Lunedì, 14 Giugno 2021
Cronaca

Infermiera nel reparto Covid, la storia di Karolina: "La felicità più grande è vedere i pazienti tornare dalle loro famiglie"

"Si entra in ospedale e viene risucchiati da un vortice di emozioni e situazioni che si protaggono per ore, ma affrontiamo il turno a muso duro"

I solchi profondi scavati dalla mascherine sui loro volti sono tra le immagini che accompagneranno questi drammatici mesi. Mesi che si ricorderanno con una parola: coronavirus. Una sola parola per aprire una voragine. Undici lettere che tengono in pugno il mondo. Le vite delle persone, quelle che lottano, quelle che sono cadute e quelle schierate in prima linea per aiutare gli altri. E, insieme ai medici, ci sono loro, gli infermieri. Martedì 12 maggio viene celebrata nel mondo la Giornata internazionale dedicata a questi grandi professionisti. In tempo non sospetti l'Oms aveva dichiarato il 2020 l'anno degli infermieri e intuizione non è mai stata più azzeccata. A raccontare schegge di questa dura realtà è la riminese Karolina, infermiera dal 2010 e in servizio all'ospedale Infermi. Il lavoro di Karolina abitualmente è in sala operatoria, ma con la diffusione del virus le sale sono diventate reparti di rianimazione covid e, così, per due mesi lei e altre colleghe hanno lavorato con impegno e dedizione per fare fronte all'emergenza. "Essere infermiera in un reparto covid non é per niente semplice - racconta Karolina Zbrowska - in ospedale si viene risucchiati da un vortice di situazioni, emozioni che si protraggono per ore durante un turno lunghissimo, si fa fatica a riconoscere colleghi, medici, infermieri, oss, siamo tutti vestiti come omini Michelin, si vedono solo gli occhi".
Qual è la speranza ogni giorno?
"Tutti condividiamo la stessa, tornare presto alla normalità".
Cosa fa più paura?
"Il virus fa paura e si ha ancora più paura di portare questo mostro a casa. Le giornate in reparto sono lunghe ma bisogna affrontarle a muso duro giorno dopo giorno".

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La soddisfazione più grande?
"Non c’è cosa più bella che vedere la felicità negli occhi di una persona che ce la fa e torna a casa dai propri cari. A volte un semplice grazie o una risata con un collega rendono il tempo meno duro. E noi di risate ne abbiamo fatte tante, sono servite a non abbattersi. Paradossalmente é stato il periodo più difficile che io abbia affrontato a livello lavorativo ma allo stesso tempo il più bello e questo grazie a tutti i colleghi e ai medici".
Cosa porterà con sé finita questa emergenza?
"Tanta esperienza, dolore, gioie, il ricordo di un team fantastico. Ho conosciuto persone meravigliose. Abbiamo pianto e riso. Penso agli anestesisti che ci hanno affiancato giorno per giorno, a tutti i medici, agli oss sempre pronti a sostenerci e ai lavoratori che si occupano delle pulizie che stanno facendo un grande lavoro per garantire la sicurezza di tutti. Ce la faremo, ce la stiamo facendo ed è necessario non abbassare mai la guardia".

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