Nasce Città Romagna: firmato l'accordo per la volata del territorio, si punta all'istituzione di una nuova "Provincia" unita

Il presidente di Confindustria Maggioli: "E' il primo passo, la nuova realtà unisce 4mila imprese che occupano 104mila lavoratori per un fatturato aggregato di 39miliardi di euro

Università, infrastrutture, alta velocità e altri temi "caldi" del territorio romagnolo sono al centro dei lavori di Citta Romagna, il neonato progetto messo a punto per proiettare il territorio nel futuro, valorizzarne le sue grandi potenzialità, dare una visione unitaria e una voce unica al mondo economico e sociale delle province di Rimini, Ravenna e Forlì-Cesena. Il documento ufficiale è stato firmato in occasione della presentazione, lunedì mattina, nella sede Confindustria di Rimini. A mettere il loro impegno nero su bianco, firmando la lettera d'intenti, Baldacci, direttore Confagricoltura Forlì-Cesena e Rimini, Patrizia Rinaldis, presidente Federalberghi Rimini, Paolo Maggioli, presidente Confindustria Romagna, Mazzotti, presidente Legacoop Romaga, Marinelli, segretario Generale CISL Romagna, Andrea Maremonti, presidente Confindustria Forlì-Cesena. Tutti i firmatari hanno manifestato il loro accordo sulle grandi possibilità della Romagna, imprenditoriali, sociali e culturali, per competere alla pari con le zone più avanzate d’Europa e del mondo.

Città Romagna nasce dalla volontà e dal lavoro comune di Federalberghi Rimini, Cisl Romagna, Confagricoltura Forlì-Cesena e Rimini, Confcooperative Ravenna e Rimini, Confindustria Forlì-Cesena, Confindustria Romagna e Legacoop Romagna. Sette realtà che rappresentano complessivamente 4.000 aziende e 104mila lavoratori, per un fatturato di circa 39 miliardi di euro. "Questo progetto è ancora alla fase iniziale - evidenzia Maggioli - siamo aperti a chi vorrà aderire, stiamo individuando la persona che si farà portavoce e i quattro o cinque punti chiave su cui ci concentrereamo", punti su cui nessuno si sbilancia andando nello specifico, ma i riferimenti sono chiari e rimandano a università, infrastrutture, alta velocità.

Il progetto

La Romagna, secondo i sottoscrittori, pur avendo raggiunto elevati standard di benessere e di sviluppo, non ha ancora espresso in pieno le sue grandi potenzialità. I dati comparativi mostrano che esiste ancora un deficit di competitività rispetto alla vicina Emilia, a Milano e al triangolo che il capoluogo lombardo forma assieme alle città venete e alla città metropolitana di Bologna: un gap che può essere colmato con uno sforzo comune. “La competizione globale tra territori è diventata in questi ultimi anni sempre più serrata e in ampi settori della società romagnola si è diffusa la consapevolezza che bisogna crescere più velocemente per portarsi al livello delle aree più avanzate – spiegano i vertici delle sette organizzazioni aderenti al progetto - l’unità d’intenti tra le realtà economiche, associative, sociali e amministrative garantirebbe la forza necessaria per confrontarsi alla pari con le zone all’avanguardia. Le nostre singole città, pur espressione di eccellenze, da sole infatti non hanno le dimensioni demografiche ed economiche per poter competere in una sfida in cui le grandi città e le aree metropolitane sono le capofila dello sviluppo economico e sociale”. “Secondo i più attenti studiosi della competizione globale tra territori, le zone con maggiori potenzialità di sviluppo contano un milione di abitanti, sono vicine al mare e gravitano attorno a grandi comparti industriali – proseguono i firmatari - è la fotografia della nostra Romagna che conta un milione e centomila abitanti, si è sviluppata come una grande area urbana, spesso senza soluzione di continuità soprattutto sulla costa, ha importanti comparti economici e una comune identità storico-culturale”.

