Maxi truffa da 15 milioni, rinviato a giudizio il direttore di una banca

Un altro alto funzionario dell'istituto di credito ha patteggiato la pena di 1 anno e 5 mesi

Alcune banche della provincia di Rimini sono finite nel mirino di una banda di truffatori che, secondo l'accusa, sarebbero riusciti a far sparire 15 milioni di euro. A finire indagati dalla magistratura sono state 7 persone, tra cui due direttori di banca, uno dei quali ha pattegiato davati al gip una pena di un anno e 5 mesi mentre, gli altri 6, sono stati rinviati a giudizio e dovranno rispondere, a vario titolo, di associazione a delinquere, furto, truffa, circonvenzione di incapace, falsità in scrittura privata, falsità in foglio bianco, falsità materiale commessa da privato, ricettazione, estorsione, calunnia, mancata esecuzione dolosa di un provvedimento del giudice. Nove le persone offese, di cui due rappresentanti legali di noti istititui bancari. 

Il rinvio a giudizio è arrivato al termine di un'indagine molto complessa che ha visto la Procura di Rimini indagare per diversi mesi sulla base delle denunce, sporte da alcune vittime, che avevano notato delle anomalie sui loro conti correnti. I saldi, infatti, evidenziavano degli ammanchi per una serie di movimenti mai autorizzati dai proprietari. La truffa, tuttavia, era nata da un piano messo a punto da tre degli indagati, tra cui un avvocato originario del sud, che insieme ad altri complici avevano architettato il tutto. Secondo quanto emerso dalle indagini, dopo aver ottenuto il controllo di società commerciali, anche in stato di difficoltà finanziaria, utilizzando dei prestanome, chiedevano finanziamenti in banca.

Per avvalorare la truffa, e non destare sospetti negli istituti di credito, avrebbero creato un vorticoso movimento di titoli di credito, anche falsificati, che facevano girare sui conti delle società. Ottenuto il denaro in prestito scattava la seconda parte del piano: incassare i profitti, trasformare la società in una scatola vuota e lasciare la "testa di legno" a dover gestire protesti, fallimenti e debiti per migliaia di euro. Ad aiutare le tre "menti" della truffa sarebbe stato un direttore di banca, poi sollevato dall'incarico una volta emersi gli illeciti, che avrebbe fatto sparire più di tre milioni di euro, movimentandoli tra i conti di ignari clienti, mentre altri 2 sono finiti nel conto di uno degli "architetti" della truffa.

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Il sistema è andato avanti per oltre due anni e, per trovare un nuovo prestanome, la banda sarebbe arrivata anche a circuire un professionista riminese dichiarato incapace di intendere e volere. All'uomo avrebbero fatto assumere l'amministrazione di diverse società fantoccio in cambio di uno stipendio di mille euro al mese. Sotto la minaccia di ripercussioni, l'ennesima vittima avrebbe aperto decine di conti correnti nelle banche del territorio e a firmare impegni di pagamento a terze persone per oltre un milione di euro. Nelle indagini, tuttavia, il filone dei soldi si è perso e del buco da 15 milioni di euro non è stata trovata traccia.

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