Un movente agghiacciante per l'omicidio di Petrit Nikolli a Rivabella

L'idraulico albanese freddato mercoledì sera conosceva i suoi assassini, due le persone fermate dalla polizia di Stato

Spunta un movente agghiacciante per l'omicidio di Petrit Nikolli, l'idraulico albanese 42enne freddato mercoledì sera a Rivabella con un colpo di pistola alle spalle. Con il passare delle ore va delineandosi l'ambiente nel quale è maturato l'intento omicida ed emerge un'inquietante situazione familiare che, la vittima, stava cercando di risolvere. Secondo quanto emerso, Nikolli nei giorni scorsi si era recato a Milano dove viveva una nipote sposata con un connazionale. Il matrimonio della ragazza era tutt'altro che felice e, stando a quanto raccolto dagli investigatori della squadra Mobile di Rimini che indagano sull'omicidio, la giovane veniva vessata e maltrattata dal marito. Proprio per cercare di risolvere questa situazione, il 42enne aveva portato via la nipote dal capoluogo lombardo scatenando, però, le ire del marito e della famiglia di lui.

Mercoledì sera l'assassino insieme al padre e, pare ad una terza persona, sono partiti da Milano alla volta di Rimini per chiarire la situazione. Il killer si è quindi incontrato con Nikolli sul lungomare Toscanelli, davanti al ristorante Cavallieri, e ne è nata un'accesa discussione con l'uomo che pretendeva di riavere la propria moglie. Al termine della lite, però, il 42enne si è allontanato dando le spalle al suo assassino che, estratta una pistola, ha esploso un unico colpo all'indirizzo dell'idraulico colpendolo alla base del collo e uccidendolo sul colpo. L'auto con l'omicida e i suoi complici, a questo punto, è fuggita a tutte velocità in direzione nord per poi prendere l'autostrada e fare rientro a Milano.

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Le indagini della squadra Mobile della Questura di Rimini hanno individuato quasi subito gli autori dell'omicidio e, in collaborazione con i colleghi Milanesi, nella notte tra mercoledì e giovedì hanno fermato il marito e il suocero della nipote di Nikolli insieme a una terza persona la cui posizione è ancora al vaglio degli inquirenti. I tre sono stati arrestati nella loro casa a Gorgonozola, Milano, nonostante sapessero che presto sarebbero venuti ad arrestarli. Così, quando gli agenti della Squadra Mobile meneghina - guidata da Lorenzo Bucossi - sono arrivati a casa loro per fermarli, hanno ammesso il fatto senza difficoltà. In manette, con l'accusa di omicidio aggravato in concorso, sono finiti tre albanesi di Lek Preci, 48 anni, e i figli Altin e Edmond di 26 e 25 anni quest'ultimo marito della nipote di Nikolli. Sarebbe stato il padre a premere il grilletto. Nessuno dei tre aveva precedenti penali e, stando alle primissime indicazioni, erano perfettamente inseriti nel contesto brianzolo. Il padre, piccolo imprenditore edile, lavorava insieme ai figli nella ditta di famiglia. Al momento dell'arresto, nella loro casa a Gorgonzola, non è stata rinvenuta l'arma del delitto. Stando alle prime dichiarazioni dei fermati, l'arma l'avrebbe recuperata il padre nel pomeriggio, prima di andare a riprendere la nuora.

IL PLAUSO DELL'AMMINISTRAZIONE COMUNALE - L’eccezionale rapidità con cui il Questore Maurizio Improta e la Squadra Mobile di Rimini hanno proceduto ad arresti per il caso dell’omicidio di ieri sera - scrive in una nota palazzo Garampitestimonia ancora una volta la preparazione e l’efficienza con cui le donne e gli uomini della Polizia di Stato, e per estensione di tutte le forze dell’ordine di stanza sul territorio riminese, svolgono quotidianamente il loro difficile lavoro. C’era da dare una risposta immediata a un tragico fatto di sangue avvenuto con modalità cruente e in un centro abitato. Gli agenti della Mobile non solo hanno dato un nome e un volto ai possibili colpevoli, arrestati a Milano in collaborazione con la Questura lombarda, ma in poche ore hanno messo in luce i contorni di una vicenda familiare alla base del delitto, dalle prime ricostruzioni terribile. Sembra infatti che la vittima fosse un cittadino albanese perfettamente integrato nella comunità riminese; un artigiano molto stimato con una famiglia bella e numerosa, ‘colpevole’ di avere aiutato nelle scorse settimane una giovane parente in difficoltà e dunque punito dal marito di lei e da due complici, partiti dalla Lombardia per questo raid mortale. Una vicenda agghiacciante di faida famigliare, di un distorto ‘codice d’onore’, che pare uscita dalla barbarie e che invece si è svolta drammaticamente tutta in poche ore sull’asse Milano-Rimini. Si esprime il più sincero ringraziamento al Questore, alla Squadra Mobile, alLa Polizia di Stato, agli investigatori, alle forze dell’ordine riminesi”.

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