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L'estrema sinistra rompe il patto di omertà, svolta nell'accoltellamento del Rio Grande

Si stringe il cerchio dei carabinieri intorno ai partecipanti della rissa avvenuta nel locale di Bellaria lo scorso 9 marzo quando, ad affrontarsi, furono due gruppi politicamente opposti

Svolta nell'indagine sull'accoltellamento nei pressi del Rio Grande di Bellaria, avvenuto la notte del 9 marzo, quando si affrontarono due gruppi di giovani politicamente opposti. Ad avere la peggio, in quella occasione, furono un 23enne e un 24enne appartenenti ai gruppi dell'estrema sinistra rimasti feriti da una coltellata sferrata da un 22enne appartenente agli ambienti della destra riminese che era stato poi arrestato dai carabinieri lo scorso 13 marzo. Un'indagine che, fin da subito, è apparsa molto difficile a causa del clima di omertà che regnava soprattutto nel gruppo della sinistra che, secondo quanto ricostruito dagli inquirenti dell'Arma, aveva in un primo tempo acceso una discussione con i militanti del  “Bellaria Skinheads” all'interno del locale. Quando gli animi si erano surriscaldati, il personale della sicurezza del locale aveva intimato al gruppo della sinistra antagonista riminese a lasciare il Rio Grande ma, questi, avevano poi teso un'imboscata agli skinheads che, quando sono stati aggrediti, hanno risposto con le coltellate.

Gli investigatori dell’Arma erano arrivati fin da subito all’identificazione dei partecipati alla rissa appartenenti all’area di estrema destra, mentre hanno trovato molta difficoltà ad individuare quelli dell’apposta fazione (tra cui anche delle ragazze), che erano di fatto in numero superiore rispetto ai rivali. Questi ultimi, infatti, sono risultati determinati a non rivelare l’identità degli aderenti al gruppo. Tuttavia nel corso delle indagini gli inquirenti hanno potuto assistere ad una disgregazione interna al gruppo della sinistra antagonista, dovuta alla non condivisione delle vedute politiche su come reagire alle coltellate prese dagli skinheads che avevano provocato. In particolare, il gruppo della sinistra non ha reagito bene all'imposizione dell'omertà disposta dai compagni con un eccessivo autoritarismo da parte di un’ala più radicale vicina a compagini oltranziste bolognesi. A colmare la misura, comunque, è stata la campagna politica scaturita dopo la rissa nella discoteca che ha visto, lo scorso 22 marzo, una manifestazione antifascista essere organizzata a Rimini scaturita, poi, in una serie di atti vandalici nella città. Sono così inziate a trapelare, dai componenti della sinistra, tutta una serie di ammissioni che hanno permesso ai carabinieri di ricostruire l'intera vicenda e, attualmente, le indagini si stanno avviando a conclusione e sono in atto gli ultimi accertamenti tesi a confermare quanto già chiaramente appurato.    

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