Scuole paritarie, la protesta delle suore: "A settembre i ragazzi rischiano di trovare le aule chiuse"

Le suore delle Maestre Pie dell'Addolorata e le suore di Sant'Onofrio chiedono aiuto: "Le scuole paritarie sono invibile e regione e governo

Suor Elisa, coordinatrice delle scuole di Sant'Onofrio

“Le scuole paritarie sono invisibili al governo nazionale e regionale. Non c’è rilancio se non è per tutti!” È questo lo slogan che anima le giornate delle scuole paritarie il 19 e 20 maggio. Non faremo sciopero ma ci devono ascoltare! Dicono le Maestre Pie dell’Addolorata (2100 studenti nella sola provincia di Rimini, 700 in quella di Bologna, e 100 a Roma) e le suore di Sant’Onofrio che contano circa 600 alunni in Regione.

Con queste parole intendono manifestare tutto il loro disappunto e rammarico per la assenza di attenzione da parte delle Istituzioni verso le scuole paritarie e le famiglie che le scelgono per educare i loro figli. Lo tsunami che si è abbattuto sul nostro Paese, e che ha toccato fortemente anche il sistema scolastico, non ha risparmiato le scuole paritarie, che sono parte a pieno titolo di tale sistema! Fin da subito ci si è rimboccati le maniche e gli insegnanti hanno attivato percorsi a distanza con una creatività e dedizione incredibile; gli Istituti hanno cercato nei limiti delle possibilità di andare incontro alle famiglie, soprattutto dei più piccoli, riducendo il contributo chiesto per sostenere l’attività didattica. Parimenti hanno dovuto affrontare “in solitaria” le spese per il personale, per la didattica a distanza e i costi fissi di gestione. È troppo facile e deviante ricorrere ai luoghi comuni e dire che tanto gli istituti religiosi sono ricchi e le loro scuole sono le “scuole dei ricchi”.

maestre pie - protesta-2

Ora più che mai è manifesto che allo Stato e alle istituzioni le scuole paritarie non interessano, anzi, interessa che scompaiano. Lo dimostrano le scelte che il Governo si accinge a fare con il Decreto Rilancio. Rilancio sì, ma non per tutti. “Abbiamo interpellato gli organismi nazionali e anche quelli regionali – affermano le religiose – ma nessuno ci ha ascoltato. Le nostre istituzioni fanno parte del tessuto di questo territorio al quale abbiamo dato tanto negli anni. Oggi a quanto pare siamo diventati invisibili. Ma non demordiamo!”. I due Istituti condividono la linea delle Presidenze Nazionali USMI (Unione Superiore Maggiori d’Italia) e CISM (Conferenza Italiana Superiori Maggiori) che qualche giorno fa hanno sollecitato uno sciopero nazionale e una sospensione della Didattica a distanza per le giornate del 19 e 20 maggio. Saranno queste le giornate in cui in Parlamento partiranno le votazioni del Decreto ‘Rilancio’ che prevede quasi 1,5 miliardi per la scuola statale (per la sicurezza degli ambienti, per i dispositivi sanitari, per contenere il rischio epidemiologico, per la strumentazione didattica) e un finanziamento del tutto inadeguato per le paritarie - solo alla scuola dell’infanzia. Un’amara constatazione che ovviamente taglia le gambe alla lunga tradizione scolastica cattolica che da anni permea il nostro Paese. Pur nella condivisione della manifestazione organizzata a livello nazionale, gli Istituti riminesi hanno deciso, per rispetto dei loro studenti e delle loro famiglie, di non sospendere le lezioni e continuare nel loro impegno educativo. Questo però non significa che il problema non sussista, è forte e vivo più che mai e deve diventare un tema dell’agenda politica nazionale, ma anche locale.

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“Abbiamo deciso di sostenere il rumore costruttivo ed educativo proposto dai nostri rappresentanti nazionali – affermano le Superiore Generali dei due istituti - e se è vero che l’Italia deve ripartire dalla scuola che cresce cittadini di uno Stato democratico, allora è altrettanto vero che tutti devono aver l’opportunità di scegliere il proprio percorso scolastico senza essere per questo penalizzati. La crisi rischia di spazzare via una delle componenti fondamentali del sistema educativo italiano. È evidente che il protrarsi di questa condizione, giocoforza renderà difficilmente sostenibile il proseguo delle attività nelle nostre scuole. Le paritarie possono morire di Coronavirus. Il rischio è che a settembre i ragazzi non trovino le aule aperte. Significa quindi perdita di posti di lavoro, liste che si allungheranno per le scuole dell’infanzia e tanti costi per lo Stato per trovare posto a ragazzi dell’obbligo scolastico nelle statali. Ma non solo: la perdita di un’offerta formativa alternativa impoverisce anche la scuola statale stessa. Sì, perché un sistema che non ammette e non favorisce il confronto con un pensiero diverso, che non accogliere la possibilità che ci sia un modo diverso di pensare all’educazione, è un sistema che si impoverisce e prima o poi implode su se stesso perdendo qualità in ogni settore. La scuola paritaria è una risorsa per tutti perché rappresenta una differenza, un’alternativa! Le Istituzioni dimostrino di tenere all’istruzione dei propri cittadini mettendoli nelle condizioni di poter scegliere. Non c’è vero rilancio, se qualcuno viene lasciato indietro!”

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