Giornata mondiale contro l'ictus: a Rimini tra 600 ai 1000 casi all'anno

L’ictus è una patologia cerebrovascolare che l’Oms definisce “segno clinico a rapida evoluzione di un deficit focale della funzione cerebrale di probabile origine vascolare”.

Il 29 ottobre è la Giornata Internazionale di sensibilizzazione nei confronti dell’Ictus, e l'Ausl di Rimini ha illustrato l'attività su questa specifica patologia e per contribuire a creare una maggiore sensibilizzazione in merito nei cittadini – potenziali utenti. L’ictus è una patologia cerebrovascolare che l’Oms definisce “segno clinico a rapida evoluzione di un deficit focale della funzione cerebrale di probabile origine vascolare”.

Si tratta dunque di una lesione emorragica o di una ostruzione di una arteria che conduce sangue al cervello, determinata abitualmente da trombosi o da embolo proveniente da altre parti del corpo (cuore, grossi vasi del collo). Rappresenta la terza causa di morte dopo le patologie di natura cardiaca e neoplastica e la prima causa di invalidità. L'ictus colpisce, a livello mondiale, una persona su sei, e una persona ogni sei secondi; le persone di sesso maschile sono più colpite di quelle di sesso femminile. Nell’80 per cento dei casi si manifesta con un’ischemia cerebrale, nel restante 20 per cento con un’emorragia.

In Italia le persone colpite sono circa 700 al giorno. A livello locale i casi attesi in provincia vanno da 600 a 1.000 l’anno (2-3 per mille abitanti). L’ictus si manifesta solitamente con alcuni sintomi tipici: deformità asimmetrica del viso (in particolare delle labbra), debolezza del braccio e della gamba corrispondenti fino alla paralisi laterale, difficoltà di eloquio. Qualora si riscontrino questi sintomi, è bene chiamare immediatamente il 118 per soccorrere il paziente il più rapidamente possibile e avviarlo al percorso clinico più appropriato per lui.

All’Ospedale “Infermi” di Rimini è attivo dal 2009 uno strocke team, vale a dire un percorso organizzativo mirato all’effettuazione, nei casi in cui ciò è indicato, di un trattamento denominato trombolisi, una procedura innovativa che consente di disostruire il vaso cerebrale colpito, attraverso la somministrazione di un apposito farmaco. Prima di tale procedura – oltre a cercare di prevenire questo tipo di patologia riducendo i fattori di rischio (ipertensione, cardiopatia, diabete mellito, fumo, alcol, colesterolo alto) - nel caso di malattia conclamata era possibile solo curare i sintomi e trattare le gravi conseguenze.

Attraverso la trombolisi, invece, introducendo in circolo farmaci specifici quali l’r-TPA si interviene sul vaso colpito per ottenere un recupero delle funzioni vitali da parte del paziente. Questa procedura, oltre ad aumentare significativamente le probabilità di sopravvivenza, può portare ad un recupero delle facoltà quasi completo, o comunque molto superiore rispetto alle terapie tradizionali.

Vi è però un'ulteriore possibilità d'intervento, in alcuni casi ancor più selezionati, che è la disostruzione del vaso con l'intervento farmacologico proprio all'altezza del vaso, operazione che può essere svolta da un neuroradiologo interventista. Rimini dispone già di questa figura, il dottor Michele Sintini, direttore del Servizio di Neuroradiologia, e una delle politiche di integrazione a livello di Area Vasta sarà proprio quella di mettere a sistema le competenze di ogni singola azienda per accrescere le possibilità interventistiche sui pazienti.

I farmaci utilizzati per la trombolisi, affinché il trattamento abbia successo, devono essere somministrati entro un breve lasso di tempo e possono essere utilizzati per pazienti in età tra 18 e 80 anni. Vi è inoltre una serie di controindicazioni (in particolare per paziente con quadro clinico in cui è più alto il rischio di emorragia): i medici valutano il paziente a seconda di vari parametri tra cui due protocolli internazionali denominati scala di Glasgow e scala di Cincinnati.  In conclusione da tale trattamento può trarre giovamento una percentuale del 5 per cento circa dei pazienti colpiti. E dal momento della sua attivazione, a Rimini sono stati 87 i casi sottoposti a trombolisi.

Siccome il tempo è un elemento fondamentale per la riuscita del trattamento, la procedura dello strocke team contempla la rapidissima attivazione ed integrazione di varie Unità Operative e Servizi: dopo il 118, Pronto Soccorso (diretto dal dottor Marco Galletti, con referente appunto la dottoressa Perin), Neurologia (diretta dal dottor Alessandro Ravasio), Neuroradiologia (diretta dal dottor Sintini), Laboratorio Analisi. Servizi che sono stati potenziati anche in virtù del fatto che l’intera procedura (dall’ictus alla somministrazione del farmaco, quindi il trasporto in ospedale, le indagini finalizzate alla diagnosi e alla esclusione di controindicazioni) deve essere completata, appunto, entro quattro ore e mezza dall’episodio acuto.

In occasione della Giornata Internazionale dell’Ictus, l’Azienda invita dunque alla massima attenzione rispetto ai sintomi della malattia, per attivare un tempestivo soccorso e, laddove vi siano i requisiti di appropriatezza, la procedura della trombolisi. “Ci sono pazienti che in presenza di questi sintomi – racconta la dottoressa Perin – non chiamano subito il 118 e non vanno subito in Pronto Soccorso. Aspettano, talvolta anche il giorno dopo, prima di farsi vedere. Questo diminuisce notevolmente le loro possibilità di guarigione e riabilitazione”.

Un vero e proprio appello quello della dottoressa Tiziana Perin: “Abbiamo avuto anche persone giovani, una mamma di 35anni, un dirigente d'azienda di 49, un'imprenditrice di 60 anni, su cui si è potuto intervenire per tempo e che grazie alla trombolisi hanno ripreso i loro precedenti ritmi di vita. Siamo di fronte ad una situazione simile a quella dell'infarto: è importante la prevenzione con corretti stili di vita, ma non appena si sente un sintomo a rischio bisogna ricorrere ai servizi dell'emergenza. In questo senso abbiamo una stretta collaborazione anche con San Marino per i pazienti di quel territorio”. Così come per tutti gli interventi di cura vi è una percentuale, che si attesta sul 4,6 per cento, di possibili complicanze anche con possibile esito fatale.

Il dottor Lovecchio ha precisato che “da un lato vogliamo incrementare il più possibile la quantità di pazienti che possono essere sottoposti a trombolisi, e questo dipende dalla loro prontezza nel richiedere il soccorso: noi abbiamo predisposto i servizi, con uno sforzo organizzativo non indifferente e con i professionisti delle varie branche che si attivano insieme in tempi rapidissimi. Dall'altro lato, per tutti quei pazienti, e sono la maggioranza, che non possono usufruirne, esistono, e saranno sempre più implementati, percorsi di cura e riabilitazione presso le nostre strutture ospedaliere e territoriali”.

Rispondendo alle domande il Direttore Sanitario ha inoltre ricordato che “così come si potrà fare per la trombolisi, già in altre discipline esiste da tempo una forte collaborazione tra le Aziende di Area Vasta, ad esempio per la Chirurgia Pediatrica, coi nostri professionisti che operano anche altrove, e viceversa per il Maxillo facciale, coi professionisti cesenati che seguono anche nostri pazienti. E sono attivi i tavoli di lavoro per far sì che queste collaborazioni d'eccellenza aumentino sempre anche in vista della futura azienda unica”.

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