Reddito di cittadinanza, chi riceve il sussidio a Rimini e provincia: arrivano i progetti per la collettività

Il Comune si prepara per progetti utili: dai giochi nei giardini alla pulizia dei graffiti fino alla custodia di centri sociali e di quartiere

Quanto incide realmente sul nostro territorio il  Reddito del cittadinanza? In altre parole, quante sono, le persone che lo stanno percependo sul totale di coloro che sono fuori dal mercato del lavoro? E dove vivono? Non tanto; una prima risposta viene proposta dal Sole24Ore che ha calcolato, a livello provinciale, la percentuale di domande del Reddito di cittadinanza accettate sul totale della popolazione inattiva (ovvero coloro che, fino ai 64 anni, non hanno presentato la dichiarazione dei redditi nel 2018.

La provincia di Rimini: dal 6,4% di Gemmano all’1,215% di Talamello

I dati medi della provincia di Rimini sono in linea con quelli regionali e di altre regioni del nord est. Se Gemmano, con il 6,4% si pone al primo posto, tra le città più grandi sono solo il capoluogo, Rimini (con il 5,9%) e Cattolica (5,1%) a posizionarsi sopra il 5%. Le medie più basse sono quelle dei comuni della Valmarecchia (che occupano le ultime cinque posizioni, con picchi negativi di Poggio-Torriana  -1,8% - e Talamello – 1,2%). 

Emilia Romagna: Rimini il terzo capoluogo per copertura del Reddito di cittadinanza

Rimini è il terzo comune capoluogo per copertura del Reddito di cittadinanza,  dopo Bologna e Ferrara. Solo Bologna supera la soglia del 6%. Più in generale, i comuni capoluogo emiliani hanno una copertura migliore di quelli romagnoli. Il Comune è pronto  per progetti utili per la collettività (Puc); dai giochi nei giardini alla pulizia dei graffiti fino alla custodia di centri sociali e di quartiere

La novità è quella dei PUC (Progetti utili per la collettività). Si tratta di progetti personalizzati per i percettori del Reddito di cittadinanza inabili al lavoro. Per queste persone sono attivabili da parte dei Comuni percorsi di servizio per la collettività che, pur non sostituendo figure professionali già previste, permetta di svolgere un prezioso compito per la collettività. I progetti sono quindi individuati a partire dai bisogni e dalle esigenze della comunità, tenuto conto anche delle opportunità che le risposte a tali bisogni offrono in termini di empowerment delle persone coinvolte. Attività complementari, a supporto e integrazione rispetto a quelle ordinariamente svolte dai Comuni e dagli Enti pubblici coinvolti. Ne consegue, in particolare, che le attività progettate dai Comuni in collaborazione con i Soggetti di Terzo Settore e di altri Enti Pubblici non devono prevedere il coinvolgimento in lavori/opere pubbliche né le persone coinvolte possono svolgere mansioni in sostituzione di personale dipendente dall’Ente pubblico. Allo stesso modo, le attività previste dai PUC non possono essere sostitutive di analoghe attività affidate esternamente dal Comune.

Alcuni esempi

Per esemplificare, una persona con competenze acquisite nell’ambito dell’assistenza domiciliare alle persone anziane non può svolgere le azioni proprie di un operatore qualificato, ma, eventualmente, potrà costituire un supporto per un potenziamento del servizio con attività ausiliarie, quali la compagnia o l’accompagnamento presso servizi.

Oppure, nell’ambito della manutenzione del verde pubblico, dovranno essere previste forme di supporto agli operatori degli Enti Locali o dei soggetti affidatari dei servizi, che mantengono la responsabilità delle attività. Quindi, non potranno tagliare l’erba dei parchi pubblici ma potrebbero sistemare ed abbellire l’area giochi o altre zone specifiche dei parchi. Oppure, pur non potendo partecipare a lavori pubblici, potrebbero collaborare per la pulizia di scritte o graffiti. I progetti potranno assumere carattere temporaneo.

In ambito culturale la cura delle sale delle biblioteche, la catalogazione e digitalizzazione di documenti; distribuzione di materiale informativo sulle attività, il supporto per le attività di animazione.

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“Siamo pronti – è il commento di Gloria Lisi, assessore alla protezione sociale del Comune di Rimini) – per partire con i Progetti utili per la collettività.  Attività a carattere sociale con il duplice obiettivo di supportare la comunità e rinforzare il progetto di autonomia di quei riminesi che, pur ricevendo il reddito di cittadinanza, non possono svolgere attività lavorative a chiamata, come quelle che propongono i centri per l’impiego. Attività e progetti che verranno gestiti in stretta collaborazione con gli operatori dei Centri per l’impiego e i navigator. Rimini ha agito di anticipo ed è pronta per partire. Quando, nello specifico, non si sa ancora, perché dipende da scelte a livello governativo e regionale. L’idea è quella di potenziare quei servizi alla collettività che, con poco, possono permettere una maggiore fruizione sia dei luoghi che degli eventi e delle attività pubbliche”.

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