Revocati i domiciliari all'ex editore de La Voce, resta l'obbligo di dimora

Nonostante il parere negativo del pubblico ministero che coordina l'indagine della Guardia di Finanza per malversazione ai danni dello Stato, falso in bilancio e bancarotta fraudolenta

E' stata accolta l'articolata istanza della difesa di Giovanni Celli, l'ex editore de La Voce di Romagna difeso dagli avvocati Alessandro Catrani del Foro di Rimini e Nicola Mazzacuva del Foro di Bologna, e nei confronti dell'imprenditore 72enne sono stati revocati gli arresti domiciliari. Nonostante il parere negativo del pubblico ministero che coordina l'indagine della Guardia di Finanza per malversazione ai danni dello Stato, falso in bilancio e bancarotta fraudolenta a carico dell'ex patron, il gip Fiorella Casadei ha disposto la revoca applicando, tuttavia, la misura dell'obbligo di dimora nel comune di Verucchio. "Siamo molto soddisfatti - ha commentato l'avvocato Alessandro Catrani - e continuiamo nel serrato lavoro difensivo, unitamente al nostro consulente tecnico dottor Mario Ferri, volto a chiarire anche probatoriamente ogni aspetto dell'intera vicenda nelle sedi competenti".

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Celli era stato arrestato lo scorso 28 ottobre in seguito all'indagine delle Fiamme Gialle "Undertone" quando, secondo gli inquirenti il 72enne, già amministratore della società Editrice La Voce srl dichiarata fallita nel luglio del 2015 dal Tribunale di Rimini e difeso dall'avvocato Alessandro Catrani, avesse ricevuto contributi statali per l’editoria per circa 4 milioni di euro,  indebitamente utilizzati per finanziare altre società a lui riconducibili che operavano in altri settori imprenditoriali, tra i quali anche quello immobiliare, imprese che non hanno mai restituito le somme ricevute, oltre ad aver sottratto risorse finanziarie elargite dallo Stato per sostenere l’attività editoriale, utilizzandole per propri scopi personali anche omettendo di pagare i dovuti compensi ai giornalisti dipendenti e di versare i relativi contributi.

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