Crack Aeradria: avviso conclusioni indagini anche per il sindaco Gnassi

Sono 34 gli indagati per il fallimento della società che gestiva l'aeroporto "Federico Fellini" di Rimini

Un gruppo nutrito di 34 persone, tra cui 9 tre ex sindaci e amministratori locali, sono finiti nel mirino della magistratura per il fallimento di Aeradria, l'ex società di gestione dell'aeroporto di Rimini "Federico Fellini". Tra questi il primo cittadino riminese, Andrea Gnassi, e il presidente di RiminiFiera, Lorenzo Cagnoni. L'indagine sullo di Rimini può dirsi chiusa e i reati contestati dalla Procura della Repubblica per gli amministratori pubblici e vertici societari, dal 2005 al 2013, sono pesanti. Si contesta innanzitutto l'associazione per delinquere finalizzata a falsare i bilanci di Aeradria fino al tracollo nel novembre di due anni fa, oltre a altri reati fallimentari, fino all'abuso d'ufficio e alla truffa aggravata per ottenere erogazioni pubbliche. Il procuratore capo, Paolo Giovagnoli, e i sostituti Paolo Gengarelli e Luca Bertuzzi, hanno firmato gli avvisi di conclusione indagine che in questi giorni sono stati notificati ai 34 indagati.

L'elenco è particolarmente lungo e, tra i vari personaggi, figurano tutti quelli che hanno amministrato la cosa pubblica negli ultimi anni. Sono indagati per associazione per delinquere, ma anche per la bancarotta di Aeradria, oltre alla truffa e all'abuso d'ufficio, Nando Fabbri e Stefano Vitali, ex presidenti della Provincia di Rimini, Alberto Ravaioli e Andrea Gnassi, rispettivamente ex sindaco e attuale primo cittadino di Rimini, Manlio Maggioli, presidente della Camera di commercio dal 1995 socio di riferimento di Aeradria, Lorenzo Cagnoni, presidente del cda di Rimini Fiera e società del Palazzo dei congressi entrambi soci di Aeradria, Massimo Masini, presidente cda Aeradria, Massimo Vannucci, vice presidente, Alessandro Giorgetti, presidente di Air, società controllata da Aeradria.

Nelle carte agli atti dei magistrati, secondo la Procura i 34 indagati hanno promosso "un'organizzazione nell'ambito della quale strumentalizzavano gli incarichi direttivi da loro ricoperti nella società Aeradria e nelle sue controllate e collegate e nelle istituzioni pubbliche". Sempre secondo l'atto di accusa, i 9 indagati principali "decidevano le strategie atte a dissimulare i contributi pubblici illegittimamente destinati alle compagnie a aeree tra cui Ryanair travisati sotto forma di incentivi a sostegno della promozione delle attività turistiche". E' proprio in questo ambito che arrivava la falsificazione dei bilanci di Aeradria, con relativa bancarotta fraudolenta, con finte poste di credito o con crediti attenuti attraverso le banche che li concedevano in base alla fiducia accordata sulla base della funzione pubblica rivestita. Ossia le lettere di patronage, firmate dai soci che garantivano i prestiti bancari ad Aeradria.

Per false comunicazioni sociali sono indagati anche i sindaci di Riccione, Cattolica, Bellaria e Misano. Tutti soci di Aeradria. A Massimo Pironi, ex sindaco di Riccione, una lettera di patronage viene contestata anche l'abuso d'ufficio. False comunicazioni sociali contestata anche ai membri dei cda Aeradria. Stralciata e probabilmente in via di archiviazione invece la posizione dei vertici dell'Enac indagati in un primo momento nel fallimento dell'aeroporto. Enac, nella persona del presidente Vito Riggio, in virtù della convenzione provvisoria tra Aeradria e Enac, non aveva alcun controllo sul libri contabili della società, ma solo che venissero applicate le norme sulla sicurezza dello scalo.

Sulla questione è intervenuto il deputato Tiziano Arlotti: ""La formale chiusura dell’inchiesta su Aeradria non si discosta di un millimetro da quanto già era emerso dalla Procura della Repubblica di Rimini nei mesi scorsi. E, come è accaduto in quelle occasioni, ribadisco la mia totale vicinanza e solidarietà agli amministratori pubblici coinvolti nella vicenda, nessuno dei quali- come sostiene lo stesso procuratore Capo- ha intascato un solo euro per sé. Nella storia della gestione dell’aeroporto “Fellini” ognuno di loro ha  agito avendo l’interesse pubblico e il bene della comunità locale come unico fine, nella consapevolezza dell’importanza di tale infrastruttura, fondamentale e strategica per il territorio. Tutte le componenti della collettività riminese (sociali, economiche, politiche, pubbliche, private), dieci anni fa e oltre avevano chiesto con determinazione alle amministrazioni locali di prodigarsi per mantenere e rafforzare il ruolo e la funzione del Fellini per la nostra economia e il nostro turismo, in un momento in cui lo scalo era ridotto ai minimi termini, e dunque inservibile alle esigenze della comunità contando su un numero di passeggeri ben al di sotto di ogni livello di guardia. E gli amministratori pubblici, insieme alle componenti economiche e sociali, hanno permesso in questi anni di fare raggiungere all’aeroporto di Rimini il milione di passeggeri e di essere inserito a tutt’oggi, nonostante le vicissitudini della società di gestione, fra i 26 scali di interesse nazionale. Con lo stesso spirito si è lavorato per la riapertura del “Fellini” e per la sua ripartenza, in modo da continuare a garantire il basilare apporto dello scalo per il tessuto economico e il comparto turistico dell’intero territorio riminese. Se mi si permette, queste non sono opinioni, ma cronaca, storia di questo territorio. E questo verrà sicuramente dimostrato, quando il fumus si diraderà e allora a contare saranno solo e esclusivamente i fatti. Non ho alcun dubbio"

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