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Giovani e covid, il Sert: “Aumentano rabbia e ansia, ma anche consumo di alcol, dolci e tabacco”

L'intervista alla dottoressa Elisa Zamagni dell'Unità operativa dipendenze patologiche di Rimini e di Forlì che ha messo a punto un questionario per capire gli effetti della pandemia sui giovani

Un’isola sconosciuta chiamata adolescenza con cui i ragazzi e le ragazze devono fare all’improvviso i conti. E, come se già non bastasse, a complicare le cose ci si mette anche il coronavirus. Entrano quindi in gioco restrizioni e distanziamento sociale, ovvero relazioni quasi annullate proprio per chi dovrebbe vivere il momento clou della socialità. Per aiutare questi giovani Robinson Crusoe, l’Ausl Romagna propone un questionario (Robinson. Strategie di sopravvivenza), messo a punto da un gruppo di professionisti dell'Unità Operativa Dipendenze Patologiche di Rimini e di Forlì, diretta dal dottor Edo Polidori (qui il precedente approfondimento), per capire come è cambiato il quotidiano degli adolescenti dall’inizio della pandemia in tema di comportamenti a rischio (video games, social-network) e consumo di sostanze.

Il progetto è seguito in particolare dalla psicologa e psicoterapeuta riminese Elisa Zamagni, dottoressa dell’unità dipendenze patologiche di Rimini, con base a Riccione. “Questo studio è stato fatto fra aprile e maggio dello scorso anno - spiega Zamagni - e verrà presto riproposto. Stiamo indagando come sono cambiati gli scenari nel mondo dei giovani con la pandemia. Come è cambiato l’uso delle sostanze o quello dei social e dei videogames”.

Come e dove è stato proposto il questionario?
E’ stato presentato soprattutto nelle scuole con cui già collaboriamo, ma è disponibile sul nostro sito, facebook, Instagram e Tik Tok, e i giovani possono accedere in modo anonimo. Il target di riferimento va dai 14 ai 25 anni e hanno aderito 415 giovani fra Rimini e Forlì.

Le domande di indagine?
Viene chiesto se durante questo periodo di emergenza capita di perdere la cognizione del tempo che si passa on-line, se capita loro di pensare a ciò che sta accadendo, o a ciò che potrebbe farebbero in rete, anche quando non sono collegati. In che cosa internet è stato più utile in questa emergenza; e, ancora, se in questo periodo sono aumentati i consumi di alcune sostanze.

Che cosa è emerso?
In pandemia c’è stato un incremento dell’uso della rete attraverso i social, ma anche serie tv, gioco d’azzardo e anche canali pornografici. Sono aumentati i consumi di energy drink, dolci, alcol e tabacco, ma anche cannabis. In generale, è stato rilevato un cambiamento nel tono dell’umore, e le ragazze hanno mostrato maggiore vulnerabilità rispetto ai maschi, una maggiore ansia, spesso dettata dalle interrogazioni online. Gli stati più frequenti per tutti ansia e rabbia.

Le difficoltà più frequenti?
L’aspetto per loro più faticoso da gestire è stata combattere la noia.

Funzioni positive della rete?
La rete ha avuto una funzione protettiva nel combattere la noia e tenersi informati su quanto stava accadendo. Va vista anche come una risorsa, basti pensare alle serie tv, tutti ne hanno guardate di più, giovani e adulti.

Quando si parla di dipendenza?
La dipendenza è qualcosa di pervasivo. Nel caso della rete non è patologico l’uso in sé, ma lo diventa a seconda del tipo di relazione che si instaura con lo strumento, se diventa esclusiva o impattante sul resto della vita. Tutti i comportamenti additivi, cioè quelli che creano un esito positivo e un rinforzo, come ad esempio con  videogiochi, il gioco d’azzardo, l’uso di sostanze illegali, ma anche legali come alcol e tabacco, possono esitare in forme di dipendenza vera e propria per una certa fetta di popolazione, ma hanno anche effetti positivi nel ridurre stati emotivi negativi come ansia, stress e umore depresso, e proprio per questo vengono ricercati, sia da adolescenti che da adulti. 

