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Corruzione, la Finanza arresta noto professionista. Sequestrati beni per 4,5 milioni

E' l'atto principale dell'indagine anticorruzione e antiriciclaggio denominata 'Giano' svolta dalla Guardia di Finanza e coordinata dalla Procura di Rimini. Emesse cinque misure cautelari e sequestrati beni mobili e immobili per 4,5 milioni di euro.

Corruzione in atti giudiziari, interesse privato negli atti del fallimento, riciclaggio e frode fiscale con emissione e utilizzo di fatture per operazioni inesistenti. Sono queste le pesanti accuse che hanno portato all'arresto del segretario dell'ordine dei commercialisti, D.B. le sue iniziali. E' l'atto principale dell'indagine anticorruzione e antiriciclaggio denominata 'Giano' svolta dalla Guardia di Finanza e coordinata dalla Procura di Rimini. Emesse cinque misure cautelari e sequestrati beni mobili e immobili per 4,5 milioni di euro.

L'indagine, coordinata dal pm Davide Ercolani, è partita dagli accertamenti svolti ad una società di recupero crediti, sospettata di riciclaggio e intestata ad un prestanome, un manovale albanese arrestato anni fa per droga. Secondo l'accusa, l'indagato - che di fatto gestiva la società, della quale era stato nominato curatore fallimentare - avrebbe incamerato somme di denaro attraverso società a lui riconducibili. Tra coloro che avrebbero tratto vantaggi ci sarebbe anche un agente della Polizia Municipale.

Nel corso dell'operazione sono state denunciate all'autorita' giudiziaria nove persone fisiche ed una giuridica. Dieci le perquisizioni, sette le aziende coinvolte, e 40 i militari impiegati nell'operazione. Il decreto di sequestro preventivo "per equivalente" sino alla concorrenza del valore complessivo di 4.4 milioni di euro, emesso dal gip di Rimini, riguarda diversi beni nella disponibilita' degli indagati: 31 immobili, 7 autoveicoli e motoveicoli, l'intero capitale sociale di sei persone giuridiche, investimenti in titoli, fondi, gestioni e certificati di deposito presso nove istituti di credito.

Secondo l'accusa, D.B., nel ricevere l'incarico di curatore fallimentare presso il tribunale di Rimini e abusando delle proprie capacita' professionali si sarebbe appropriato delle risorse finanziarie destinate alle procedure fallimentari per il soddisfacimento dei creditori, arrecando a questi gravissimi danni e prendendo, nel contempo, un interesse privato nelle stesse procedure di cui era curatore.

Lo stesso, questo emerge dalle indagini delle fiamme gialle, avrebbe ricevuto somme di denaro dall'amministratore di fatto ed il legale rappresentante di una società in fallimento. Le strategie criminali ideate da D.B., sono state possibili non solo con l'apposita creazione di una societa' di riscossione crediti, ma anche attraverso la formazione di atti dispositivi del Tribunale rivelatisi, poi, completamente falsi.

La stessa società di factoring, controllata di fatto dal professionista, ma amministrata di diritto da una testa di legno, si è rivelata uno strumento per produrre fatture per operazioni inesistenti finalizzate a consentire la deduzione di costi e, quindi, l'evasione delle imposte ad alcuni dei clienti dell'arrestato. La stessa società sarebbe stata utilizzata anche per produrre falsi contratti di consulenza aziendale, di cui uno appositamente redatto per giustificare i flussi finanziari relativi all'episodio corruttivo.

Nell'ordinanza il gip Fiorella Casadei descrive D.B. come ''un soggetto spregiudicato che agisce senza autorizzazione'' del Tribunale. Ercolani ha precisato che non vi sono ne' cancellieri ne' magistrati indagati. Per quanto riguarda la corruzione pare che il danno ai creditori favorendo la societa' in liquidazione sia stato di un milione di euro.

"L’Ordine dei Commercialisti e degli Esperti Contabili della Provincia di Rimini ha appreso martedì mattina dell’arresto di un collega - esordisce Bruno Piccioni, Presidente dell’Ordine dei Commercialisti e degli Esperti Contabili della Provincia di Rimini -. Le accuse sono gravissime e circostanziate, ci auguriamo che nei prossimi giorni il dottore commercialista spieghi se e quale ruolo ha avuto nell’indagine coordinata dalla Procura".

"In ogni caso il Consiglio si riunirà per prendere immediatamente, alla luce del regolamento interno, ogni decisione utile a tutelare l’immagine dell’Ordine, della professionalità di centinaia di colleghi che sul territorio svolgono ogni giorno il loro lavoro nel rispetto delle leggi e del codice di deontologia professionale, che impone innanzitutto buona fede, correttezza, lealtà e sincerità", conclude Piccioni.

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