Per arrotondare la pensione favorivano la prostituzione cinese a Viserba

Favori sessuali e qualche spicciolo per un gruppetto di anziani che aiutavano la maitresse a pubblicare gli annunci sui settimanali riminesi. In manette anche la tenutaria e il gestore del residence

E' scattata all'alba di martedì l'operazione dei carabinieri del Comando Provinciale di Rimini chiamata "Lanterne rosse" che ha permesso di sgominare una banda dedita al favoreggiamento della prostituzione e di eseguire il fermo di 8 persone. A finire in carcere sono stati due cittadini italiani, il 50enne gestore di un residence di Viserba e un "protettore" 50enne, e una cittadina cinese, accusata di "smistare" i clienti tra le varie ragazze mentre sono finiti agli arresti domiciliari un 68enne originario di Borghi, ma residente a Santarcangelo, un 59enne nativo di Sestino, ma residente a Pian di Meleto, e un algerino 48enne. L'indagine dell'Arma, partita nel 2012, è nata dall'improvviso apparire, su un noto settimanale di annunci riminese, un vero e proprio boom di inserzioni più o meno velate dove delle cittadine cinesi si offrivano per incontri particolari. Le "case di appuntamento", tre in tutto, erano allestite in un residence di Viserba, in via Ghelfi, dove le ragazze cinesi esercitavano sotto la vigile sorveglianza di tre tenutarie. Un vorticoso giro di clienti, tutti per lo più anziani e pensionati, che permetteva alle maitresse di cambiare le prostitute mediamente ogni 15 giorni per invogliare i clienti più abitudinari a frequentare spesso le alcove allestite nei tre appartamenti. 

Per pubblicizzare quanto avveniva negli appartamenti del residence, le maitresse cinesi si avvalevano del supporto del "protettore" 50enne e dei due pensionati, tutti incensurati, che dietro il pagamento di piccoli compensi con l'aggiunta di favori sessuali da parte delle ragazze, si prestavano a far pubblicare gli annunci sui giornali. L'algerino, invece, si occupava della parte web gestendo gli annunci on line. In entrambi i casi, i clienti si rivolgevano alle utenze telefoniche delle maitresse che, a loro volta, si occupavano di gestire i clienti per le prostitute le quali, nella maggior parte dei casi, a stento parlavano italiano. Le tariffe erano quanto mai popolari con le cinesi che si prostituivano per 25\30 euro. Alle tenutarie, come spese di vitto e alloggio, andava fino al 60% della prestazione. Il "protettore" 50enne, oltre a occuparsi di vere e proprie indagini di mercato per capire i movimenti della concorrenza, in varie occasioni era dovuto intervenire in prima persona quando i clienti, a fronte di un tariffario minimo, pretendevano rapporti più estrosi con la lucciola di turno. Nei guai anche il gestore del residence che, consapevole di quanto avveniva negli appartamenti, in più occasioni avvertiva le prostitute degli imminenti controlli da parte delle forze dell’ordine.

Nel corso del blitz, inoltre, i carabinieri e gli ispettori dell'Ausl hanno provveduto a controllare tutti e 17 gli appartamenti della struttura riscontrando numerose irregolarità. All'interno erano presenti 40 persone, tutte di nazionalità romena, tra cui una lucciola, finita denunciata a piede libero per inosservanza del divieto di dimora a Rimini, e una cinese 42enne completamente sprovvista di documenti. Gli ispettori dell'Ausl hanno riscontrato gravi carenze igienico sanitarie oltre alla trasformazione abusiva di due ripostigli e un sottotetto in appartamenti. Per il gestore sono scattate una serie di sanzioni amministrative per sovraffollamento e modifica della capacità ricettiva.

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