"Mio fratello ammazzato per 200 euro, voglio la verità e la giustizia"

Nouha Dhaher, sorella del marocchino 37enne ritrovato agonizzante dopo una coltellata in uno stabile abbandonato di via Bassi: "Confido che Dio non lascerà impunita la sua morte".

"Spero che non lasceranno impunita la morte di mio fratello e sono fiduciosa sia della giustizia italiana che degli inquirenti. Sono certa che si proverà come Anis sia stato una vittima e che il suo assassino pagherà a caro prezzo quello che ha fatto, il nostro dolore e la nostra sofferenza". A parlare è Nouha Dhaher, sorella del marocchino 37enne ritrovato agonizzante dopo una coltellata in uno stabile abbandonato di via Bassi il 20 agosto dello scorso anno e poi deceduto dopo 5 giorni di calvario in ospedale.La donna ha contattato la redazione di RiminiToday dal Canada, dove vive, per poter dire la propria su questo tragico assassinio.

Accusato di quell'omicidio è Nefzi Imed, 47enne tunisino, che si è sempre giustificato spiegando di essersi difeso da un'aggressione del 37enne che, a tutti i costi, pretendeva di riavere indietro i soldi che gli aveva prestato. "Non è assolutamente vero - prosegue Nouha - che mio fratello era sotto l'effetto di droghe quella mattina. Ero al telefono con lui pochi minuti prima che venisse accoltellato. Poi il cellulare si era scaricato e mi ha lasciato dicendo che sarebbe andato a ricaricarlo e mi avrebbe richiamata ma non ho più avuto sue notizie fino a quando ho saputo che era stato ucciso".

"So che tra lui e Nefzi non correva buon sangue - ricostruisce la sorella della vittima - e che gli aveva prestato 200 euro per pagarsi cocaina e prostitute. Quando mio fratello ha chiesto la restituzione del debito hanno iniziato a litigare perchè Nefzi gli rinfacciava di avere del denaro nascosto e di vestirsi troppo bene. Anis, infatti, poteva contare su delle piccole somme che ero io stessa ad inviargli di tanto in tanto dal momento che vivo e lavoro in Canada. Nefzi non poteva sopportare che mio fratello lo avesse colpito per primo e quindi lo ha accoltellato. E' un omicidio premeditato. Lo avevo detto più volte ad Anis di non fidarsi di quella persona e ha pagato un prezzo altissimo per pochi soldi. Mio fratello non era un criminale e non aveva mai toccato un'arma in vita sua".

"Ancora non so la data - conclude Nouha - ma mi piacerebbe venire a Rimini per assistere al processo. Sicuramente sarò in Italia a fine luglio e voglio mostrare alla polizia i messaggi di mio fratello per far capire loro che mio fratello non era un drogato o altro. Confido che Dio non lascerà impunita la morte di Anis e che Nefzi paghi per quello che ha fatto e per il dolore provocato a me e alla mia famiglia".

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