Migranti, l'integrazione dei bambini cinesi tra danza, cucina e sport

L'esempio virtuoso della scuola Ferrari. Il centro estivo San Nicolò ogni giorno accoglie cento bimbi, di cui una decina sono orientali

Prima di passare per le aule della politica, l'integrazione comincia nella scuola, quando i nuovi arrivati o i ragazzi di seconda generazione cominciano ad apprendere la cultura locale e, in futuro, a trasformarla in qualcosa di personale. Ed è proprio la scuola la protagonista del progetto della Piccola famiglia dell'Assunta di Montetauro per l'integrazione delle famiglie cinesi nella comunità. Come? Attraverso il centro estivo di San Nicolò, che dal 2016 coinvolge bambini cinesi con corsi e attività. Siamo vicino alla stazione di Rimini, nella zona di Borgo Marina, il quartiere etnico della città. Qui si trovano le scuole Ferrari, da anni laboratorio di integrazione, si trova la maggioranza dei negozi gestiti da stranieri e anche la moschea. A lavorare al centro estivo, che d'inverno diventa un doposcuola, c'è Mattia, fratello di Montetauro, accompagnato da altri volontari, maestri in pensione, studenti delle superiori e tirocinanti dell'università di Urbino.

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"Le attività che svolgiamo qui sono principalmente tre - racconta Mattia Amaranti, fratello di Montetauro - La prima è l'aiuto con i compiti, fondamentale per tutti i ragazzi. Poi c'è l'insegnamento della lingua italiana, sia per i nuovi arrivati, sia per chi è qui da due o tre anni, perché per apprendere bene ci vuole un po' di tempo, e parecchi ragazzi fanno ancora errori grammaticali e di sintassi. In più, in questa scuola insegniamo anche il cinese: questi bambini infatti lo parlano ma non lo sanno scrivere. Per i genitori è molto importante che imparino, perché nel caso la famiglia si ritrasferisse in Cina, almeno avrebbero alcuni rudimenti".
"Per quanto riguarda l'apprendimento della lingua italiana - spiega Donatella Dell'Olmo, maestra e volontaria al centro estivo- se i bambini arrivano che hanno già sei o sette anni, e quindi vanno a scuola, le difficoltà non sono enormi, perché imparano con i loro compagni. Diverso è il discorso per chi ha già 13 o 14 anni, in parte perché i ragazzi alcune volte fanno fatica ad accettare di dover imparare una lingua nuova così difficile, e poi perché non hanno patrimonio lessicale, e ci troviamo a dover insegnare molte parole per permettergli di chiacchierare con i compagni". Le attività rientrano nel progetto Apprendo, acronimo di A Pancia Piena Rendo Meglio, selezionato da "Con i Bambini" nell'ambito del fondo per il contrasto della povertà educativa minorile per la fascia di età 5-14 anni. Sono più di 100 i bambini di Rimini, Santarcangelo e del circondario che tutte le mattine si recano nel cortile di San Nicolò dalle 9 alle 12. Una decina di loro sono figli di famiglie cinesi che abitano lontano, in Emilia-Romagna ma anche in Veneto e in Abruzzo, che vengono mandati dai parenti per l'estate e frequentano il centro. "Un giorno alla settimana facciamo un'attività alternativa - continua Mattia - Per le bambine delle elementari abbiamo proposto un corso di danza, mentre per quelle delle medie abbiamo organizzato un corso di cucina italiana in cui abbiamo preparato tagliatelle, strozzapreti e la piadina: in questo modo le ragazze vengono a contatto con la cultura e cucina italiana, che a molte di loro piace. I bambini delle elementari fanno invece un corso di calcio, mentre per i ragazzi delle medie è attivo un corso di basket. Lo sport è un ottimo veicolo per favorire l'integrazione con i compagni italiani". (Fonte Agenzia Dire)

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