città romagna - firma documento-2

Da questa consapevolezza nasce Città Romagna che potrà permettere di muoversi unitariamente su temi come infrastrutture, lavoro, welfare, ambiente, tecnologia, formazione, sistema educativo, stile di vita, turismo e cultura, ragionando “come se” fosse una città unita, e mettendo così in atto azioni virtuose a beneficio di tutta la comunità. Tutto ciò comporta anche una riflessione a livello istituzionale: lo svuotamento delle Province ha creato incertezza e confusione, per questo le associazioni auspicano anche l’avvio di un dibattito sull’istituzione di una nuova provincia di Romagna, dotata delle medesime competenze e deleghe riconosciute alla città metropolitana di Bologna. Questo “fare insieme” per lo sviluppo, per volontà precisa delle Associazioni firmatarie, non ha pretese autonomistiche: l’obiettivo è avere una Romagna più forte in una regione più forte. “Quello di oggi è il primo passo di un lavoro iniziato un anno fa all’insegna della massima condivisione: tutte le associazioni, le istituzioni, gli enti di rappresentanza che intendono farne parte troveranno le porte aperte – è l’invito dei sottoscrittori - In questi mesi è iniziato un dialogo con gli enti locali che hanno mostrato grande interesse per l’iniziativa, un rapporto che sarà approfondito nelle prossime settimane e che nell’auspicio di queste associazioni e delle amministrazioni porterà ad una visione strategica della Romagna del futuro”. Il percorso proseguirà con l’incontro con le amministrazioni per trovare un terreno e metodi di lavoro comune nel rispetto delle singole prerogative, e l’istituzione di tavoli di lavoro tematici nel quale saranno elaborate le proposte di “Città Romagna” che poi saranno rese pubbliche nella massima trasparenza.

Per Patrizia Rinaldis questi sono "strumenti non politici ma che stanno al fianco della politica, a favore di un'economia territoriale più forte, la politica dovrà tradurle in atti di indirizzo". Invece, a evidenziare quanto la Romagna sia ancora penalizzata è Marinelli di Cisl: "C'è ancora un grave gap rispetto alla Regione e va colmato, occorre una coesione che fino ad oggi non c'è stata. Basti pensare agli aeroporti di Forlì e Rimini, nonostante le ripartenze non c'è ancora un sistema aeroportuale efficiente. Penso appunto alle infrastrutture, all'alta velocità, al problema della E45. va fatto uno scatto culturale, serve una visione diversa per guardare al futuro, ci sono dinamiche che non sono più sostenibili". Dello stesso parere anche Andrea Maremonti, presidente Confindustria Forlì-Cesena che, d'accordo, con Maggioli, conferma: "Ben vengano i campanilismi se sono una forza per l'identità e diventano un faro per illuminare la Romagna e non per dividerla".

Massimo Mazzotti, presidente di Legacoop Romagna sottolinea che "L’orizzonte che ci poniamo, ovviamente, non è autonomistico, ma di valorizzazione delle potenzialità esistenti in un'ottica di area vasta. Abbiamo bisogno di una Romagna forte all’interno di una Emilia-Romagna che vogliamo ancora più forte. Più che abbattere i campanili bisogna illuminarli. Tutto il territorio, non solo i comuni capoluogo, deve sviluppare in modo compiuto le energie di cui dispone. Crediamo che questa modalità di lavoro si rivelerà molto utile per rimettere al centro le priorità di questo territorio, in particolare in vista delle elezioni regionali che si avvicinano. Anche in questa nuova sede porteremo avanti i temi che ci caratterizzano sin dalla nascita di Legacoop Romagna, avvenuta nel 2013. Mi riferisco alla necessità di dare un assetto istituzionale e territoriale più definito e più coeso al territorio di area vasta. La soluzione che Legacoop Romagna propone da sempre è quella di una Provincia unica che abbia poteri simili a quelli della Città metropolitana. Nel frattempo le Province attuali potrebbero stipulare un accordo di programma per gestire tra loro le competenze assegnate e fare un piano strategico nell’ambito dell’area vasta.  Sarebbe un segnale importante che valorizzerebbe la Romagna come territorio baricentrico e strategico e aiuterebbe il mondo delle imprese e del lavoro. L’invito a tutto il mondo economico e sindacale è quello di acquisire questa dimensione in modo da potere essere ancora più efficaci nella interlocuzione con la politica e le istituzioni". 

In chiusura Maggioli, riflette proprio sulla visione di una Romagna coesa portando l'esempio dell'Università e alla facoltà di medicina a Forlì: "Sono proprio occasioni e decisioni come questa che una Romagna unita può ragionare e decidere insieme e non un territorio da solo perché riesce a fare uno scatto e va avanti. Il polo univeritario romagnolo è consolidato, adesso dobbiamo valorizzare ancora di più le sue potenzialità".

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