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Messa in liquidazione della Da.Ma., nuova Questura addio

La struttura di via Ugo Bassi al centro di un estenuante contenzioso tra la società costruttrice e il Ministero degli Interni che dura da 8 anni

 “E’ stato formalmente comunicato al Comune di Rimini lo scioglimento e la liquidazione della società DA.MA Srl. Le operazioni di liquidazione sono state affidate a un liquidatore unico, nominato nella persona del dottor Guerrino Mosconi". Con un laconico comunicato stampa, il Comune di Rimini ha sancito la fine delle speranze per far aprire la nuova sede della Questura che, da 8 anni, sta aspettando l'arrivo del personale della polizia di Stato.

Come è noto DA.MA. è la società realizzatrice dell’intervento della nuova Questura in via Ugo Bassi, bloccato, nonostante la sua conclusione, da almeno 8 anni a causa di un estenuante contenzioso tra la stessa e il Ministero degli Interni. Un empasse che, avendo oggettivi effetti negativi sull’intera comunità riminese, ha motivato più volte gli interventi di Prefettura e Comune di Rimini nel tentativo di sbloccare la situazione. Azioni determinate e ipotesi di accordo disattese al momento della definizione, che si scontravano, immancabilmente, con il ‘muro’ eretto dall’unico socio di DA.MA.

Negli ultimi anni l’Amministrazione comunale ha provveduto, in presenza di questa grave e reiterata inadempienza contrattuale che ha impedito e impedisce l’operatività di un edificio già costruito, a esprimere (e ottenere) diniego per i permessi a costruire nel restante comparto, così come alla risoluzione della convenzione. La richiesta di risarcimento danni avanzata dal Comune nei confronti di DA.MA. è in attesa di pronunciamento da parte del Consiglio di Stato. Tutto questo per evitare che al danno del mancato funzionamento dela nuova Questura, si aggiungesse la beffa di una ulteriore edificazione.

Ora, alla luce di questa novità, l’Amministrazione comunale di Rimini, insieme alla Prefettura, prenderà immediato contatto con il liquidatore unico per verificare se e come rimettere in asse un’operazione, costata sinora troppo alla città di Rimini e alle forze dell’ordine in termini di consumo di territorio, logistica, degrado. Ma che, evidentemente, non ha portato alcun guadagno economico neanche a un privato, ostinato fino all’autolesionismo.

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