Dalla Russia con amore, scoperta dalla Finanza una maxi evasione del Tax Free

Nei guai due funzionari dell'Ufficio delle Dogane, un avvocato, due cittadine russe e due appartenenti al clan dei Casalesi

Sesso e beni di lusso gli ingredienti di una maxi evasione dell'Iva portata avanti con la complicità di due funzionari dell'Ufficio delle Dogane di Rimini. A scoprire il vasto giro d'affari, che permetteva di aggirare le norme del Tax Free, è stata la Guardia di Finanza di Rimini che, a vario titolo, ha indagato 20 persone tra cui, oltre ai funzionari della Dogana, un avvocato del Foro di Rimini, due cittadine russe e due appartenenti al clan dei Casalesi. Tutto ruotava intorno alle giovani russe una delle quali titolare di un'agenzia che, in Riviera, si occupava di organizzare gli shopping tour dei turisti proenienti da oltre cortina.

Una volta arrivati in Romagna i turisti russi, anche attraverso passaporti falsificati, iniziavano a spendere e spandere nei centri commerciali in abbigliamento di lusso, orologi e gioielli usufruendo del regime del Tax Free che consente al negoziante italiano di riconoscere all'acquirente extracomunitario, lo sgravio dell'Iva del bene che deve esportare, a seguito della dimostrazione documentale dell’uscita dalla Comunità Economica Europea. L'organizzatrice degli shopping tour aveva però allacciato una relazione sentimentale con il funzionario delle Dogane il quale, attraverso l'apposizione fasulla di timbri sulle fatture dei beni acquistati dai turisti, certificava che gli oggetti venivano imbarcati sugli aerei avvallando il rimborso dell'Iva.

I beni, tuttavia, grazie a un rodato sistema messo appunto alla dogana dell'aeroporto 'Federico Fellini' non partivano insieme ai turisti ma rimanevano in Italia dove venivarno rivenduti in nero o, in altri casi, venivano trasportati in Paesi extracomunitari violando le condizioni per l’ottenimento dello sgravio dei dazi doganali all’importazione vigenti nel Paese di arrivo. Le indagini, avviate nel 2011 dalla Guardia di Finanza di Rimini, hanno permesso di accertare che i due infedeli “doganieri”, denunciati all’epoca dei fatti, prestavano servizio presso l’Agenzia delle Dogane di Rimini, nonché che il sistema di frode veniva posto in essere grazie al concorso anche di due dipendenti di un noto spedizioniere internazionale di Rimini operante presso il 'Fellini'. 

Tutto sarebbe filato liscio ma, a un certo punto, un noto professionista aveva allacciato una relazione con la seconda cittadina russa finita indagata. La donna aveva regalato al compagno una giaccha griffata acquistata con il metodo del Tax Free e l'uomo, incuriosito dal sistema, aveva iniziato a fare alcune domande in giro insospettito dal fatto che il capo di abbigliamento fosse ancora in Italia mentre, secondo la normativa, si sarebbe dovuto trovare al di fuori della Comunità Europea. E' a questo punto che entrano in scena i due picchiatori della banda, entrambi campani e già noti alle forze dell'ordine in quanto implicati nell'inchiesta 'Vulcano'. I napoletani, in un noto locale di Riccione, avevano avvicinato il professionista minacciandolo di morte se avesse continuato a interessarsi al Tax Free. 

Nel frattempo, il personale delle Fiamme Gialle aveva già capito che c'erano alcune irregolarità nella spedizione di beni all'estero e, attraverso pedinamenti e intercettazioni telefoniche, avevano scoperto le falle del sistema sul rimborso dell'Iva. L'inchiesta, tuttavia, ha rischiato di crollare a causa di ua pericolosa fuga di notizie. Un noto avvocato del Foro di Rimini, il quale intrattenva anche lui una relazione con una russa, aveva scoperto l'indagine della Finanza informando gli indagati che i loro telefoni erano sotto controllo. Allo stesso tempo, l'Ufficio delle Dogane aveva iniziato a monitorare tutte le fatture che venivano presentate agli sportelli dell'aeroporto di Rimini per richiedere il rimborso dell'Iva.

Per gli indagati, dopo un'indagine durata 3 anni, è arrivato l'avviso di garanzia in cui si contestano, a vario titolo, i reati di falso in atto pubblico, corruzione, violenza privata, estorsione, ricettazione, divulgazione di notizie che dovevano rimanere segrete.

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