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Cronaca

Il femminicida: "Il mio unico interesse è che mio figlio stia bene"

Udienza al Tribunale dei Minori per l'affidamento del piccolo Joe, il piccolo nato dall'unione di Simone Benedetto Vultaggio e Cristina Peroni quest'ultima uccisa dal compagno

"Il mio unico interesse è che Joe stia bene, voglio solo il bene di mio figlio". Queste le uniche parole pronunciate da Simone Benedetto Vultaggio, il 47enne riminese accusato del femminicidio della compagna Cristina Peroni difeso dall'avvocato Alessandro Buzzoni, durante l'udienza al Tribunale dei Minori di Bologna per l'affidamento del bambino di 6 mesi della coppia e attualmente in una casa famiglia dopo l'efferato delitto. Secondo quanto emerso, a rendersi disponibili per accogliere il piccolo sono stati sia la sorella di Vultaggio che la mamma della vittima e il Tribunale ha disposto una verifica da parte degli assistenti sociali su entrambe le famiglie per trovare la sistemazione più adeguata per il bambino. Nel frattempo, dopo i risultati emersi dall'autopsia secondo cui la Peroni sarebbe stata aggredita con un mattarello che ha infierito su di lei per 17 volte e poi finita con 50 coltellate una delle quali l'ha raggiunta alla giugulare, nella giornata di mercoledì 6 luglio verrà eseguito un sopralluogo degli inquirenti nel bilocale di via Rastelli dove si è consumato il delitto. Nei prossimi giorni, inoltre, la difesa del 47enne chiederà un incidente probatorio e la nomina di un perito per una perizia psichiatrica.

Vultaggio, intanto, continuerebbe a non ricordare quanto avvenuto nella prima mattinata del 25 giugno. Nonostante alcuni flash sul delitto, la memoria del 47enne si blocca al momento del litigio con la 33enne: "L'ultima cosa che ricordo è che stavamo litigando e il bambino piangeva - aveva spiegato al magistrato - poi ero sulla porta di casa sporco di sangue e col piccolo in braccio". Resta invece confermato il movente del femminicidio: la decisione della Peroni di ritornare a Roma col bambino come era già successo in passato a causa del carattere violento del riminese. Una versione, però, sempre rigettata dallo stesso Vultaggio che ha ribadito: "Non è asolutamente vero che alzavo le mani su di lei quando era incinta, eravamo una coppia normale ed è capitato che litigassimo ma dopo la nascita el bambino lei si disinteressava del piccolo e aveva deciso di tornare a Roma e potevo vedere mio figlio solo con le videochiamate". La Peroni, secondo quanto ricostruito, era tornata a Rimini una settimana prima del delitto ma, secondo il compagno "Tra di noi non c'era più dialogo e continuavamo a litigare per la gestione del bambino. Lei voleva tornare nella Capitale perchè sosteneva di poterlo crescere meglio con l'aiuto dei suoi genitori".

Nel frattempo i famigliari di Vultaggio si sono detti costernati per quanto accaduto sottolineando la loro vicinanza alla famiglia della vittima spiegando che, nei prossimi giorni, cercheranno di contattarli per presentare le loro scuse.

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