Fallimento Aeradria, chiesto il rinvio a giudizio per sindaci e ex amministratori

Sono 19 gli indagati per il crack dell'aeroporto di Rimini tra cui Andrea Gnassi, Alberto Ravaioli, Manlio Maggioli, Lorenzo Cagnoni, Massimo Masini, Stefano Vitali e Massimo Pironi

E' arrivata la richiesta di rinvio a giudizio per gli indaganti nel fallimento di Aeradria, la società che gestiva l'aeroporto di Rimini 'Federico Fellini', dove spiccano i nomi eccellenti della politica riminese degli ultimi 10 anni. A vario titolo, sono 19 le persone che dovranno rispondere di associazione per delinquere, bancarotta, truffa e abuso d’ufficio. Oltre ai 9 indagati eccellenti, Nando Fabbri e Stefano Vitali, ex presidenti della Provincia di Rimini, Alberto Ravaioli e Andrea Gnassi, rispettivamente ex sindaco e attuale primo cittadino di Rimini, Manlio Maggioli, presidente della Camera di commercio all’epoca dei fatti contestati, Lorenzo Cagnoni, presidente del cda di Rimini Fiera e società del Palazzo dei congressi entrambi soci di Aeradria, Massimo Masini, presidente cda Aeradria, Massimo Vannucci, vice presidente, Alessandro Giorgetti, presidente di Air, società controllata da Aeradria, ci sono Mario Formica, vice presidente di Aeradria, Massimo Pironi, ex sindaco di Riccione, completano la lista Iliana Baldelli, Cesare Ciavatta, Ennio Attilio Sanese, Maurizio Cecchini, Pier Luigi Gasperini, Eugenio Pacassoni, Fabio Rosolen, Santo Pansica e Stefano Fabbri.

Per Nando Fabbri, Stefano Vitali, Alberto Ravaioli, Andrea Gnassi, Manlio Maggioli, Lorenzo Cagnoni, Massimo Masini, Massimo Vannucci e Alessandro Giorgetti l'ipotesi è quella di associazione a delinquere in quanto, secondo l'accusa, si sarebbero uniti per fornire false comunicazioni sociali sullo stato di Aeradria oltre ad aver commesso abuso d'ufficio e truffa aggravata. All’ex sindaco di Riccione, Massimo Pironi, viene contestato l’abuso di ufficio per la richiesta di 1.600.000 euro alla banca Carige in favore di Aeradria, senza avere le dovute garanzie. Il 30 novembre 2009, l’istituto accordò l’apertura di un credito in conto corrente di 100mila euro e l’erogazione di un mutuo mobiliare chirografario di 1.500.000 euro. L’ex sindaco, il 13 novembre dello stesso anno, sottoscrisse l’atto pubblico per il finanziamento di 1.600.000 euro con cui assicurava la garanzia di patronage dell’amministrazione di Riccione (fino alla concorrenza di 1.200.000 euro). Secondo la Procura i 9 indagati eccellenti avrebbero promosso "un'organizzazione nell'ambito della quale strumentalizzavano gli incarichi direttivi da loro ricoperti nella società Aeradria e nelle sue controllate e collegate e nelle istituzioni pubbliche".

Secondo quanto ricostruito dalla Procura, il "sistema Aearadria" si basava sulle lettere di patronage, degli impegni economici da parte delle amministrazioni senza delibere e coperture da parte degli enti pubblici, quindi Comune di Rimini e Riccione, per ottenere finanziamenti dalle banche. Cassa di Risparmio di Rimini e Banca Carige si costituiranno infatti parte lesa, oltre alle curatele di Aeradria, le società controllate Air e Rdr.

Laconico il commento di Andrea Gnassi che, in una nota stampa diffusa dal Comune, spiega di essere stato "avvisato dalla stampa locale del deposito della richiesta di rinvio a giudizio da parte della Procura di Rimini nei miei confronti e nei confronti di altre 18 persone per la vicenda Aeradria. Personalmente, ad oggi, né io né i miei legali abbiamo ricevuto alcuna comunicazione e pertanto diventa difficile procedere a qualsiasi considerazione nel merito, che farò quando in possesso delle comunicazioni e documentazioni del caso. Non mi sorprende più, invece, la modalità di ‘comunicazione’".

