Rimini perde un pezzo della sua storia, lo storico Foschi ricorda gli anni d'oro della caserma Giulio Cesare

"Ci sono stati militari valorosi impegnati in battaglie e operazione di pace e oltre mille cavalli. Nel dopoguerra i soldati cucinavano per chi non aveva da mangiare"

Foto storica della veduta aerea della nuova Caserma di artiglieria

Ha ospitato migliaia e migliaia di soldati con le loro famiglie. Militari valorosi che hanno combattuto e aiutato la città e non solo. Un lungo capitolo della storia riminese sta per chiudersi. Martedì, alle 18, nella caserma “Giulio Cesare" la cerimonia di commiato del 2° gruppo, in occasione della chiusura del Reparto prevista alla fine del mese. La cerimonia in armi, si tiene alla presenza della Bandiera di Guerra del 121° reggimento, e vedrà la partecipazione delle autorità locali, del Gonfalone della Città e della Provincia, dei Labari, delle Associazioni Combattentistiche e d'Arma e della Banda dell'Artiglieria Controaerei dell'Esercito Italiano, di stanza in Sabaudia. La storia della caserma affonda le sue radici negli anni Trenta, una pagina ricostruita tre anni fa dall'ex direttore del museo di Rimini Pier Luigi Foschi, in occasione di una mostra organizzata per celebrarne l'80esimo anniversario. Un luogo della memoria per tanti riminesi.
Inizialmente, una caserma si trovava in via Castelfidardo, ma dopo i bombardamenti della prima Guerra Mondiale è stato necessario trovare un'altra soluzione. "Agli inizi del Novecento, nella zona dello stadio, lato Riccione, c'era un ippodromo - spiega Pier Luigi Foschi - e c'era un podere dell’orfanotrofio Pio Felice. Con i redditi di questo podere veniva finanziata la struttura per i bimbi. Era un podere destinato alla solidarietà. Man mano che passavano gli anni, però, c'erano sempre meno orfani e le entrate erano superiori al fabbisogno. Al contempo, serviva realizzare una caserma per le truppe trainate dai cavalli, che si chiamavano ippotrainate. Le autorità, soprattutto il genio militare, hanno subito cercato di prendere il podere, che, essendo vicino all’ippodromo, poteva servire per allenare i cavalli di questa unità militare".
Cosa è successo dopo?
"Ci furono diverse discussioni, i gestori dell'orfanotrofio volevano alzare il prezzo per cedere la struttura, invece le autorità militari spingevano per un accordo bonario. La caserma serviva e quella in centro era messa male. E' servito l'intervento di Mussolini, che ha approvato il progetto, è del 1934, e anche quello del Podestà di Rimini, che ha spinto gli amministratori dell'orfanotrofio a un accordo dignitoso, ma senza far salire troppo il prezzo".
Come era strutturata la caserma?
C'erano le stalle e i casermari. La parte sulla via Flaminia, dove adesso c'è il comando, è stata costruita dopo, ma comunque prima della seconda Guerra mondiale. All'inizio questa caserma ospitava più di mille cavalli, era molto importante".
Ci sono stati interventi che hanno segnato la storia?
"Nel 1942 il 26° reparto Rubicone ha fatto la Campagna d’Africa e ha combattutto la battaglia di El Alamein. Poi è subentrato il 35° Reggimento denominato Friuli: dopo l’8 settembre si è rifiutato di consegnare le armi ai tedeschi, anzi ha combattutto per la liberazione. Sia in Corsica per liberarla dai tedeschi, sia la battaglia del fiume Segno che ha portato poi alla liberazione di Bologna. Grazie a queste imprese il Reggimento è stato decorato con una medaglia d’argento al valore militare. Sempre lo stesso reggimento è stato decorato con la medaglia d’argento al valore civile perché è intervenuto nell'alluvione di Firenze del '66.


E nel dopoguerra?
"Ci sono state diverse partecipazioni a missioni legate alla Nato. E, poi, nel 1993, i soldati hanno preso parte alla campagna chiamata Vespri siciliani contro la mafia, subito dopo l'uccisione dei giudici Falcone e Borsellino. E' stato un reggimento importante e di valore. A partire dagli anni Ottanta un altro reggimento, il 121° Ravenna, sempre di stanza a Rimini, ha partecipato a missioni in Afghanistan, Albania, Bosnia, Iraq, Libano, Macedonia, Mozambico. Tutte missioni nate con l'esigenza di pacificare le zone, nessuna operazione di guerra. Ultimamente c'è sata la campagna Strade sicure, con i militari nei punti strategici delle città, per verificare la sicurezza contro eventuali attentati".
E i riminesi cosa ricordano di più?
"Sicuramente la festa delle forze armate del 4 novembre, la caserma era aperta a tutti e le scuole portavano i bambini che potevano vedere da vicino i cannoni, i militari in divisa  e le armi. Era emozionate, si aspettava quel giorno. Inoltre, nell'immediato dopoguerra, con la città distrutta, la gente non aveva nulla da mettere in tavola, e i soldati cucinavano in abbondanza e distribuivano il cibo a chi si presentava chiedendo un po' d'aiuto. I più anziani lo ricorderanno ancora".
Nella caserma c'è ancora traccia della sua storia...
"Assolutamente sì. Ad esempio, il giorno dell'inaugurazione, il Comune aveva donato un bassorilievo in ferro trattato in bronzo, raffiugurante la figura di Giulio Cesare, un'opera che si trova all’ingresso dell'edificio".
E la famosa statua di Giulio Cesare?
"L'originale in marmo si trova a Roma nella sala del Consiglio comunale. Da quella statua fu fatta una serie di copie in bronzo e una di queste fu donata da Mussolini alla città di Rimini. In centro storico, in piazza Tre Martiri, era stata posizionata la copia della copia, inizialmente sotto la Torre dell'orologio, ma poi fu spostata di qualche metro, dopo l'intitolazione della piazza ai Martiri, prima si chiamava piazza Giulio Cesare".
Invece nella sua mostra quali aspetti metteva in luce?
"Partivo dal discorso di Giulio Cesare e i rapporti con Rimini. Poi ho affrontato l'aspetto archeologico. Quando sono inziati i lavori per la caserma è riaffiorata dalla via Flaminia una necropoli e un'urna cineraria si trova oggi esposta al museo. Ho spiegato come funzionavano le necropoli, poi ho illustrato la figura di Cesare e la statua, oltre ad esporre i progetti della caserma e la storia dei vari reparti".
Perdere la caserma con il suo reggimento?
"E' un peccato per la città, auspicherei che la caserma diventasse la cittadella della sicurezza, visto che è già tutto operativo".

La storia e le battaglie per la statua di Giulio Cesare


 

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