Divieti di balneazione: bagnini e albergatori chiedono i prelievi il lunedì e non il venerdì

Il dirigente Arpae Giuseppe Bortone: "Con la Toscana avevamo approvato un metodo che accorciava i tempi di misura da 48 a 18-22 ore"

Migliorare la comunicazione, provare a programmare i prelievi dell'acqua il lunedì e non il venerdì e valorizzare di più le buone notizie riguardanti la salute del mare. Sono queste le richieste arrivate alle commissioni Politiche per la salute e Politiche economiche dalle associazioni di bagnini e albergatori romagnoli in merito alle problematiche nate dall'applicazione del divieto di balneazione lungo la riviera. Specie dopo il maltempo che ha colpito la costa adriatica nel week end del 27 e 28 luglio scorsi. Un problema sottoposto ad Arpae, oltre che agli assessori Andrea Corsini e Sergio Venturi. "Già dal 2017 - ha spiegato il dirigente Arpae Giuseppe Bortone - con la Toscana avevamo approvato un metodo che accorciava i tempi di misura da 48 a 18-22 ore. Su questo metodo esiste anche l'approvazione dell'Istituto superiore della sanità, ma non è ancora andato avanti al ministero della Sanità".

Resta comunque il fatto che "questo problema - secondo Sergio Donati di Federalberghi Emilia-Romagna - ha creato grossi disagi anche agli hotel. È importante che si affronti soprattutto la questione di come vengono date le comunicazioni sui divieti di balneazione, perché il modo in cui viene fatto può danneggiare gli albergatori, tenuto comunque conto che la salute dei cittadini è importante". Secondo Riccardo Santoni (Fiba) "dobbiamo cercare di fare quadrato e valorizzare di più gli aspetti legati alla salute del mare, che spesso è ottima e abbiamo dei dati rassicuranti per bagnanti e cittadini. Non so se è possibile, però si potrebbero programmare i prelievi il lunedì e non il venerdì, perché così si hanno le successive 48 ore per fare altri controlli e gestire una emergenza spesso creata da un temporale". Che la regione abbia "delle acque eccellenti" lo pensa anche Stefano Patrizi della cooperativa dei bagnini. "Occorre mettere a punto un piano di comunicazione collettiva - ha sottolineato -, perché non possiamo essere quelli che hanno delle acque ottime ma poi veniamo bastonati per una percezione falsa di quello che sta succedendo".
Per quanto riguarda la comunicazione, Bortone ha sottolineato che "il decreto ministeriale che ha stabilito i criteri su cui basare la gestione del rischio è molto puntuale. Nella norma ci sono degli obblighi, come il campionamento analisi con l'obbligo di trasparenza immediata. Dunque, siamo obbligati per legge a mettere sul nostro sito il dato che emerge dai campionamenti. Poi, eventualmente, si possono mettere in campo azioni perché questi dati non vengano strumentalizzati sulla stampa".

Per Massimiliano Pompignoli (Lega) "è inspiegabile come ci possano essere tempi così lunghi per capire quali siano le condizioni di salute del mare. Nel 2019 non possiamo ancora avere problematiche collegate a questi divieti che arrecano un enorme disagio e danno economico. Credo che l'emergenza non sia stata gestita al meglio". Ma Nadia Rossi (Partito democratico) ha sottolineato che "se qualcuno degli attori interessati non fa quello che è previsto dalla legge, rischia una denuncia per omissione. Partiamo sempre dal fatto che si parla della salute delle persone. La chiave di tutta questa situazione si potrebbe affrontare spronando il governo".

Ma che ci sia un problema di comunicazione emerge anche dalle parole dell'assessore Corsini: "Dovremo imparare a comunicare meglio che le nostre acque di balneazione sono classificate come acque eccellenti. Perché mai come quest'anno - ha sottolineato - la stampa nazionale ci ha preso di mira: non si era mai verificato un bombardamento e un attacco così pesante con titoli di giornali dove sono stati messi in evidenza le ordinanze dei sindaci associandole a scarsi controlli. Le regole su questo tema non le scriviamo noi, le giornate in cui fare i controlli non possiamo modificarle a meno che non ci siano condizioni particolari, così come non possiamo fare prelievi al di fuori degli orari stabiliti. Ma tra le cose che possiamo fare, c'è il tentativo di lavorare col ministero della Salute per evitare che ci sia la sovrapposizione tra il normale prelievo per la valutazione delle acque e la gestione dell'emergenza".

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"Se chiudiamo gli occhi sull'emergenza - spiega Andrea Bertani del Movimento Cinque Stelle - rischiamo di rovinare anche la fama di quel 97 percento di acque eccellenti. Dobbiamo comunque puntare sulla trasparenza, perché se, ad esempio, capita il caso di un bambino che prende l'otite per aver fatto il bagno in acque inquinate quando non c'era il cartello, la responsabilità è di tutti". Infine, secondo Fabio Callori (Fratelli d'Italia) "il problema è anche cosa finisce in mare".

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