Cura Italia, Confcommercio: "Le imprese hanno bisogno di un piano per gli investimenti non di elemosina"

Le piccole e medie imprese, che sono la spina dorsale di questo Paese, sono state abbandonate dallo Stato

"Non mi sarei mai aspettato che il governo, lo Stato, la patria, ci abbandonasse". Va dritto al punto il presidente provinciale di Confcommercio Gianni Indino, commentando il decreto Cura Italia. "Lo Stato ci ha abbandonato per anni e continua a farlo. Le piccole e medie imprese, che sono la spina dorsale di questo Paese, hanno lavorato, creato, prodotto per far crescere la nazione. Abbiamo creato posti di lavoro, benessere per milioni di lavoratori, abbiamo contribuito allo sviluppo dell’Italia elevandola a quinta potenza mondiale. E adesso? In questo momento di gravissima difficoltà per i commercianti, per gli operatori del turismo, per gli agenti di commercio, insomma per tutti i piccoli imprenditori, ci sentiamo dire: forse, sì ma, vedremo... Riteniamo i 600 euro previsti per alcuni nel Decreto un’elemosina, un'offesa che non ci saremmo mai aspettati. Una cifra addirittura inferiore al Reddito di cittadinanza".

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Il decreto Cura Italia

"Le nostre aziende hanno bisogno di ben altro, hanno bisogno di un immediato sostegno economico a fondo perduto, perché sappiamo già che non si riaprirà per molto tempo e senza incassi non si riuscirà a far fronte al pagamento delle tasse, neanche se le scadenze sono state spostate di qualche settimana. No, così non va bene. La stagione turistica estiva sarebbe dovuta partire da qui a qualche giorno. All’orizzonte però non c’è il sole, ma nuvole nere sui settori del nostro turismo che saranno messi in ginocchio. Hotel, ristoranti, bar, campeggi, stabilimenti balneari, discoteche, parchi di divertimento, parchi acquatici ... un intero comparto che verrà cancellato senza provvedimenti urgenti e congrui. Abbiamo bisogno di un vero “piano Marshall” per gli investimenti, non di elemosina. Il governo prenda coscienza che un settore come il turismo genera oltre il 13% del Pil nazionale e va salvaguardato, difeso, incentivato e non umiliato. Dopo aver dato tanto, questo è il momento in cui pretendiamo di avere qualcosa. Ne va della sopravvivenza delle nostre aziende, delle nostre famiglie. Non dimenticate che diamo lavoro a più del 50% degli italiani, ricordate che senza le micro e piccole imprese non c’è lavoro, senza lavoro le famiglie non si sostengono e il Paese andrà in rovina. Non si deve lasciare indietro nessuno. E ci auguriamo che il contributo che chiediamo per ripartire non sia vanificato dalla burocrazia, che risulterebbe un colpo mortale alla salvezza delle nostre imprese e alla ripresa dell’economia nel nostro Paese. Vanno prese decisioni e vanno prese adesso, senza forse e senza vedremo. Lo Stato interpreti al meglio il suo ruolo, magari prenda esempio dalle Regioni e dalle amministrazioni locali che si sono prese a cuore le sorti dei cittadini che rappresentano e si stanno attivando con un’attenzione particolare a famiglie, lavoratori e imprese. Ora è il momento che la politica si faccia carico di questo grido di dolore, che accenda un faro su questa situazione e raccolga questa nostra disperazione".

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