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Guerra ai dehors, Confesercenti: "La soprintendenza sta rompendo un patto e blocca gli imprenditori"

"Siamo al fianco dell'amministrazione comunale per dare certezze, i gestori dei locali hanno investito migliaia di euro"

“Siamo esterrefatti da un atteggiamento che blocca e danneggia le attività che hanno già programmato investimenti. Un atteggiamento, quello della Soprintendenza, che crea un solco sempre più profondo tra Istituzioni e imprese”. Confesercenti Rimini interviene sulla decisione dell’ente di modificare il regolamento per la gestione dei dehor approvato 3 anni fa, trasformando tutte le concessioni annuali in stagionali. «È incredibile come a seguito di incontri con il Comune per stabilire delle regole, materiali e dimensioni, in modo totalmente discrezionale e non comprensibile, si decide di fare diversamente - commenta Mirco Pari, direttore Confesercenti Rimini -. Un atteggiamento tipicamente italiano, che non si registra in altre parti del mondo. Si fanno accordi, poi cambia funzionario, e cambia tutto. Gli imprenditori hanno bisogno di certezze. I dehors sono strutture che costano tantissimo, fino a 40-50mila euro, in quanto sono stati realizzati appositamente per migliorare l’estetica della città. Da una parte c’è tutto un progetto straordinario per animare la città di Rimini e per renderla più affascinante, vivibile, aperta, tra l’altro recuperando alcune aree che erano critiche, e dall’altro questa decisione incomprensibile, che preoccupa gli imprenditori, qualcuno ha anche deciso di non abbandonare l’idea”.

“Si sta rompendo un patto tra Istituzioni e imprese, viene a meno la fiducia, una volta è la Soprintendenza, un'altra volta un altro ente. Studi dimostrano che un imprenditore dedica tra il 10 e il 15% del suo tempo alla burocrazia. Altri dati dicono che in Italia si ricaverebbe l’1.5 del Pil con una gestione più aperta e moderna del patrimonio. La burocrazia costa 7.4 del fatturato delle medie e piccole imprese, 11 miliardi totali all’anno (fonte Il Sole 24 ore). Altri studi evidenziano come 3 euro su 100 le piccole e micro imprese li perdono in burocrazia”. 

“Ci affianchiamo all’amministrazione e alle associazioni nel trovare il modo per avere delle certezze. Rimini è una città turistica, ha bisogno di spazi esterni. L’impressione che si ha, è che nulla sia riformabile, non vi è la minima sensibilità ai tempi e costumi che cambiano, non si va incontro alle esigenze dei cittadini. Purtroppo le Soprintendenze sono un potere monocratico che non risponde a nessuno, troppo spesso diventato fattori di conservazione e protezionismo in senso stretto, cioè di freno e ostacolo allo sviluppo e alla crescita del turismo e dell’economia. La penisola è piena purtroppo di sfregi alla sua bellezza, al suo patrimonio e paesaggio, ma anche di opere bloccate o incompiute a causa di lungaggini burocratiche”. 
 

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