I musicisti riminesi nel nuovo album dedicato a Fabrizio De André

Federico Mecozzi: "Suoniamo con i Ministri, la collaborazione con la band è nata durante il concerto Rimini canta Rimini per i 40 anni del disco"

Federico Mecozzi, a sinistra, con la band i Ministri

Il 26 aprile esce “Faber Nostrum”, un disco tributo a Fabrizio De André, che vede la partecipazione di alcuni dei nomi più influenti della nuova scena musicale italiana, fra cui Lo Stato Sociale, Gazzelle, Vasco Brondi, Motta, Ex-Otago e i Ministri. E proprio con quest'ultima band, che si è esibita la scorsa estate a Rimini, suona un pool di musicisti romagnoli. La collaborazione è nata lo scorso 21 luglio, quando il gruppo si è esibito all'evento "Rimini canta Rimini" per i 40 anni del disco "Rimini" di De André. Alla corte degli Agostiniani i Ministri hanno conosciuto e lavorato con il violinista e direttore d'orchestra Federico Mecozzi e da quel momento hanno dato il via a un'amicizia che li ha riportati in studio di registrazione. Insieme, infatti, hanno interpretato per il disco la canzone "Inverno", brano poi scelto per anticipare il disco.

"Per questo progetto ho scritto l'arrangiamento orchestrale e registrato violini e viole - afferma Federico Mecozzi - è un progetto bellissimo e sono felice che la collaborazione con i Ministri sia nata proprio sul palco riminese durante la serata organizzata da Massimo Roccaforte di Interno4 edizioni insieme a la rassegna Percuotere la mente. Hanno lavorato talentuosi musicisti romagnoli e abbiamo registrato negli studi Numeri Recording di Cristian Bonato a Coriano". Nel progetto sono stati coinvolti il riminese Cristina Bonato, il sammarinese Anselmo Pelliccioni al violoncello, il cesenate Giovanni Cacciaguerra al corno e l'imolese Luigi Zardi alla tromba.

A proposito del progetto Dori Ghezzi afferma: «Sono senza dubbio favorevole a rivisitazioni che comportano scelte coraggiose e quasi spericolate, per poi scoprire, piacevolmente, che hanno ragione di esistere. Del resto, anche Fabrizio sentiva di volta in volta l'esigenza di sperimentare e innovarsi cercando di non ripetere se stesso. Queste operazioni oltretutto ci confermano che c'è sempre un forte punto di congiunzione e comprensione fra più generazioni e diversi linguaggi».

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