Dopo la burrasca, abbandono e degrado vanno in scena al ponte di Tiberio

All'ombra di uno dei simboli più celebrati di Rimini, le imbarcazioni abbandonate del Parco Marecchia rimangono spiaggiate sull'erba senza che nessuno sia ancora intervenuto per la bonifica degli scafi

Barche di nessuno che, molto probabilmente, prima della burrasca di San Martino erano già semi affondate nell'invaso del ponte di Tiberio e che, a distanza di quasi una settimana dalla tempesta, nessuno si è ancora preoccupato di rimuovere. All'ombra di uno dei simboli più celebrati di Rimini, che a 2mila anni dalla sua inaugurazione continua ad essere utilizzato senza sosta dagli automobilisti, sono ben cinque i resti degli scafi ridotti in pessimo stato che abbruttiscono il Parco Marecchia. Fatte riemergere dalla furia del vento e dall'ondata di piena del porto, pieni di rifiuti e di acqua putrescente, le barche non rappresentano certo una delle migliori cartoline della città e, tra l'indifferenza di chi fa jogging o di chi è a passeggiare, fanno da sfondo al ponte romano. Probabilmente in attesa dei mezzi che si occupano dello smaltimento dei rifiuti, gli scafi contribuiscono a creare un clima da discarica proprio a ridosso dell'area dove sono conservati (tra l'erba alta e nessun cartello che spieghi ai passanti di cosa si tratta) alcuni pezzi del ponte di Tiberio. Resta difficile da mandare giù, per molti, che dopo una settimana nessuno si sia preoccupato di eliminare questa bruttura che non è certo una bella cartolina per la città.

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