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Processo Stecca, il perito dell'accusa parla di lesioni non mortali

A salire sul banco dei testimoni è stato il medico legale che ha illustrato le ferite, inflitte con un coltello, riportate da Roberta Cester

Nuovo capitolo nel processo che vede imputato l'ex campione di pugilato, Loris Stecca, accusato di aver accoltellato la socia in affari, Roberta Cester, il 27 dicembre del 2013. Giovedì mattina, a salire sul banco dei testimoni è stato il medico legale, il professor Adriano Tagliabracci, nominato dal pubblico ministero per analizzare la ferita riportata dalla vittima. Il perito ha accertato che la lama, lunga 19,2 centimetri, era idonea a causare la morte della Cester e che era stata infilzata nell'addome della vittima per tutta la sua lunghezza. Il coltello era penetrato alcuni centimetri sotto l'ultima costola destra arrivando a provocare una piccola scalfitura alla parete che protegge l'intestino. Tuttavia, la perizia si è incentrata parecchio sull'obesità della donna che, come ha evidenziato la casistica, l'abbondante strato di adipe ha protetto importanti organi vitali. Il professor Tagliabracci, inoltre, ha ricostruito la dinamica dell'accoltellamento che è compatibile con quanto dichiarato dalla Cester agli inquirenti della polizia. Secondo la perizia, l'unico fendente è stato sferrato con forza e la lama è entrata dritta nel corpo della donna provocando, comunque, lesioni tali da non pregiudicare la vita della vittima anche se l'azione di Stecca poteva determinarne la morte.

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