Donne e lavoro, la Consigliera di parità: "Situazione più difficile, in provincia 244 dimissioni dopo la maternità"

Aumentano le discriminazioni: 43 richieste di aiuto contro le 34 del 2017, tre casi riguardano la paternità

Questa mattina in Provincia è stata presentata la relazione sull’attività della Consigliera di Parità svolta nell’anno 2018. Ad aprire la conferenza stampa il presidente della Provincia di Rimini Riziero Santi, che ha sottolineato come quella di controllo dei fenomeni discriminatori in ambito occupazionale e la promozione delle pari opportunità sul territorio provinciale sia una delle funzioni fondamentali assegnate alle Province, funzione che la Provincia di Rimini intende esercitare pienamente con tutti gli strumenti a disposizione, non ultimo puntando sulla promozione di quel cambiamento culturale che è alla radice del contrasto ad ogni forma di discriminazione. La Consigliera di Parità della Provincia di Rimini, Carmelina Fierro, ha illustrato l’attività svolta nel corso del 2018, che oltre alla presa in carico e alla gestione dei casi di discriminazione di genere, ha visto l’organizzazione di incontri e la promozione di momenti formativi nel territorio, finalizzati proprio alla sensibilizzazione e alla maggiore conoscenza del tema e degli strumenti di tutela a disposizione.
La base di partenza sono i dati provinciali forniti dall’Ispettorato territoriale del lavoro (ITL).
Nel 2018 in totale le dimissioni delle lavoratrici madri nel primo anno di vita del bambino sono state 244. In generale, lo scorso anno sono aumentate le richieste di intervento: 43 contro le 34 del 2017. 40 riguardavano donne, tre uomini che avevano difficoltà nel farsi riconoscere i diritti per la paternità. 

L’attività della Consigliera di parità, figura insediata nelle Province per legge e di nomina ministeriale, una volta presi in carico i casi di discriminazioni di genere, consiste nella loro valutazione e nell’intervento per promuovere buone pratiche attraverso un coinvolgimento delle aziende. In termini operativi l’Ufficio della Consigliera segue una procedura che prevede l’accoglienza dell'utente, il colloquio e la gestione del caso. L’indagine parte dall’attivazione di un primo confronto con le rappresentanze sindacali eventualmente coinvolte e con i datori di lavoro. Nel 2018 sono stati seguiti complessivamente 44 casi (41 donne e 3 uomini), in prevalenza occupate in aziende del settore privato. I casi trattati sono in crescita rispetto al 2017 (erano 34) La maggior parte dei lavoratori che operano in aziende private provengono dal settore del commercio/turismo e servizi. Il mercato del lavoro locale è caratterizzato dalla presenza di piccole aziende, tuttavia si rileva in aumento l’utenza che si è rivolta alla Consigliera di parità alle dipendenze di aziende medio-grandi (organico superiore alle 100 unità). La risoluzione dei casi trattati è passata principalmente attraverso soluzioni atte a promuovere azioni positive per i rapporti in essere con il datore di lavoro. Si conferma questa la via privilegiata non solo perché preferita dai lavoratori, in quanto psicologicamente, temporalmente ed economicamente più sostenibile, ma anche perché più idonea rispetto alla necessità di individuare e raggiungere accordi conciliativi.

Relativamente all’età, il 64% delle persone che si sono rivolte alla Consigliera hanno età tra i 19 e i 45 anni con esigenze di cura correlate alla maternità. Relativamente ai dati sulle dimissioni si è trattato di lavoratrici e lavoratori con un livello medio-alto di scolarizzazione (diploma-laurea) e con un contratto di lavoro pluriennale di lavoro nella stessa azienda.
Dei 44 casi trattati 3 sono relativi a uomini, tutti alle prese con situazioni di difficoltà connesse alla paternità. Quasi un terzo delle discriminazioni riguarda situazioni di maternità/paternità, quasi un quarto vere e proprie molestie nel luogo di lavoro.
Motivo della richiesta di intervento: 24% per moelstie; 15% conciliazione vita e lavoro; 32% per maternità o paternità; 29% per progressione di carriera.

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La maggior parte dei casi sono stati definiti con la promozione di buone pratiche all’interno delle aziende. In tanti casi l’informazione e l’aver guidato le donne nelle procedure da seguire per presentare istanze di conciliazione sono risultate efficaci, e rispetto al passato c’è un significativo aumento delle azioni positive che evitano l’inasprimento delle conflittualità all’interno delle organizzazioni e il conseguente licenziamento che significa non solo estromissione delle donne dal mondo del lavoro (il tasso di occupazione femminile è ancora al di sotto della media indicata dall’Europa) ma anche perdita di risorse qualificate da parte delle aziende (le donne licenziate hanno in media un’esperienza pluriennale di lavoro nella stessa azienda). Questo dato, l’incremento delle azioni positive, è il risultato del lavoro svolto insieme a sindacati, consulenti del lavoro e avvocati, Inail, Medicina del lavoro, ITL e INPS, un lavoro che rende operativo il protocollo di intesa di prevenzione e rimozione della discriminazione prima della risoluzione, evitando licenziamenti.
E’ significativo il ricorso alla Consigliera da parte di donne cinquantenni che rilevano situazioni di disagio e di rischio di perdita del posto di lavoro perché considerate più onerose rispetto a stagesti/e e giovani senza impegni familiari. Altro dato significativo per il 2018 è la presenza di comportamenti a connotazione sessuale da parte dei superiori (responsabili di negozio, area manager, titolari).
La maggior parte delle aziende con cui l’Ufficio si è confrontato ha riconosciuto la stretta correlazione tra benessere aziendale del proprio personale e produttività: si riconosce in particolare la responsabilità della salute e della sicurezza dei propri dipendenti tra cui l’attenzione alle esigenze di conciliazione dei tempi e il clima lavorativo.

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