Allarme lavoro nero, l'assessore Morolli: "Con il reddito di cittadinanza il rischio aumenta, servono più controlli"

"Gli albergatori hanno denunciato delle richieste e c'è la possibilità concreta che alcune nuove misure possano incrementare l'occupazione irregolare"

La stagione turistica è alle porte ed è iniziata la ricerca di lavoro da parte di tanti disoccupati, che inviano curricula agli hotel o si presentano direttamente nelle strutture. Quest'anno però c'è la novità del reddito di cittadinanza e già diversi imprenditori si sono sentiti chiedere dai potenziali dipendenti di poter lavorare in nero così da non perdere il sussidio per cui hanno appena fatto domanda.

Un allarme lanciato subito dagli albergatori, ma non solo. A intervenire sul problema è anche l'assessore al Lavoro Matti Morolli che evidenzia: "Il timore e dubbi ci sono sempre stati ma, in questi giorni, purtroppo si accentuano allarmi rossi diffusi. E arrivano da diversi comparti dell’economia e dei servizi locali: c’è un rischio concreto che alcune nuove misure possano incrementare, se contemporaneamente non si accentuano i controlli di legge, il fenomeno del lavoro nero. In particolare relativo alla realtà del lavoro stagionale. Le prime segnalazioni di lavoratori che si offrono in “nero” a settori della filiera turistica (e non solo) della riviera sono spie di un potenziale rinvigorirsi di una piaga sociale che non possiamo più permetterci; quella del lavoro nero e, con esso, di una sacca di lavoro dequalificato e dequalificante per tutto il nostro sistema produttivo e sociale".

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Morolli prosegue con la riflessione sul sussidio: "Misure di sostegno al reddito, soprattutto rivolte ai giovani o verso chi cerca lavoro, sono interessanti e condivisibili negli obiettivi di fondo ma solo se esse si orientano a favorire l’occupazione, vero e grande problema del nostro Paese, attraverso azioni bilanciate che vertano sullo stesso obiettivo. Ad esempio, senza il combinato disposto con provvedimenti adottati da altri Paesi come il salario minimo garantito, il reddito di cittadinanza rischia di rimanere qualcosa di sospeso. Dati nazionali elaborati dalla CGIA ipotizzano addirittura che circa la metà della platea dei teorici destinatari di tale misura potrebbe essere composta da persone che lavorano in maniera irregolare. Buona parte dei percettori del reddito di cittadinanza potrebbe potenzialmente ottenere questo sussidio nonostante svolga un’attività lavorativa in nero, sottraendo illegalmente alle casse dello Stato un’ingente quantità di imposte, tasse e contributi previdenziali. Basterebbe un numero molto più ridotto di quelli previsti dalle ricerche nazionali per avere già effetti seri soprattutto in un territorio con caratteristiche economiche peculiari come il nostro. Non possiamo permettercelo.

La presenza del lavoro nero, ovviamente, provoca effetti economici e sociali molto negativi, senza contare gli ingenti danni causati alle attività commerciali e produttive che rispettano le regole. A rimetterci non è solo l’Erario, ma anche le tantissime attività produttive e dei servizi, le imprese artigiane e del commercio che, spesso, subiscono la concorrenza sleale di questi soggetti. E' un abbassamento generale della qualità.

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Si tratta dunque di un potenziale aggravarsi di un fenomeno a cui, grazie ad un importante opera di collaborazione istituzionale con Regione, Provincia, Comuni, organizzazioni sindacali, Ispettorato e Forze dell’Ordine, anche negli ultimi anni si era tentato di mettere un argine. Come Comune non intendiamo indietreggiare di un solo passo sul contrasto al lavoro irregolare ma, anche alla luce di queste prime avvisaglie, chiederemo formalmente di potenziare ancor di più frequenza e portata di controlli e sanzioni".

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