Prostituzione: botte e coltellate per conquistare l'egemonia dei marciapiedi

Arrestati dalla squadra Mobile di Rimini un uomo e una donna di nazionalità albanese che imponevano il "pizzo" alle lucciole che esercitavano in via Tolemaide

E' finita in manetta, con le accuse di estorsione, lesioni, favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione, la diabolica coppia di albanesi che voleva imporre la loro egemonia sulle lucciole che si prostituivano lungo via Tolemaide. Lei, una 21enne clandestina che saltuariamente si vendeva sulle strade a luci rosse di Rimini, lui, un 23enne con già dei precedenti specifici per favoreggiamento e sfruttamento, sono stati catturati dal personale della squadra Mobile in un residence di Torre Pedrera da dove gestivano il giro delle "belle di notte" quasi tutte di nazionalità ungherese. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti della polizia di Stato, la coppia aveva deciso di gestire le varie lucciole che si prostituivano tra la Statale Adriatica e la via Tolemaide e, quando le "indipendenti" si rifiutavano di entrare nella loro scuderia erano botte.

A far scoprire il giro di lucciole messo in piedi dai due albanesi era stato un episodio specifico, avvenuto la notte del 16 giugno 2014, quando un gruppo di prostitute era stato aggredito sulla Tolemaide. Verso la mezzanotte, infatti, era arrivata al 113 una telefonata da parte di una ragazza che riferiva un'aggressione in corso durante la quale, una seconda prostituta, era stata accoltellata alla coscia. Sul posto era intervenuta la Volante della polizia e la vittima, poi portata in pronto soccorso, aveva riferito agli agenti di un "commando" di 4 lucciole, con un uomo che le aveva accompagnate in macchina sul posto, avevano scatenato l'aggressione per fare allontanare le altre prostitute.

Era così iniziata un'indagine che aveva permesso di scoprire come una coppia di albanesi stava tentando di monopolizzare il mercato del sesso a pagamento e che l'uomo, in particolare, pretendeva dalle altre prostitute 50 euro al giorno per i "diritti di marciapiede". Successivamente la polizia, durante un controllo antiprostituzione, aveva fermato la 21enne per portarla in Questura. Identificata, le era stato poi notificato un foglio di via da Rimini ma, il vero obiettivo degli inquirenti, era quello di pendinarla una volta uscita dagli uffici di corso d'Augusto per identificare il suo complice. Il personale della Mobile era così arrivato anche al 23enne che, insieme alla compagna, viveva in un residence di Torre Pedrera.

La coppia, però, aveva deciso di lasciare la Riviera per far calmare le acque e, solo a settembre, i due erano tornati a Rimini per riprendere l'attività lasciata in sospeso. Con loro era arrivata anche una giovane albanese la quale, privata dei documenti, era stata costretta a battere in strada nonostante i suoi problemi di salute. A informare gli inquirenti del loro ritorno era stata un'altra lucciola, già taglieggiata in passato, che con la sua informazione aveva permesso al personale della Mobile di riprendere l'indagine. Secondo quanto ricostruito, i due albanesi avevano messo insieme una scuderia di 5 ragazze che fruttavano almeno 1000 euro al giorno.

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Le prostitute aggredite a giugno, sentite dagli inquirenti, avevano poi riconosciuto la 21enne come l'autrice materiale della coltellata. Tutte le testimonianze raccolte dalla polizia sono confluite in una informativa depositata al pubblico ministero il quale ha chiesto e ottenuto dal gip un'ordinanza di custodia cautelare in carcere sia per la 21enne che per il suo compagno 23enne.

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