Nuovo decreto e settore benessere, Cna: "Verso la chiusura di un'impresa su tre, dando linfa all'abusivismo""

Il presidente Mirco Galeazzi: "Ci sentiamo traditi, hanno rispedito in panchina per altre cinque settimane queste attività, non è più sostenibile"

"Attendevamo la presentazione del nuovo decreto con speranza, l’abbiamo archiviata con un misto di delusione, rabbia e sconcerto. E' grave, in modo particolare, la data fissata per l’apertura delle attività artigiane del benessere, della ristorazione e degli esercizi pubblici, il 1° giugno. Una decisione che cade sulle spalle di imprenditori che, sulla base di anticipazioni giornalistiche mai smentite, avevano già iniziato a fare investimenti per assicurare il distanziamento fisico e la ripresa in sicurezza", afferma Mirco Galeazzi e Davide Ortalli, rispettivamente presidente e direttore di Cna Rimini.

"Queste categorie, già in grandissima difficoltà per il prolungato stop forzato, sono state rispedite ancora in panchina per cinque settimane, non si sa bene sulla base di quali considerazioni medico-scientifiche, visto che allo stesso tempo si dà il via al mondo dell'industria ed ai trasporti pubblici, ben più pericolosi dal punto di vista sanitario. In questo modo nel settore benessere e acconciatori si va verso la chiusura di almeno un’impresa su tre, dando peraltro buona linfa all’abusivismo. Che invece del rispetto delle norme sanitarie se ne frega. Incomprensibile anche la conferma della chiusura dei cantieri legati all’edilizia privata rispetto invece la ripresa dei cantieri pubblici, una differenza ingiustificata, visto che il protocollo anti-covid è lo stesso.

Il DPCM del'11marzo ha chiesto grandi sacrifici alle nostre imprese che hanno manifestato un grandissimo senso di responsabilità nei confronti di un provvedimento che le ha penalizzate fortemente sul piano economico, ma che in quella fase era utile e necessario al fine di contenere l’elevato rischio di contagio. Con identico senso di responsabilità le nostre imprese hanno accolto il Decreto Cura Italia, nonostante fosse evidente che le risorse messe a disposizione non sarebbero state sufficienti a sostenere il lavoro autonomo e le piccole imprese. Ora però è troppo, ci sentiamo traditi.

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Le imprese sono ormai allo stremo delle forze e le loro condizioni finanziarie sono così gravi da destare preoccupazione anche sul fronte della tenuta sociale per scelte scellerate come quella di una chiusura così prolungata. Le imprese non riusciranno a resistere ancora per molto. È quanto mai necessario che il Governo dia subito segnali chiari e risposte certe. Cna chiede che sia anticipata la data di riapertura delle attività, ne va della vita di un pezzo importante della nostra economia".

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