Cronaca

Interrogatorio di garanzia per l'ex editore de "La Voce di Romagna"

Gianni Celli, accusato di malversazione ai danni dello Stato, falso in bilancio e bancarotta fraudolenta, resta agli arresti domiciliari

Si è avvalso della facoltà di non rispondere, mercoledì mattina davanti al gip del Tribunale di Rimini, Gianni Celli l'ex editore de "La Voce di Romagna" finito agli arresti lo scorso venerdì. L'imprenditore era stato arrestato dalla Guardia di Finanza nel corso dell'operazione "Undertone" in quanto accusato di malversazione ai danni dello Stato, falso in bilancio e bancarotta fraudolenta. "Il dottor Giovanni Celli - ha commentato l'avvocato Alessandro Catrani, legale del 72enne - si è oggi avvalso della facoltà di non rispondere di fronte al Gip dottoressa Fiorella Casadei che aveva emesso il provvedimento restrittivo. Svilupperemo infatti i molteplici temi difensivi avanti al Tribunale della Libertà di Bologna. Il ricorso in tal senso sarà depositato a breve. Il dottor Celli intende ribadire in maniera risoluta, mio tramite, di non aver mai distratto denari dalle società a vantaggio suo e/o di suoi famigliari. Oggetto dell'indagine, dell'ordinanza cautelare e del ricorso che stiamo predisponendo al Tribunale della Libertà, unitamente al consulente tecnico di parte dottor Mario Ferri, rimane la complessa gestione societaria degli ultimi anni già connotati da una profonda crisi generale e, vieppiù del settore da parte dell'indagato, oltre all'esatta disciplina dei contributi del governo per l'editoria, anche sotto il profilo della loro corretta appostazione a bilancio".

Secondo le indagini delle Fiamme Gialle nei confronti di Celli, che rimane agli arresti domiciliari, il 72enne, già amministratore della società Editrice La Voce srl dichiarata fallita nel luglio del 2015 dal Tribunale di Rimini avrebbe ricevuto contributi statali per l’editoria per circa 4 milioni di euro, indebitamente utilizzati per finanziare altre società a lui riconducibili che operavano in altri settori imprenditoriali, tra i quali anche quello immobiliare, imprese che non hanno mai restituito le somme ricevute, oltre ad aver sottratto risorse finanziarie elargite dallo Stato per sostenere l’attività editoriale, utilizzandole per propri scopi personali anche omettendo di pagare i dovuti compensi ai giornalisti dipendenti e di versare i relativi contributi.

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