Porta Galliana, tra inaspettati ritrovamenti e le scelte difensive di Sigismondo

Rimini fu tra le prime città ad adottare una nuova difesa muraria e la Porta marina venne così modernizzata

Le meraviglie del passato tornano a splendere e fra queste presto ci sarà Porta Galliana con le sue tracce storiche del “cantone murario affacciato sul borgo marina”.

Approfondimento

A mare del Ponte di Tiberio erano organizzate banchine per l’attracco delle barche e quindi per lo scarico/carico di merci. Banchine costituite da palificate lignee certamente in sponda destra: probabilmente esistevano già muri di argine dall’andamento obliquo per allontanare le acque dalla città. Porta Galliana (porta cittadina) venne probabilmente costruita nel Duecento a collegamento della città con la zona del porto lungo il fiume Marecchia. Era parte della cinta muraria difensiva dovuta all’ampliamento della città in epoca federiciana (sec. XIII) e si ritiene che abbia sostituito un’altra porta spostata leggermente più all’interno della città.

Ma “Galliana”, perché? Il suo nome deriva dalla Famiglia Galliani, gente notabile, residente poco lontano da questo angolo cittadino fin dal ‘200. “…Dalla porta Galliana si passava al Borgo di Marina e al Porto, dove approdavano le barche dei pescatori e di trasporto di merci e persone, e dove c’erano gli alberghi con i bordelli per i marinai e i viaggiatori e per i Riminesi che li frequentavano …” (Prof. G. Rimondini)

In epoca basso-medievale il porto lungo il fiume Marecchia subisce una trasformazione radicale ad opera di Carlo Malatesta nell'anno 1400: viene deviato il corso del fiume portandolo nella posizione odierna, è possibile ipotizzare che l'area di Porta Galliana assunse uno sviluppo ed uns ulteriore funzionalità per la città già in prima fase di lavori di “raddrizzamento” del porto anche in quanto in prossimità vennero realizzati i “Magazzini del Sale” che poi nel settecento divennero il Macello pubblico e Pelatoio (demoliti durante la Seconda Guerra Mondiale).

Porta Galliana: il progetto e i lavori

A metà del 1400 la Porta venne restaurata dal Signore di Rimini, Sigismondo Pandolfo Malatesta (1417-1468): lo si desume dal fatto che agli inizi del XX secolo in alcuni scavi fu ritrovato un deposito di medaglie malatestiane (ben 32) impiegate dallo stesso Sigismondo per indicare le opere da lui realizzate o ristrutturate. Sigismondo anche su questa Porta operò quella merlatura difensiva “aggiuntiva” similmente a quanto realizzato attorno al suo Castello, un baluardo adottato per la “difesa alla moderna” dei bastioni e dei Castelli essendosi diffuse già dal 1400 le armi da fuoco. L’architettura militare introdusse la difesa bassa del bastionato attraverso il “barbacane o falsabraga” e Rimini fu tra le prime città ad adottare questa nuova difesa muraria: la Porta marina venne così modernizzata. Evidentemente sia per volere di Sigismondo che probabilmente “di fatto” questo cantone murario emergeva dalla scena urbana dell’epoca tanto che quanto oggi appare è praticamente identico alla “cartolina” di Rimini di metà ‘400 “scattata” dal Maestro Agostino di Duccio (bassorilievo scolpito all’interno del Tempio Malatestiano posto nella 3° Cappella a destra detta “dello Zodiaco, o dei Pianeti, o di San Girolamo”). Dobbiamo immaginare che fino a tutto il ‘400 le mura del Porto canale su questo lato erano leggermente più alte e caratterizzate da un camminamento di ronda superiore con parapetto merlato; in basso poco sopra il livello del mare correva la strada pubblica che si rialzava in prossimità del Ponte di Tiberio ovvero della Torre (porta) di San Pietro. Nel ‘500 cadde in disuso e la strada venne rialzata rinforzando l’argine, determinandone così il suo parziale interramento e trasformazione in Torrione dei Cavalieri. Nel tempo si ridusse di altezza divenendo angolo e rudere cittadino.

La scoperta

Rimini: Porta Galliana, approvato il progetto: intervento da 500mila euro, i lavori a primavera
Gli antemurali sono stati “l’inaspettata riscoperta”, tra tante altre tracce e ritrovamenti che si sono susseguiti: di fatto un palinsesto o condensato di costruzioni storiche che vanno dalle prime strutture quattrocentesche o forse addirittura trecentesche, a due fogne (praticabili) del 1871 e del 1908, ai resti dell’ultimo lavatoio pubblico di San Domenico sempre del 1908.
Si tratta di strutture difensive di grande interesse e valore storico perché permettono di comprendere appieno non solo il funzionamento dei sistemi difensivi dell'area in epoca malatestiana, ma anche di restituire agli storici e ai progettisti le linee guida su cui è stato incardinato l’intervento di riqualificazione e valorizzazione dell'area.
Il progetto di valorizzazione della Porta parte proprio dal concetto di avvicinamento alla storia attraverso un percorso di discesa che attraversa le epoche del tempo e le stratificazioni che caratterizzano il sito, i terrazzamenti previsti nel progetto rappresentano momenti temporali per la sosta e la visione della porta con scorci e angoli diversi man mano che si scende, fino ad arrivare al piano originale della porta e al suo attraversamento come era possibile fare un tempo.

 

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