Come si traccia il confine?
Bisogna far sì che certi comportamenti non si trasformino in problemi di dipendenza, quindi in patologia. Ad esempio se una persona non riesce staccarsi dal computer o dal cellulare e rinuncia ad attività che prima amava fare come lo sport. E’ importante capire la relazione fra la persona e quella determinata sostanza o abitudine, non è ad esempio sufficiente solo il parametro del tempo speso su internet come criterio per la diagnosi.

Qual è il vostro approccio?
E’ quello di non è demonizzare un comportamento in sé ma comprendere la situazione e il rapporto che viene presentato. Per quanto riguarda i social ad oggi non c’è una diagnosi di dipendenza riconosciuta e l’Organizzazione Mondiale della Sanità riconosce solo alcune forme di dipendenza comportamentale come il gioco d’azzardo ed i videogiochi.

Come è cambiata la situazione dalla prima fase della pandemia?
E’ quello che stiamo studiando. Vogliamo capire se le alterazioni nei comportamenti osservati, come ad esempio per molti ragazzi andare a letto più tardi, si sono mantenute o sono cambiate. Un conto è fronteggiare una situazione che sconvolge la routine per un breve periodo, un altro se perdura per tutto questo tempo.

E se questi comportamenti persistono?
Occorre comprendere se tali atteggiamenti stanno aprendo la strada ad altre forme di disagio o sono da considerarsi semplicemente nuove abitudini di cui dobbiamo tenere conto. Il rischio non va quindi né sopravvalutato né sottovalutato: sono fenomeni complessi e le letture dei fenomeni complessi prevedono uno sguardo ampio che non prenda in considerazione solo il comportamento in sé in un’ottica riduzionista di buono/cattivo, ma che tenga sempre in considerazione anche le persone ed i loro bisogni.

Un consiglio ai genitori?
Per quanto riguarda i bambini serve esercitare controllo e protezione nell’utilizzo di uno strumento potente come quello di uno smartphone, e non vederli come piccoli adulti solo perché sanno usare bene il cellulari, perché ancora non comprendono in pieno i pericoli. Invece, con gli adolescenti serve capire di più la loro necessità di socializzazione e non demonizzare troppo cellulari e tablet perché li usano anche per attività diverse, dal gioco ai compiti, per esempio per socializzare con i pari.

Non è un buon momento per gli adolescenti…
E’ un periodo difficile. Nell’adolescenza già ci sono delle alterazioni fisiologiche dell’umore e oggi emergono di più. Hanno meno alternative, basti pensare allo sport, viene mancare loro una grande valvola di sfogo. Si stanno privando di momenti tipici di questa età, i rapporti con i loro pari, le gite in pullman, i primi amori. I social aiutano, ma il primo bacio non si dà su internet, sono fin troppo bravi.

Avete altri progetti per i giovani?
Come Ausl noi ci occupiamo oltre che del trattamento, anche di prevenzione e informazione sulle dipendenze, direttamente con ragazzi ma anche i loro caregiver, i familiari e gli insegnanti. Non occorre l’impegnativa del medico di famiglia per accedere al nostro servizio, ed è possibile accedere anche solo a livello preventivo/informativo ed in anonimato. Un’altra opportunità che offriamo sono i servizi specialistici dislocati sul territorio. A tale riguardo, a Riccione, grazie ad una proficua collaborazione con il Comune, stiamo per aprire una ludoteca per adolescenti in cui ci sarà una web radio, una sala prove e allestiremo una stanza sui videogame e social con la play5, visori e pcgaming di ultima generazione. La nostra idea è spiegare ai giovani come videogiocare senza rimanere schiacciati dal gioco stesso.

E sull’uso di internet sui cellulari?
Stiamo ragionando sulla possibilità di fare interventi già dalle elementari con i bambini, genitori e insegnanti per creare percorsi informativi sui mezzi di comunicazione così da fornire una specie di patentino che attesta quando si hanno chiari rischi e benefici.

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