Addio a Sergio Zavoli, l'intellettuale della tv grande amico di Fellini

Il giornalista si è spento a 96 anni. Ha raccontato l'Italia con il suo programma "La Notte della Repubblica". Dai primi notiziari diffusi a Rimini nel 1945 alle cronache per il calcio

È morto Sergio Zavoli: addio al maestro del giornalismo televisivAddio Addio a Sergio Zavoli. Si è spento martedì sera all'età di 96 anni il maestro del giornalismo televisivo. Padre di programmi come La notte della Repubblica, uno dei capolavori d'inchiesta storica, radiocronista, condirettore del telegiornale, direttore del Gr, presidente della Rai dal 1980 al 1986, autore di inchieste che hanno segnato la storia del Paese. Nato a Ravenna il 21 settembre 1923, ma da sempre riminese, Zavoli era entrato alla Rai nel 1947 come giornalista radiofonico.

È morto Sergio Zavoli: addio al maestro del giornalismo televisivGrande amico di Federico Fellini, con il regista si telefonavano quasi ogni giorno al mattino presto per scambiarsi subito pensieri e riflessioni, tra ironia e affetto. E proprio per il maestro riminese aveva documentato il suo funerale. Fellini muore il 31 ottobre del 1993 e in occasione della cerimonia funebre gira delle riprese che monterà insieme a materiale d'archivio. Sono immagini commoventi che vogliono omaggiare il grande regista,tra le figure più importanti del panorama cinematografico del dopoguerra.

L'ultimo desiderio di Zavoli

La sua Rimini

Nonostante vivesse a Roma, la sua città è sempre rimasta Rimini, dove non ha mai perso l'occasione per tornare sia per i grandi appuntamenti sia per salutare gli amici di sempre. Proprio nella città felliniana aveva festeggiato i suoi 90 anni e presentato nel 2011 uno dei suoi ultimi romanzi, "Il ragazzo che io fui". Recentemente è stato ospite di un evento al cinema Fulgor, la sala tanto amata da Fellini che è tornata a splendere, e non ha perso lo scorso autunno la conferenza di presentazione degli eventi per il centenario della nascita di Fellini.

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Gli inizi a Rimini e la Rai

Zavoli aveva cominciato come radiocronista di calcio, con modalità avventurose. A Rimini, nel 1945, insieme ad amici aveva recuperato due vecchi altoparlanti e qualche apparecchiatura appartenuta a Radio Tripoli: le trombe furono installate in Piazza Tre Martiri e, due volte al dì, fornivano un notiziario che si diffondeva per tutto il centro storico. Per inciso, quel servizio - senza soluzione di continuità - si evolverà e diventerà "Publifono", la radio che sul litorale riminese diffonde pubblicità, qualche canzone e soprattutto gli annunci dei bambini smarriti.
Il fatto è che Zavoli, attraverso gli altoparlanti di Piazza Tre Martiri, faceva anche le radiocronache del Rimini, in collegamento telefonico dai campi dove i biancorossi erano impegnati. Venne a saperlo Vittorio Veltroni, capo della redazione radiocronache Rai, che andò a trovarlo: "Domenica vai a Bologna con questo registratore a bobina, ti metti in tribuna e registri la radiocronaca di Bologna-Genoa, poi me la mandi e sentiamo come te la sei cavata". Il test andò bene, Zavoli fu immediatamente convocato a Roma e assunto. Addirittura esordì sulle frequenze nazionali meno di una settimana dopo, per Roma-Fiorentina, a causa di un'indisposizione di un altro giornalista. Era il 15 febbraio 1948 e la carriera di Sergio Zavoli in Rai iniziava così.

E in Rai arrivò la prima notorietà con i documentari Scartamento ridotto, Notturno a Cnosso (premio Italia 1954), Clausura (premio Italia 1957, tradotto in sei lingue). Poi nel 1962 aveva pensato e fondato la mitica trasmissione televisiva Processo alla tappa, un programma sportivo incentrato sul Giro d'Italia. Dal 1976 all’80 fu direttore del Gr1, dall’80 all’86 presidente della Rai. Seguì anche l'impegno in politica. Eletto al Senato nelle liste dei Democratici di Sinistra nel 2001, nelle liste dell'Ulivo nel 2006 e nel Partito Democratico nel 2008 e nel 2013.

A proposito della sua morte, ragionava non senza ironia da vero giornalista: "Non vorrei andarmene senza essere presente al congedo. Dopo l'evento della mia nascita, vorrei non perdermi quello, conclusivo, del congedo".

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