"Dunque al buio - conclude il primo cittadinomi limito a tre riflessioni generali. Nulla di nuovo o di sorprendente, ricalcando alla lettera, a quanto mi riferiscono gli organi d’informazione, l’impianto stranoto e strapubblicato della chiusura delle indagini. Continuo a ritenere quell’impianto accusatorio privo di qualunque elemento a sostenerlo. Finalmente adesso, dopo due anni e mezzo, si entra nella fase del confronto equilibrato tra le parti davanti a un giudice terzo. Avremo dunque l'occasione, come è stato nei mesi scorsi con lo stop alla richiesta di sequestro da parte della Cassazione, di far valere le nostre ragioni e argomentazioni".

LA REAZIONE DELL'OPPOSIZIONE - "Abbiamo sempre sostenuto che il connubio politico-imprenditoriale, che ha visto il coinvolgimento diretto di tutti gli amministratori comunali del centrosinistra riminese, ha portato al fallimento della società Aeradria - ha commentato Gennaro Mauro, capogruppo del Pdl in Consiglio Comunale.La nostra costante denuncia oggi trova conferma con la richiesta di rinvio a giudizio presentata dai magistrati inquirenti. Oggi ad essere messa in discussione è tutta la classe dirigente del Partito Democratico accusata di aver messo in atto una serie di condotte illegali atte a celare il forte indebitamento di Aeradria procrastinando lo stato di insolvenza della società. Gnassi, secondo i magistrati,  ha rivestito un ruolo di indiscusso protagonista in qualità di Sindaco dal giugno 2011, ma anche in qualità di assessore al turismo della provincia di Rimini dal 2005 al 2007, e quale presidente del consiglio d'amministrazione dell'Agenzia per il Marketing di Distretto - organismo della provincia che erogava i contributi pubblici destinati alle iniziative turistiche e di sviluppo del territorio. Lasciamo ai magistrati giudicare l'imputato Gnassi, alla politica interessa conoscere se il Partito Democratico si atterra alle indicazioni contenute nel codice etico approvato all’unanimità dalla Commissione Antimafia nel settembre del 2014. Il codice etico impegna i partiti e movimenti politici affinchè non vengano candidati soggetti coinvolti in reati di criminalità organizzata, contro la pubblica amministrazione, di estorsione ed usura, di traffico di stupefacenti, di traffico illecito di rifiuti e di altre gravi condotte. Siamo del parere che il PD riminese debba chiedere a Gnassi il ritiro della sua candidatura a sindaco nell'ipotesi di rinvio a giudizio". 

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I GRILLINI -  "Il rinvio a giudizio per 19 persone per la questione del fallimento di Aeradria apre un vaso di Pandora dal quale esce solo roba che puzza - tuona Marco Affronte, Europarlamentare riminese dell'M5S. - Sembra proprio la conferma di un sistema politico, perfettamente intrecciato fra Palazzi, Affari e Industria, per utilizzare il denaro pubblico con sconcertante leggerezza ai fini del mantenimento delle proprie posizioni acquisite. Un modo di fare vergognoso che, anziché risolvere, ha ingigantito i problemi. Com'è possibile che un Sindaco, rinviato a giudizio per 'Associazione a delinquere', possa ricandidarsi? Non dico dal punto di vista legale, ma morale. I rimines dovrebbero sentirsi offesi che il PD non sappia proporre nulla di meglio. E Andrea Gnassi, se avesse dignità, si ritirerebbe dalla corsa alla rielezione, a meno che il Giudice per l'Udienza Preliminare non decida di non mandarlo a processo. La richiesta per ora c'è. Se la sua posizione sarà chiarita, e ne uscirà pulito, avrà tempo per rifarsi.
 

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