sicuro, a breve termineremo i test di laboratorio. Poi si procedere con le prime somministrazioni".
Previsioni?
"Ripeto quello che ha detto la professoressa Sarah Gilbert, secondo lei all’80% funzionerà. Il Sars-CoV-2 è un virus ormai largamente disseminato e con il potenziale di infettare miliardi di persone se lasciato agire indisturbato. Per questo motivo, una volta trovato un vaccino efficace, renderlo disponibile per tutti richiederà del tempo: il tempo per produrre, distribuire e somministrare non i milioni, ma i miliardi di dosi necessarie per vaccinare la popolazione suscettibile all'infezione. Forse si potrà comunque inziare a vaccinare in tempo relativamente breve quelle porzioni di popolazione a maggiore rischio".
Come state vivendo questa sfida?
"Il team Gilbert e collaboratori stanno facendo un lavoro grandioso non solo dal punto di vista scientifico ma anche organizzativo. A loro si aggiungono tanti altri scienziati al mondo alla ricerca di un vaccino, una diagnosi più veloce o un trattamento. Per questo motivo, io resto ottimista. Auguriamo a tutti buona fortuna, che ce n'è bisogno".

Come vive l'emergenza italiana a distanza?
"Seguo con grande attenzione. Quella verso l'estero per me non è stata una fuga ma una chiamata. Volevo venire a Oxford da quando la visitai all'età di 16 anni e rimasi folgorato da luoghi e tradizioni. Sono molto felice della preparazione che ho ricevuto in Italia, solidissima. Resto tanto affezionato al mio Paese, a cui sono vicino con l'animo durante questo periodo".

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